RUDOLF STEINER

Il mondo dei Sensi e il mondo dello Spirito.

Traduzione dal tedesco di: Lina Schwarz. 
1936. ITE - MILANO. 
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
...
.
...
Presentazione.
.
Sei conferenze tenute a Hannover dal 27 dicembre 1911 al 1 gennaio 1912.
(Da uno stenogramma non riveduto dall'Autore).
...
.
...
INDICE DEGLI ARGOMENTI DELLE SEI CONFERENZE.
...
.
...
PRIMA CONFERENZA.
La lotta della tendenza materialistica del pensiero e del sentimento con la tendenza spiritualistica - L'uomo voluto da Dio e l'uomo avulso da Dio - Educazione del pensiero alla meraviglia, alla venerazione e all'armonia coi fenomeni del mondo
SECONDA CONFERENZA.
Devozione alla vita universale - Volont operante nel mondo dei sensi - Saggezza operante nel mondo del nascere e del perire - Il Bene come principio creatore, il Male come principio apportatore di morte
TERZA CONFERENZA.
Misteri della vita - Perturbazione dell'equilibrio a causa di interventi dominanti sin qui - L'irregolare connessione dei quattro arti della natura umana
QUARTA CONFERENZA.
Le esperienze della materia nello spazio e le esperienze dell'anima nel tempo - Configurazione e movimento della vita animica in formazioni non spaziali - Sorgere dello spazio dalla forma che si spezza e sorgere della materia dallo Spirito che si frantuma
QUINTA CONFERENZA.
Il doppio essere dell'uomo: la forma che si frantuma e la sostanza irradiante - Il mistero del loro inserirsi nel Cosmo: la tecnica del Karma - L'accendersi dello Spirito attraverso la decadenza della materia - Il sangue  un succo peculiare
SESTA CONFERENZA.
Ci che diviene e ci che perisce - Le sette sfere delle piante e il loro centro - L'ambiente circostante lavora intorno all'uomo nel suo complesso - Fine della filosofia come scienza d'idee - Il processo spirituale di espirazione e inspirazione.
...
FINE INDICE,
...
.
...
PRIMA CONFERENZA.
...
.
...
La lotta della tendenza materialistica del pensiero e del sentimento con la tendenza spiritualistica - L'uomo voluto da Dio e l'uomo avulso da Dio - Educazione del pensiero alla meraviglia, alla venerazione e all'armonia coi fenomeni del mondo
Il mio cmpito, in questo ciclo di conferenze, sar di gettare un ponte tra fatti relativamente consueti, tra esperienze che l'uomo pu incontrare nella vita d'ogni giorno, e gli interessi supremi dell'umanit. Cos ci si aprir un'altra delle vie che, dalla vita quotidiana, conducono a ci che pu essere per noi, per la nostra anima e il nostro spirito, l'Antroposofia o Scienza dello Spirito. Noi sappiamo che l'Antroposofia, quanto pi ci approfondiamo in ci ch'essa pu darci, penetra nel nostro sentire, nel nostro volere, nelle forze di cui abbisogniamo per mostrarci idonei ad affrontare le molteplici vicende della vita. E sappiamo inoltre che cos come possiamo sperimentarla ora, grazie agli influssi che appunto in quest'epoca giungono a noi dai mondi superiori, l'Antroposofia rappresenta in certo modo una necessit per l'umanit contemporanea. Sappiamo che in un tempo relativamente breve il genere umano dovrebbe perdere ogni sicurezza, ogni interiore tranquillit, la pace necessaria per vivere, se la rivelazione che chiamiamo Antroposofia non giungesse a quest'umanit, appunto nell'epoca nostra. E sappiamo altres che, veramente, in forza di questa corrente spirituale antroposofica, due tendenze di pensiero e di sentimento vengono, per cos dire, a cozzare aspramente tra loro.
L'una  quella tendenza di pensiero e di sentimento ch' andata preparandosi attraverso molti secoli, e che ormai ha dovunque afferrato, o afferrer, senz'alcun dubbio, nel prossimo avvenire, vaste sfere dell'umanit.  la tendenza di pensiero e di sentimento che chiamiamo materialistica: la tendenza materialistica nel senso pi lato, la quale s'avventa, per cos dire, contro quell'altra tendenza di pensiero che  data nell'Antroposofia stessa, contro cio la tendenza spirituale. E la lotta di queste due tendenze di pensiero e di sentimento diverr sempre pi evidente quanto pi si proceder verso il prossimo avvenire. Diverr tale che, a volte, non sar pi nemmeno possibile distinguere se in un dato caso si avr a che fare con una tendenza di pensiero e di sentimento che sia nuda e sincera - diciamo nuda e sincera difesa del materialismo - o se si avr a che fare con questa o quella tendenza di pensiero o di sentimento sotto diverse maschere. Poich vi saranno molte correnti materialistiche le quali, se  lecito dir cos, si camufferanno di spiritualismo, e sar spesso difficile discernere dove si nasconda il materialismo e dove si trovi veramente la corrente spirituale. Quanto sia difficile orientarci a questo proposito, ho tentato di mostrarlo in vari modi nel corso di due recenti conferenze da me tenute consecutivamente. In una di esse ho cercato di suscitare il senso di come, partendo da certi pensieri e idee da cui, volere o no, siamo oggid dominati, si possa diventare un onesto e sincero avversario della Scienza dello Spirito. "Come si confuta la Scienza dello Spirito"  quanto ho cercato di mostrare nella prima delle due conferenze, alla quale ne ho fatto seguire un'altra: "Come si difende, o come si fonda la Scienza dello Spirito".
Non ho certo creduto di poter dire, in queste due conferenze, tutto il dicibile, nell'uno o nell'altro senso; ma volevo almeno suscitare l'impressione che, effettivamente, molto, moltissimo si pu addurre con una grande apparenza di ragione, contro la concezione antroposofica del mondo; e che coloro, i quali non possono fare altrimenti che, per cos dire, spremere fuori dall'anima loro le opposizioni, non sono affatto le persone meno sincere dell'epoca presente; anzi, sono spesso tra coloro che pi onestamente combattono per la verit.
Non voglio ora enumerarvi di nuovo tutte le ragioni che possono essere addotte contro la Scienza dello Spirito; voglio solo accennare al fatto che, date le abitudini di pensiero e le concezioni dei nostri tempi, tali ragioni esistono, e possono venir fondate su solide basi; che, insomma,  veramente possibile confutare a fondo la Scienza dello Spirito.
Ma ora si pu chiedere: "Se, dunque, in tal modo si confuta la Scienza dello Spirito, se si indicano tutte le ragioni che possono essere addotte contro di essa, come se ne ottiene appunto la confutazione pi radicale e pi fondata?".
Vedete! Se oggid qualcuno, per la costituzione fondamentale di tutto il suo essere animico, si confessa seguace della Scienza dello Spirito, e poi si rende edotto di tutto quanto possono dare oggid su vasta scala le scienze, sulle basi della loro idea fondamentale materialistica, egli pu, purch abbia cognizione del mondo scientifico attuale, radicalmente confutare la Scienza dello Spirito. Ma, anzi tutto, deve provocare in s stesso un determinato stato d'animo, per poter compiere radicalmente la detta confutazione. Deve produrre nella sua anima una determinata condizione. E cio, un uomo che si accinga veramente a confutare la Scienza dello Spirito, deve mettersi a giudicare da un punto di vista meramente intellettuale; dal solo punto di vista del raziocinio. Che cosa s'intenda con ci ci si paleser subito, se consideriamo la cosa dal lato opposto. Anzi tutto, teniamo presente quanto vi ho mostrato come un'esperienza personale. Se si  al corrente dei risultati scientifici del tempo, e ci si abbandona, per cos dire, unicamente al proprio raziocinio, allora si pu confutare radicalmente la Scienza dello Spirito. Fermiamoci un po' a questo punto, e tentiamo ora di accostarci al nostro cmpito da tutt'altra parte.
Vedete, l'uomo pu veramente contemplare il mondo da due punti di vista. Uno di questi due modi di guardare il mondo risulta quando l'uomo, diciamo, contempla un meraviglioso levar del sole, quando il sole appare, quasi generandosi da s dall'oro dell'aurora, e poi sorge e risplende sopra la terra; l'uomo allora s'immerge nel pensiero che il raggio solare, il calore solare, suscitano la vita dal suolo terrestre in un ciclo che si ripete ogni anno. Oppure l'uomo pu anche darsi alla contemplazione quando il sole  tramontato e ogni colore si  spento, quando a poco a poco l'oscurit della notte si diffonde e innumerevoli stelle risplendono nella vlta celeste; allora egli pu immergersi nelle meraviglie del cielo stellato. Quando l'uomo contempla cos ci che lo circonda come natura, sar portato a una rappresentazione che, si potrebbe dire, necessariamente lo riempir d'una profonda beatitudine, e che pu richiamarsi a uno dei pensieri fondamentali di Goethe. "Ah", disse infatti una volta Goethe: "quando noi eleviamo lo sguardo alle meraviglie del mondo stellare, e contempliamo il moto dell'Universo con tutte le sue glorie, alla fine abbiamo pure il sentimento che tutto ci che di cos splendido appare intorno a noi nell'Universo, che tutto ci trovi un significato soltanto quando si rispecchia in un uomo, in un'anima umana che ammira". S, sorge nell'uomo il pensiero che come l'aria penetra in lui, in modo ch'egli pu respirarla e, attraverso al processo che compie in lui, edifica il suo essere, e com'egli  il risultato di quell'aria e delle sue leggi e della sua composizione,  pure, in certo modo, un risultato anche del restante vasto mondo che lo circonda, di tutto ci che penetra nei sensi e non soltanto nel senso della vista, ma anche nel senso che accoglie il mondo del suono e gli altri mondi che fluiscono in noi attraverso ai sensi. E l'uomo sta di fronte a questo mondo esterno sensibile, come il confluito risultato di esso, cos da dirsi: "Se guardo pi da vicino tutto ci che sta l fuori, se ci rifletto sopra, se lo percepisco con tutti i miei sensi, allora vedo che il significato di ci che cos contemplo ha il suo migliore adempimento nel fatto che, alla fine, da tutto ci  uscita cristallizzata la figura meravigliosa dell'uomo stesso".
Ed  vero che allora pu assalire l'uomo quel sentimento ch' stato, per cos dire, espresso in modo elementare dal poeta greco con le parole: "Molto esiste di grande, ma nulla  pi grande dell'uomo!". Come ci appaiono unilaterali tutte le manifestazioni nel mondo esteriore! Ma nell'uomo tutte quelle manifestazioni paiono confluire in un complesso che ne racchiude tutti gli aspetti, quando noi contempliamo il mondo esteriore dei sensi e poi l'uomo nel bel mezzo del mondo, come essere sensibile nel quale tutto il resto confluisce. Infatti, quanto pi esattamente si osserva il mondo, tanto pi l'uomo appare come il punto di confluenza di tutte le unilateralit del restante Universo. E allora, quando sviluppiamo questo sentimento di fronte al grande Universo, e al suo confluire nell'uomo, sorge nell'anima nostra un pensiero pieno di una profonda beatitudine, il pensiero dell'uomo voluto dagli Dei, dell'uomo che appare cos come se le azioni e le intenzioni divine avessero edificato un intero Universo dal quale avessero irradiati per ogni dove gli effetti, cos che alla fine questi effetti potessero confluire nell'uomo, nell'opera pi degna, collocata nel centro dell'Universo dagli Dei operanti da ogni lato. Opera voluta dagli Dei! Ci  stato detto anche da chi osservava, appunto a questo riguardo, il mondo esteriore dei sensi in rapporto all'uomo: "Che cosa sono tutti gli strumenti del musicista di fronte alla meravigliosa costruzione dell'organo dell'udito umano, questo strumento musicale, o di fronte alla meravigliosa costruzione della laringe umana, quest'altro strumento musicale? Molto si pu ammirare nel mondo: ma non ammirare l'uomo, quale sta nel bel mezzo del mondo,  possibile soltanto se non se ne conosce la meravigliosa struttura". Quando ci dedichiamo a siffatte contemplazioni, sorge in noi il pensiero: "Quanto  stato fatto da Entit divino-spirituali per portare a compimento l'uomo!".
Questa  una delle vie che una contemplazione del mondo pu dare all'uomo. Ma vi  ancora un'altra via. E quest'altra via ci si apre allorch sviluppiamo in noi il sentimento dell'elevatezza e della forza immensa di ci che chiamiamo ideali morali, quando guardiamo dentro l'anima nostra e cerchiamo di sentire alquanto ci che significano nel mondo gli ideali morali. Occorre una sana natura umana, sana per ogni verso, per sentire appieno la maest degli ideali morali dell'uomo. E di fronte agli ideali morali noi possiamo sviluppare in noi qualcosa che pu esercitare nell'anima un'azione altrettanto immensa di quella che lo splendore e la gloria delle manifestazioni dell'Universo esercitano sull'uomo dal di fuori. Ci avviene quando accendiamo in noi tutto l'amore e tutto l'entusiasmo che possono appoggiarsi agli ideali e agli scopi morali dell'uomo. Un calore immenso pu allora compenetrarci. Allora per, a questo sentimento degli ideali morali, si riattacca necessariamente un altro pensiero, diverso da quello derivante dalla modesta contemplazione del mondo, la quale si appoggia alle rivelazioni dell'Universo attraverso all'uomo. Appunto coloro che sentono nel modo pi forte e pi elevato la potenza degli ideali morali, sentono nel modo pi significativo anche quest'altro pensiero: "Oh, quanto sei lontano, o uomo, quale sei attualmente, dagli elevati ideali morali che possono sorgere nel tuo cuore; come sei piccino, in tutto ci che puoi e fai, di fronte alla grandezza degli ideali morali che sei in grado di proporti!". E non sentire a questo modo, non sentirci cos piccini di fronte agli ideali morali, pu soltanto esser frutto di una disposizione d'anima assai piccina anch'essa; poich appunto col raggiungere una certa grandezza d'anima, l'uomo sente la sua inadeguatezza di fronte agli ideali morali. E allora albeggia nell'anima un pensiero da cui spesso noi, come uomini, ci sentiamo assaliti, il pensiero di cercare con ogni forza e coraggio di prendere tutti i provvedimenti atti a renderci in certo grado maturi e sempre pi maturi, di cercare che gli ideali morali diventino, via via, pi di prima, forze attive in noi. D'altro canto, in certe nature, pu anche prendere talmente radice il pensiero d'essere inadeguate di fronte agli ideali morali, da renderle totalmente affrante, da far loro credere d'essersi allontanate da Dio, appunto perch sentono con forza il fatto che l'uomo esteriore, collocato nel mondo dei sensi,  voluto da Dio. "Ecco, tu stai", dicono forse siffatti uomini, "in tutto ci che sei esteriormente. Se guardi te stesso come essere esteriore, devi dire a te stesso che in te confluisce tutto il mondo voluto da Dio, che sei un essere voluto da Dio e che porti un volto simile al divino! E poi guardi nel tuo interno dove ti sorgono gli ideali che Dio ti ha scritto nel cuore, che senza dubbio devono essere per te forze volute da Dio... e vedi scaturire come un'esperienza dalla tua anima la tua insufficienza".
Vi sono nell'uomo queste due vie verso la contemplazione del mondo. L'uomo pu guardarsi da fuori e sentire la pi profonda beatitudine per la sua natura voluta da Dio; e pu contemplarsi da dentro e sentire la pi profonda contrizione per la sua anima avulsa da Dio. Ma un sano sentire pu dirsi solamente: "Dalla stessa origine divina dalla quale vengono le forze che hanno collocato l'uomo nel centro, come un poderoso estratto dell'intero Universo, dalla stessa origine divina devono anche scaturire gli ideali morali che stanno scritti nel nostro cuore". Perch una cosa  cos lontana dall'altra? Questo  veramente il grande enimma dell'esistenza umana. E, in verit, non vi sarebbero mai state nel mondo n teosofia n filosofia, se nelle anime umane non fosse sorto questo dissidio, o cosciente o incosciente, o radicato nel sentimento, oppure, pi o meno chiaro; nell'intelletto. Poich dall'esperienza di questo dissidio  scaturita veramente ogni cogitazione e investigazione umana pi profonda. Che cosa s'inframmette tra l'uomo voluto da Dio e l'uomo avulso da Dio? Questo  veramente il problema fondamentale di ogni filosofia. Sebbene questo problema sia stato formulato e caratterizzato nei modi pi svariati, ci non di meno sta alla base di tutto il pensare e meditare umano. Come pu l'uomo giungere, in genere, alla rappresentazione che sia possibile gettare un ponte tra la contemplazione, senz'alcun dubbio beatificante, del mondo esterno, e la contemplazione dell'anima nostra, che indubbiamente ci conduce a un profondo dissidio?
Orbene, dobbiamo proprio caratterizzare alquanto la via che l'anima umana pu percorrere per assurgere in modo giusto e degno ai problemi supremi dell'esistenza, per scoprire poi dove possano giacere le origini degli errori. Poich nel mondo, in quanto esso  oggid dominato dalle scienze esteriori, si dir sempre, quando si parla di sapere, di conoscenza: "Certamente, la conoscenza, la verit, devono risultare quando si fanno dei giusti giudizi, quando si pensa il giusto". Recentemente, per caratterizzare quale fondamentale errore giaccia in questo presupposto che la conoscenza, la verit, debbano risultare quando si facciano giusti giudizi, mi sono servito di un paragone molto semplice che voglio raccontare anche qui per mostrarvi che non  affatto cos, e che il giusto non conduce sempre al vero. C'era una volta in un villaggio un ragazzino che i suoi genitori mandavano ogni giorno a comperare dei pani; gli davano sempre dieci soldi, in cambio dei quali egli portava a casa sei pani. Quando si comperava un pane, esso costava due soldi. Dunque, per dieci soldi, il ragazzino portava a casa sempre sei pani. Non era un aritmetico molto profondo, e non si curava di spiegarsi come mai, portando ogni volta con s dieci soldi, dato che ogni pane costava due soldi, egli portasse a casa, per i suoi dieci soldi, sei pani. Ma un giorno and a stare in quella famiglia un altro ragazzo, il quale aveva su per gi la stessa et, ma era un buon aritmetico. Questi, vedendo il ragazzino andare dal fornaio coi suoi dieci soldi, e sapendo che un pane costava due soldi, disse: "Dunque, tu devi per forza portare a casa cinque pani!". Era forte in aritmetica e pensava giusto: "Un pane costa due soldi, egli porta con s dieci soldi; dunque porter senz'altro a casa cinque pani". Eppure, l'altro, ne port a casa sei. Allora il buon aritmetico disse: "Ma ci  totalmente sbagliato!  impossibile, dato che un pane costa due soldi, e tu hai portato con te dieci soldi, e dato che due in dieci sta cinque volte,  impossibile che tu porti a casa sei pani! O il fornaio si  sbagliato, o tu ne hai rubato uno". Eppure il giorno dopo il ragazzino torn a portare a casa, per dieci soldi, sei pani. Il fatto  che in quel paese c'era la consuetudine che, per ogni cinque pani che si comperavano, ne veniva regalato uno per soprammercato. Di modo che, effettivamente, se si andava a comperare cinque pani per dieci soldi, se ne ricevevano sei. Era una consuetudine molto piacevole per le massaie che avevano appunto bisogno di cinque pani per la loro famiglia!
Ebbene, il buon aritmetico aveva pensato giustissimamente, non aveva commesso nessun errore nel suo pensare. Eppure, questo giusto pensare non era affatto d'accordo con la realt. Dobbiamo convenire che il giusto pensare non arrivava alla realt; perch appunto la realt non si regola secondo il giusto pensare. E, vedete, cos come in questo caso, si pu dimostrare che, effettivamente, pensando i pensieri pi acuti e pi coscienziosi che sia dato di elaborare logicamente, si pu ottenere il pi giusto risultato; e tuttavia, commisurato con la realt, questo risultato pu esser totalmente falso. Ci pu sempre accadere. Perci una prova ottenuta mediante il pensiero non  mai determinante per la realt, mai. Anche in altro modo ci si pu sbagliare, nella particolare concatenazione di causa ed effetto che si pu applicare al mondo esterno. Voglio darvi un esempio anche di ci. Supponiamo che un uomo cammini lungo le rive di un fiumicello. Lo vediamo arrivare fino a un certo punto, e poi, da lontano, lo vediamo precipitare dalla riva e cadere nell'acqua. Accorriamo sollecitamente per salvarlo, ma egli viene ripescato dall'acqua morto. Ora ci vediamo davanti il cadavere e possiamo constatare che l'uomo in questione  annegato; possiamo procedere con molta acutezza di pensiero: "Forse l, in quel punto dov'egli  caduto nell'acqua, c'era un sasso; evidentemente," diciamo, "egli  incespicato in quel sasso,  caduto nell'acqua ed  annegato". Infatti, lo svolgimento del pensiero  giusto: un uomo, che camminava sulla riva,  incespicato nel sasso che giaceva sulla via,  caduto nel fiume,  stato ripescato morto: dunque,  annegato. Non pu essere altrimenti. Eppure, per l'appunto in questo caso, pu non essere cos; e se non ci lasciamo sopraffare da quella concatenazione di cause e di effetti, possiamo scoprire che l'uomo, nel momento della caduta, era stato colpito da una sincope, e in seguito a quella, trovandosi sulla riva d'un fiume,  caduto nell'acqua. Era dunque gi morto quando  caduto nell'acqua, e soltanto dopo ha attraversato le vicende che subisce anche colui che cade nell'acqua da vivo. Vedete dunque che se, in questo caso, combinando gli avvenimenti esteriori, qualcuno arriva al giudizio: "L'uomo in questione  scivolato,  caduto nell'acqua ed  annegato", ci  falso, non corrisponde alla realt, poich l'uomo  caduto nell'acqua perch era morto, e non  stato ripescato morto dall'acqua perch vi era caduto. Giudizi altrettanto errati di questo, nel quale la cosa  cos evidente, se ne trovano ad ogni passo nella nostra letteratura scientifica, solo che l non ce ne accorgiamo, come non ce ne accorgeremmo nel caso dell'uomo colpito da sincope e caduto nell'acqua, se non facessimo delle indagini sull'accaduto. Nelle concatenazioni pi sottili di causa ed effetto simili errori vengono commessi di continuo. Con ci voglio indicare soltanto che, a tutta prima, di fronte alla realt, il nostro pensiero  affatto incompetente, non  decisivo, non  buon giudice.
Come, dunque, possiamo evitare di sommergerci completamente nel dubbio e nell'ignoranza, se veramente il nostro pensiero non pu esserci una guida sicura? Chi ha esperienza di queste cose, chi si  molto occupato del pensiero, sa che tutto si pu dimostrare e tutto confutare, e le sottigliezze della filosofia non lo sbalordiscono pi. Egli ammirer l'acume dell'intelletto, ma non potr pi abbandonarsi al solo giudizio intellettuale, poich sa che giudizi intellettuali altrettanto validi possono essere escogitati anche nel senso contrario. Ci vale per tutto quello che pu venir dimostrato o confutato. A questo riguardo si possono fare le osservazioni pi interessanti appunto di fronte alla vita. Vi  un certo fascino, per solo teorico, nel conoscere uomini che sono appunto arrivati a un dato momento della loro evoluzione animica, in cui sentono e sperimentano interiormente che, davvero, tutto si pu dimostrare e tutto si pu confutare, e tuttavia non si sono ancora evoluti fino a ci che si pu chiamare concezione spirituale del mondo.
Siffatti pensieri mi hanno spesso occupato, appunto in queste ultime settimane, ricordando un uomo che una volta ho incontrato, e ch'era l'espressione pi meravigliosa d'una tale disposizione d'anima, senza per ch'egli fosse penetrato fino alla reale comprensione della realt per mezzo della Scienza dello Spirito. Ma era arrivato, in sostanza, a riconoscere la confutabilit e anche la dimostrabilit di tutte le asserzioni che si possono fare filosoficamente. Era questi, un professore dell'Universit di Vienna; si chiamava Laurenz Mllner, ed  morto poche settimane or sono. Era un uomo straordinariamente intelligente; sapeva addurre, con grande chiarezza, le dimostrazioni per tutti i possibili sistemi e pensieri filosofici, ma sapeva anche tutto confutare, e sempre designava s stesso come scettico; dalla sua bocca ho sentito una volta un'affermazione, in certo senso, terribile: "Ahim! Tutta la filosofia non  altro che un bellissimo gioco di pensiero!". E a chi sovente aveva potuto osservare il gioco di pensiero sprizzante spirito di Laurenz Mllner, riusciva pure interessante vedere come appunto non fosse possibile trattenerlo a fermarsi sopra un solo punto, poich egli non consentiva in nulla; tutt'al pi, se qualcun altro aveva avanzato qualche idea contraria a una qualsiasi concezione del mondo, egli era capace di mettersi a difenderla con grande amore, dicendo tutto ci ch'era dicibile a favore di quella medesima concezione del mondo che, forse, un paio di giorni prima, egli aveva rasa al suolo con tutta la potenza del suo acume. Era una mente straordinariamente interessante; davvero, in un certo senso, uno dei filosofi pi insigni che siano vissuti a quel tempo. Ed  pure interessante conoscere che cosa lo aveva portato a quel suo atteggiamento fondamentale. Era, oltre che un profondo conoscitore dell'evoluzione filosofica dell'umanit, anche prete cattolico, e veramente aveva sempre avuto la volont di rimanere un buon prete cattolico, quantunque, da ultimo, fosse stato per molti anni professore all'Universit di Vienna. E il suo speciale approfondimento nel pensiero cattolico faceva s che, da un lato, di fronte a quel pensiero fecondato da un certo fervore religioso, gli apparisse piccino tutto ci ch'era apparso nel mondo come mero gioco di pensiero; eppure egli non era in grado di uscire dal semplice dubbio. Ci era opera di questo suo cattolicesimo. Egli era troppo grande per rimanere attaccato al cattolicesimo puramente dogmatico, ma d'altro lato il cattolicesimo era troppo grande in lui, perch egli potesse arrivare a una concezione teosofica della realt.  straordinariamente interessante osservare un'anima siffatta, giunta proprio a quel punto dove veramente si pu studiare che cosa occorra all'uomo per accostarsi alla realt. Poich, naturalmente, anche quell'acutissimo ingegno si rendeva conto di non potersi accostare alla realt col suo pensiero.
Gi nell'antica Grecia era stato detto da che cosa una sana riflessione umana debba prendere le mosse, se vuol avere la prospettiva di giungere una volta alla realt. E questa sentenza, che gi era stata pronunciata nell'antica Grecia, vale, certamente, tuttora. Gi nell'antica Grecia era stato detto: "Ogni indagine umana deve prendere le mosse dalla meraviglia". Ma intendiamolo in senso positivo, miei cari amici! Intendiamolo nel senso positivo che, effettivamente, nell'anima che vuol giungere alla verit, deve prodursi una volta questa condizione, di stare dinanzi all'Universo piena di meraviglia. Chi  in grado di afferrare tutta la forza di questa sentenza greca, arriva a dirsi: "Se, qualunque siano le altre condizioni per cui pu venir portato alla riflessione e all'indagine, un uomo parte dalla meraviglia, da null'altro che dalla meraviglia di fronte alle cose del mondo, allora  come quando si mette nella terra un seme e da quel seme si sviluppa poi una pianta. Infatti, ogni sapere deve, in certo modo, aver per seme la meraviglia.  tutt'altro, invece, se l'uomo non parte dalla meraviglia, ma dal fatto, poniamo, che nei suoi anni giovanili i suoi bravi maestri gli hanno inculcato dei principi che lo hanno fatto diventare un filosofo; oppure se  diventato filosofo soltanto perch nella classe sociale, nella quale  cresciuto, era costume che s'imparasse qualcosa del genere, ed egli, date le circostanze,  venuto per l'appunto alla filosofia. ( risaputo che l'esame di filosofia  uno dei pi facili da superare). Insomma vi sono cento punti di partenza per la filosofia, che non sono la meraviglia, ma altre cose. Tutti quegli altri punti di partenza conducono a vivere con la verit in un modo che si pu paragonare al fabbricare una pianta di cartapesta invece di farla crescere da un seme. Il paragone calza a pennello. Perch ogni reale sapere, che speri di accostarsi veramente agli enimmi dell'Universo, deve procedere dal seme della meraviglia; e un uomo pu essere il pi acuto pensatore, pu soffrire addirittura di un'ipertrofia dell'intelligenza, ma se non  mai passato per lo stadio della meraviglia, non se ne caver nulla. Si avr un'acuta, intelligentissima concatenazione d'idee, non si avr nulla che non sia giusto, ma il giusto non coincide necessariamente col reale.  appunto necessario che, prima di cominciare a pensare, prima di mettere in moto il pensiero, si sia passati per lo stato della meraviglia. E un pensare che si metta in moto senza lo stato della meraviglia, resta, in ultima analisi, un mero gioco di concetti. Dunque il pensare deve "aver radice", se cos si pu dire, nella meraviglia.
E non basta! Anche se il pensare ha radice nella meraviglia e l'uomo, in seguito al suo Karma(1), ha disposizione a diventare molto acuto, se poi, per una certa superbia, giunge ben presto a godere per s stesso del suo acume e non mira pi ad altro che a sviluppare la sua intelligenza, allora anche l'iniziale meraviglia non gli servir a nulla. Poich, se l'uomo, nell'ulteriore svolgimento del suo pensiero, anche dopo che nell'anima sua ha preso posto la meraviglia, non fa altro che pensare; egli non potr penetrare fino alla realt.
Intendiamoci bene, io non voglio certo dire che l'uomo debba cessare di pensare e che il pensare sia dannoso!  un'opinione, questa, largamente diffusa anche negli ambienti teosofici; si crede che il pensare sia qualcosa di dannoso e di cattivo appunto perch si dice che l'uomo deve prendere le mosse dalla meraviglia. Ma non occorre affatto che quando egli ha un pochino imparato a pensare e sa enumerare i sette principii dell'uomo ecc., egli desista dal pensare; al contrario, il pensare deve proseguire. Ma, dopo la meraviglia, deve sopraggiungere un altro stato animico, ed  quello che possiamo, meglio di tutto, chiamare venerazione, venerazione per ci a cui il pensare si accosta. Dopo lo stato della meraviglia ha da venire lo stato della riverenza, della venerazione. Ed ogni pensare che si emancipi dalla riverenza, dal riverente innalzare lo sguardo a ci che al pensiero si presenta, non potr mai penetrare nella realt. Il pensiero non deve mai, per cos dire, ballonzolare per il mondo alla leggera, per proprio conto. Deve, dopo aver superato lo stadio della meraviglia, radicarsi nel sentimento della venerazione verso ci che sta alla base dell'Universo.
E qui, certamente, il pensiero della conoscenza viene a trovarsi in una profonda opposizione con ci che oggid si chiama scienza. Se si dicesse a coloro che oggi stanno nei laboratorii davanti alle loro storte, e analizzano le sostanze e ottengono per sintesi nuove combinazioni: "Tu, cos facendo, non riuscirai mai a scoprire la verit; potrai ben bene scomporre e poi ricomporre, ma tutti questi sono fatti esteriori. Ti accosti ai fatti del mondo senza riverenza, senza portar loro incontro sentimenti di venerazione, mentre dovresti collocarti di fronte alla tue storte con la stessa piet e riverente venerazione con cui un sacerdote sta davanti al suo altare", che cosa ne direbbe uno scienziato odierno? Con ogni probabilit si befferebbe terribilmente di noi, perch dal punto di vista della scienza odierna non  possibile riconoscere che la venerazione abbia a che fare con la verit, con la conoscenza. Quello scienziato, anche ammesso che non ci canzoni, dir tutt'al pi: "Io posso davvero entusiasmarmi per ci che avviene nelle mie storte; ma che questo mio entusiasmo sia qualcos'altro che una mia faccenda personale, che abbia a che fare con l'indagine della verit, questo non puoi davvero farlo credere a una persona ragionevole!". Si apparir pi o meno pazzi di fronte agli scienziati odierni se si dice che l'indagine, e specialmente il pensare intorno alle cose, non deve mai emanciparsi da ci che si deve chiamare venerazione; che non  lecito muovere un passo nel pensiero, senza essere compenetrati da un sentimento di venerazione per ci che si studia. Questa  la seconda cosa.
Per, anche un uomo che fosse giunto fino a un certo sentimento di venerazione, ma che poi, avendo sperimentato questo sentimento di venerazione, volesse proseguire col solo pensiero, non progredirebbe pi, finirebbe nel nulla. Avrebbe trovato bens qualcosa di giusto, e, avendo superato i due primi gradini, ci che avesse trovato di giusto sarebbe permeato di molte vedute ben fondate. Ma dovrebbe ricadere assai presto nell'incerto. Perch una terza condizione deve stabilirsi nel nostro stato animico dopo che abbiamo sufficientemente sperimentato lo stato della meraviglia e della venerazione, e questo terzo gradino si potrebbe chiamare il "sentirci in saggia armonia con le leggi del mondo". E questo sentirci in saggia armonia con le leggi del mondo non si pu acquistare in nessun altro modo se non avendo gi, sotto un certo. riguardo, riconosciuta l'inanit del semplice pensare, dopo esserci detti e ridetti molte volte: "Colui che edifica soltanto sopra la giustezza del pensare (sia per dimostrare, sia per confutare, non importa) si trova sempre veramente nel caso del nostro ragazzino che aveva calcolato in giusta maniera il numero dei pani. Se il ragazzo fosse stato capace di dirsi che il conto che aveva fatto poteva essere giusto, ma ch'egli non doveva affatto costruire sul suo giusto pensare, bens doveva perseguire quello che  verit, doveva mettersi in armonia con la realt, allora egli avrebbe trovato ci che valeva assai pi della giustezza, e cio l'uso invalso in quel paese di regalare per soprammercato un pane ogni cinque. Avrebbe trovato che si deve uscire da s stessi e osservare il mondo esterno, e che il giusto pensare non pu decidere se una cosa sia reale o no.
Ma questo metterci in saggia armonia con la realt non  raggiungibile cos senz'altro! Se fosse raggiungibile senz'altro, miei cari amici, n voi ora, n nessun uomo in genere avrebbe, a questo riguardo, subta la tentazione da parte di Lucifero. Perch, in realt, era predestinato all'uomo, dalle Guide divine del mondo, ci che si chiama distinzione del bene dal male, acquisto della conoscenza, mangiare dell'albero della conoscenza; ma per un'epoca pi avanzata. Il fallo, da parte degli uomini, fu d'essersi voluti appropriare questa conoscenza della distinzione del bene dal male in epoca prematura. In seguito alla tentazione di Lucifero, essi vollero appropriarsi prematuramente ci ch'era loro riserbato per pi tardi. Ne doveva conseguire una conoscenza insufficiente, la quale, di fronte alla conoscenza reale che l'uomo avrebbe dovuto acquisire secondo che gli era stato predestinato,  come un parto prematuro di fronte alla nascita di un bambino normale. Gli antichi Gnostici (e si sente quanto avessero ragione!) usarono effettivamente le parole: "La conoscenza umana, quale accompagna l'uomo attraverso alle sue incarnazioni nel mondo,  veramente un parto prematuro, un ektroma, perch gli uomini non hanno potuto aspettare finch avessero passato tutto ci che li avrebbe poi condotti alla conoscenza. Avrebbe dunque dovuto trascorrere un certo tempo, nel quale l'uomo avrebbe gradualmente maturato in s dati stati d'animo, dopo di che gli sarebbe stata concessa la conoscenza. Questo peccato originale dell'umanit viene commesso ancora oggi; perch, se non lo si commettesse, non si darebbe tanta importanza al fatto di appropriarci rapidamente come verit questo o quello, ma si darebbe maggior valore al come renderci maturi per poter giungere poi a comprendere certe verit.
Ecco un'altra cosa che pu sembrare ben strana all'uomo d'oggi. Poniamo che gli si dicesse: "Per te il teorema di Pitagora  perfettamente comprensibile: ma se tu volessi comprendere pi a fondo, nel suo significato misterioso, questo teorema: la somma dei quadrati dei due cateti  uguale al quadrato dell'ipotenusa...", oppure (prendiamo una proposizione pi facile) se gli si dicesse: "Prima che tu sia abbastanza maturo per comprendere che tre per tre fa nove, devi, nella tua anima, attraversare ancora questa o quell'esperienza", un uomo d'oggi riderebbe assai, e riderebbe ancor pi se gli si dicesse: "Lo capirai soltanto quando ti sarai messo in armonia con le leggi del mondo, le quali hanno ordinate le cose in modo che le leggi matematiche ci appaiono in una determinata maniera". Veramente gli uomini continuano a commettere il peccato originale, in quanto credono di poter comprendere ogni cosa a qualsiasi gradino, e non dnno importanza al fatto che si deve passare attraverso a certe esperienze prima di poter comprendere questo o quello, ed essere interiormente sostenuti dalla coscienza che, in realt, con tutti i nostri rigorosi giudiz, nulla possiamo raggiungere nella realt.
Ci appartiene al terzo stato che abbiamo da descrivere. Per quanto ci sforziamo a giudicare, un errore pu sempre avvenire. Un giudizio giusto pu risultare soltanto quando si sia raggiunto un determinato stato di maturit e atteso che il giudizio ci balzi incontro; non quando ci adoperiamo per escogitare il giudizio, ma quando ci adoperiamo a renderci maturi tanto che il giudizio possa venirci incontro. Allora il giudizio ha qualcosa a che fare con la realt. Colui che fa sforzi, anche immani, per formulare un giudizio giusto, non pu mai essere sicuro di poter giungere comunque, per mezzo di questo sforzo interiore, a un giudizio decisivo. A questo potr sperare di giungere soltanto colui che si applica con ogni cura a rendersi sempre pi maturo e ad attendere, per cos dire, i giudizi giusti dalle rivelazioni che gli fluiscono incontro grazie alla maturit che ha raggiunto. A questo riguardo, si possono far le esperienze pi singolari. Qualcuno che sia molto lesto nel giudicare, penser naturalmente: "Se un uomo  caduto nell'acqua e lo si ripesca morto,  annegato". Ma chi  divenuto saggio, chi  divenuto maturo attraverso l'esperienza della vita, sapr che in ogni singolo caso una giustezza generale non significa nulla, ma che in ogni singolo caso dobbiamo aprirci, senza unilateralit, a quel che ci si offre, e che si deve sempre lasciare che il giudizio venga pronunciato dai fatti stessi che si svolgono davanti a noi. Questo si pu veder molto bene confermato dalla vita.
Prendiamo, ad esempio, questo caso: qualcuno dice oggi una cosa. Orbene, voi potrete essere di un'altra opinione, potrete dire: "Questo ch'egli dice  completamente falso"; potrete, insomma, avere un giudizio diverso dal suo. Pu essere falso tanto ci che dice lui, quanto ci che dite voi; sotto certi rapporti entrambi i giudizi possono essere falsi o entrambi possono essere giusti. Che l'uno abbia un giudizio diverso dall'altro, non vi apparir a questo terzo gradino come qualcosa di decisivo, non vorr dir nulla; sar un mero impuntarsi nell'affermazione del proprio giudizio. Ma colui che  diventato saggio si mantiene sempre riservato nel giudicare, per non impegnarsi in nessun modo col suo giudizio; si mantiene riservato persino nel caso in cui ha la coscienza di poter avere ragione; rester riservato a guisa di prova, d'esperimento. Ma supponete che qualcuno vi dica oggi una cosa, e dopo due mesi il contrario; in tal caso, potete mettere completamente da parte voi stessi, potete non aver nulla a che fare coi due fatti, se li lasciate agire su di voi, non avete bisogno di contraddire all'uno o all'altro; essi si contraddicono vicendevolmente. In tal caso il giudizio viene compiuto dal mondo esterno, non da voi. Appunto qui il saggio comincia a giudicare.  interessante il fatto che non si potrebbe comprendere, ad esempio, il modo come Goethe ha coltivato la sua scienza naturale, se, nei riguardi della saggezza, non si avesse questo concetto: che le cose stesse devono giudicare. Perci appunto, Goethe ha pronunciato le interessanti parole che si trovano nella mia Introduzione alle opere scientifiche di Goethe: "Non si dovrebbe veramente mai fare giudizi o ipotesi sopra i fenomeni esterni; i fenomeni sono le teorie, esprimono da s le loro idee, quando ci si  resi maturi per lasciarli agire su di noi nel giusto modo". Nell'osservare i fatti, non si tratta di compiere ogni sforzo per spremere dalla propria anima ci che si ritiene giusto, ma di renderci maturi, e di lasciare che il giudizio ci balzi incontro dai fatti stessi. Questa  la posizione che dobbiamo prendere di fronte al pensiero: non erigere il pensiero a giudice sopra le cose, bens farne uno strumento perch le cose possano esprimere s stesse. Questo  porsi in armonia con le cose.
Nemmeno quando si  attraversato queste terzo stato, il pensiero deve ancora volersi porre in posizione autonoma; allora soltanto si giunge allo stato d'animo che, in certo modo,  il pi alto che si deve raggiungere quando si vuole arrivare alla verit. E questo  lo stato che si pu giustamente indicare con la parola devozione. MERAVIGLIA, VENERAZIONE, SAGGIA ARMONIA COI FENOMENI DEL MONDO, DEVOZIONE ALLA VITA UNIVERSALE: questi sono i gradini che dobbiamo superare e che devono andar sempre paralleli col pensiero, che non devono mai abbandonare il pensiero. Altrimenti il pensiero giunge soltanto a ci che  giusto, ma non a ci che  vero.
Fermiamoci un po' a questo punto, a cui siamo saliti attraverso alla meraviglia, alla venerazione, e alla saggia armonia coi fenomeni del mondo, fino a ci che oggi abbiamo chiamato devozione, ma che ancora non abbiamo spiegato. Ne parleremo domani: intanto ricordiamoci che ci siamo fermati alla devozione, e d'altro canto ricordiamo la domanda che abbiamo sollevata: "Perch basta che noi ci rendiamo intellettuali per poter confutare la Scienza dello Spirito?".
...
.
...
SECONDA CONFERENZA.
...
.
...
Devozione alla vita universale - Volont operante nel mondo dei sensi - Saggezza operante nel mondo del nascere e del perire - Il Bene come principio creatore, il Male come principio apportatore di morte
Ieri siamo arrivati alla considerazione di quello stato animico che abbiamo designato come devozione, e che ci  apparso, a tutta prima, come il pi alto degli stati d'animo che devono venir raggiunti se il pensare, se ci che nel senso ordinario si chiama conoscenza, ha da penetrare nella realt, se ha da mettersi in un qualsiasi rapporto con ci ch' veramente reale. In altre parole: un pensare che, si  elevato agli stati animici in cui ci siamo appropriati anzi tutto la meraviglia, poi quello che si pu chiamare un riverente dedicarsi al mondo del reale, e infine, quello che chiamiamo "sapersi in saggia armonia coi fenomeni"; un pensare che, dopo tutto ci, non potesse elevarsi nella regione che si pu chiamare lo stato animico della devozione, non potrebbe giungere al reale. Ebbene, questa devozione si pu raggiungere soltanto se in maniera molto energica cerchiamo di metterci sempre di nuovo davanti agli occhi l'insufficienza del mero pensare, e se inoltre ci sforziamo di rendere in noi sempre pi vivo ed energico il sentimento che continuamente ci dice: "Non devi affatto attenderti dal tuo pensiero ch'esso possa darti la conoscenza del Vero; puoi soltanto attenderti ch'esso ti educhi".  straordinariamente importante sviluppare in noi questo sentimento che il nostro pensiero ci educa. Infatti, se mettete veramente in pratica questa massima fondamentale, supererete molte cose in modo tutto diverso da come ordinariamente si crede di doverle superare.
Suppongo che non molti di voi, miei cari amici, abbiano studiato a fondo il filosofo Kant. N ci  necessario. Qui vogliamo dir soltanto che nello scritto kantiano pi importante, pi precursore, cio nella sua Critica della Ragion pura troverete sempre la dimostrazione da un lato pro, e dall'altro, contro la stessa tesi. Prendiamo una proposizione: "Il mondo ha avuto, una volta, principio nel tempo". Forse, sull'altra facciata dello stesso foglio, troverete scritta da Kant la proposizione: "Il mondo  sempre esistito dall'eternit". Poi, per queste due proposizioni, delle quali  facile vedere che esprimono il preciso opposto l'una dell'altra, egli adduce valide dimostrazioni cos per l'una come per l'altra. Vale a dire, egli dimostra nello stesso modo che il mondo ha avuto un principio, e poi, che il mondo non ha avuto un principio. Kant chiama queste: "antinomie", e vuoi dimostrare cos la limitazione della facolt umana di conoscenza; vuol mostrare come l'uomo debba arrivare necessariamente a siffatte dimostrazioni tra loro contrastanti. S, finch si ha l'opinione che mediante il pensiero, l'elaborazione di concetti, ovvero, diciamo, un lavoro di pensiero sulle esperienze, si possa arrivare alla verit, vale a dire all'accordo con una qualsiasi realt obiettiva; finch ci si abbandona a quest'opinione,  effettivamente un affare molto serio se ci viene affermato che si pu dimostrare una cosa, ma che si pu dimostrare anche il suo contrario. Infatti, in tal caso, com' possibile giungere alla realt per mezzo delle dimostrazioni? Se invece ci siamo educati a riconoscere che appunto l dove si tratta di cose decisive il pensiero non risolve nulla circa al reale, se ci siamo energicamente educati a usare il pensiero solo come un mezzo per diventare pi saggi, come un mezzo per prendere nelle nostre proprie mani la nostra educazione alla saggezza, allora non ci disturba pi che una volta si possa dimostrare una cosa e una volta un'altra, poich allora si scorge ben presto che, appunto pel fatto che, riguardo all'elaborazione dei concetti, la realt non ci pu disturbare, appunto perci noi possiamo liberissimamente lavorare nell'mbito dei concetti e delle idee, ed educarci. Se continuamente noi dovessimo venir corretti dalla realt, non avremmo nell'elaborazione dei concetti un mezzo di libera autoeducazione. Considerate bene questo fatto, che nell'elaborazione dei nostri concetti noi abbiamo un libero mezzo di autoeducazione solo perch nella libera elaborazione dei concetti non veniamo mai disturbati dalla realt.
Che cosa vuol dire: "non veniamo disturbati?". Che cosa sarebbe veramente questo "essere disturbati dalla realt nella libera elaborazione dei concetti?". Potremo presentarcelo un poco davanti all'anima se, a tutta prima come mera ipotesi, (pi tardi vedremo che non occorre ci rimanga un'ipotesi), se, da prima solo ipoteticamente, contrapponiamo al nostro pensare umano il pensare divino. Allora si pu dire: "Del pensare. divino non possiamo, a tutta prima, formarci il concetto che anch'esso non abbia nulla a che fare col reale; del pensare divino (prendiamolo dunque per ora del tutto ipoteticamente) possiamo soltanto formarci il concetto ch'esso penetri davvero nella realt". Ebbene, da ci consegue niente meno che questo: se l'uomo fa un errore nel suo pensiero, ' semplicemente un errore, un errore di logica, nulla di peggio. E se pi tardi l'uomo s'accorge d'aver commesso un errore, pu correggerlo, e con ci ha fatto qualcosa per la sua autoconoscenza, si  reso pi saggio. Ma prendiamo il pensare divino: oh, s! Se il pensiero divino pensa giustamente, qualcosa si crea, e se pensa erroneamente, qualcosa viene distrutto, annientato. Se dunque noi avessimo un pensare divino, per ogni idea falsa da noi concepita susciteremmo tosto un processo di distruzione, anzi tutto nel nostro corpo astrale, quindi nel nostro corpo eterico e, partendo da questo, anche nel nostro corpo fisico; e la conseguenza d'un concetto falso sarebbe (se avessimo un pensare divino efficiente, se il nostro pensiero avesse a che fare con la realt) che noi, per cos dire, susciteremmo nella nostra interiorit, in una qualche parte del nostro corpo, come un piccolo processo di prosciugamento, di ossificazione. Davvero in tal caso dovremmo commettere ben pochi errori, altrimenti assai presto l'uomo ne avrebbe fatti abbastanza da disseccare il suo corpo in modo ch'esso si dissolverebbe completamente; ben presto lo avrebbe rovinato, se avesse tramutato in realt gli errori del suo pensiero. Effettivamente noi ci conserviamo nella realt solo per il fatto che il pensiero non s'intromette in questa realt, che siamo preservati dall'intromissione del nostro pensiero nella realt. E cos possiamo fare errori sopra errori nel nostro pensare: se pi tardi correggiamo questi errori, ci saremo educati da noi stessi, saremo divenuti pi saggi, senz'avere per prodotto effetti disastrosi coi nostri errori. Se ci compenetriamo sempre pi della forza morale di un siffatto pensiero, allora giungiamo a quella devozione che finalmente ci porta a non pi adoperare il pensiero, nei momenti decisivi della vita, per apprendere qualcosa intorno alle cose esteriori.
Ci suona strano, non  vero?, e pare a tutta prima impossibile a effettuarsi. Eppure, se non lo possiamo effettuare in senso assoluto, lo possiamo per effettuare per certi riguardi. Noi uomini, cos come siamo fatti, non possiamo disabituarci completamente dal giudicare intorno alle cose; noi dobbiamo giudicare, e ne vedremo il perch nel seguito di queste conferenze; vale a dire che, per vivere, per la pratica della vita, dobbiamo far qualcosa che propriamente non penetra fin nel profondo della realt. Dobbiamo dunque bens giudicare; ma, attraverso a una saggia autoeducazione, dovremmo, di fronte ad ogni giudizio, creare in noi una certa prudenza nel tener per vero ci che giudichiamo. Dovremmo incessantemente guardarci, per cos dire, dietro le spalle, e renderci conto che, dovunque applichiamo il nostro acume, noi andiamo a tastoni nell'incerto, e possiamo sbagliare. Quest'affermazione colpisce duramente coloro che sono sempre sicuri di s nella vita, che credono di non poter andare avanti se si trovano costretti a dubitare della giustezza del giudizio ch'essi applicano ad ogni evento, ad ogni fatto. Osserviamo un po' la vita di molti uomini, e vedremo se, quando avviene questo o quello, la cosa pi importante per loro non sia il dire: "Io invece credo questo"; oppure, quando vedono qualcosa: "Questo mi piace, questo non mi piace", ecc. ecc. Queste sono cose da cui, se non vogliamo essere tra questi "sicurissimi" della vita, se vogliamo davvero con la nostra vita animica avviarci verso la realt, dobbiamo disabituarci. Si tratta dunque di sviluppare uno stato d'animo che possiamo caratterizzare all'incirca con le parole: "Io devo vivere, dunque devo giudicare; perci mi servir del mio giudizio in quanto la pratica della vita lo rende necessario, ma non in quanto voglio riconoscere il Vero. In quanto voglio riconoscere il Vero, mi guarder sempre accuratamente dietro le spalle, e accoglier sempre con una certa riserva qualsiasi giudizio io faccia".
Ma come possiamo, in genere, arrivare a delle idee sulla realt, se non dobbiamo giudicare? Sotto un certo riguardo l'abbiamo accennato gi ieri: dobbiamo lasciar parlare le cose, dobbiamo lasciare che le cose pronuncino i loro segreti, sempre pi dobbiamo contenerci passivamente di fronte alle cose e lasciare ch'esse rivelino i loro segreti. Molti errori si eviterebbero se gli uomini non giudicassero, ma lasciassero parlare le cose. In modo meraviglioso si pu imparare da Goethe questo "lasciar parlare le cose", da Goethe il quale, appunto l dove vuole investigare la realt, si proibisce di giudicare e vuole che le cose rivelino da s i loro segreti. Supponiamo un uomo che giudichi, e un altro che lasci dire alle cose i loro segreti. Possiamo renderci evidente il fatto mediante un esempio concreto. Chi giudica vede, poniamo, un lupo e ve lo descrive; poi trova che ci sono anche altri animali che hanno lo stesso aspetto di quel lupo, e in questo modo arriva al concetto generale del lupo. Allora quest'uomo pu arrivare al giudizio seguente: "In verit esistono solo singoli lupi; il concetto generale del lupo io me lo formo nel mio spirito, il lupo come tale non esiste; solo singoli lupi esistono nel mondo". Facilmente un uomo siffatto former il giudizio che si abbia da fare soltanto con esseri singoli, mentre ci che si ha nel concetto universale, nell'idea, cio quest'immagine universale del lupo, non  nulla di reale. Un uomo che si formasse siffatte rappresentazioni metterebbe in moto esclusivamente la propria facolt di giudicare. Un altro, invece, che lasciasse parlare la realt, come penserebbe invece circa quel quid invisibile del lupo che si trova in ogni lupo e che caratterizza al tempo stesso tutti i lupi? Egli direbbe, a un dipresso: "Io paragono l'agnello con un lupo, o un certo numero di agnelli con un lupo; ora non voglio punto giudicare, ma voglio solamente lasciar parlare i fatti". Supponiamo che la cosa si svolgesse in modo proprio evidente davanti a quest'uomo: "Il lupo mangia gli agnelli; dunque ci che prima pascolava nei prati come agnello,  ora nel lupo e si  diffuso nel lupo". Ma lo strano si  che appunto questo modo di guardare le cose ci mostra quanto sia reale ci che  la natura del lupo. Perch il processo che si potrebbe seguire esteriormente potrebbe condurci al giudizio: "Se segreghiamo il lupo e non gli diamo da mangiare altro che agnelli, a poco a poco, in seguito al ricambio della materia, il lupo non avr in s pi altro che materia di agnelli". Ma effettivamente esso non diventa mai un agnello, resta sempre un lupo. Questo ci mostra all'evidenza, se giudichiamo giustamente, che  un concetto irreale l'identificare il materiale col lupo. Se ci lasciamo istruire dal mondo esteriore dei fatti, esso ci palesa che oltre a ci che vediamo nel lupo come materiale, al di l di questo materiale, quel lupo  ancora qualcosa di veramente reale; dunque quello che non vediamo  qualcosa di supremamente reale, perch appunto quel quid, che non si esaurisce nel materiale, fa s che il lupo, anche se si nutre di soli agnelli, non diventi un agnello ma resti un lupo. Il mero sensibile  passato dagli agnelli entro il lupo.
 difficile capacitarci completamente di quale differenza passi tra il giudicare e il lasciarci istruire dalla realt; ma se lo si  compreso, e quindi si adopera il giudizio soltanto per gli scopi della vita pratica, mentre, per accostarci alla realt, ci si lascia istruire dalle cose, allora si arriva a poco a poco a quello stato d'animo che ci dice che cosa sia la devozione. La devozione  appunto quella disposizione dell'anima che non vuole investigare la verit per virt propria, ma che attende ogni verit dalla rivelazione fluente dalle cose, ed  capace di attendere, finch non sia matura ad accogliere questa o quella rivelazione. Il giudizio vuol giungere alla verit a qualsiasi gradino; la devozione non lavora per penetrare con violenza in questa o quella verit, ma lavora su s stessa, all'autoeducazione, e attende con calma finch, a un determinato grado di maturit, la verit penetri in noi attraverso alle rivelazioni che vengono dalle cose stesse, compenetrandoci interamente. Lavorare con pazienza a quella saggia autoeducazione che ci vuol portare sempre pi avanti  lo stato d'animo della devozione.
Ed ora abbiamo da presentarci davanti all'anima i frutti di questa devozione. Che cosa raggiungiamo pel fatto che col nostro pensare siamo progrediti dalla meraviglia, attraverso alla venerazione, attraverso al sentirci in saggia armonia con la realt, fino allo stato d'animo della devozione? Raggiungiamo, alla fine, quanto segue. Se contempliamo il mondo vegetale nel suo verdeggiare e nella sua variopinta fioritura; se contempliamo l'azzurrit del firmamento, l'aureo splendore delle stelle, senza voler giudicarne da noi, ma lasciandoci rivelare ci che le cose sono; se siamo riusciti a stabilire in noi questa devozione, allora le cose diventano per noi diverse da ci ch'erano prima nel mondo dei sensi, allora ci si rivela nel mondo dei sensi qualcosa per cui non c' altro nome che una parola tratta dalla nostra vita animica stessa. Tutte le cose si rivelano, e vorrei segnare con una linea di livello (a-b) appunto il mondo dei sensi quale si presenta davanti a noi. (Cfr. disegno 1). Supponiamo di stare (c) davanti al mondo dei sensi; noi guardiamo questo mondo dei sensi che si stende come un velo davanti a noi. La linea (a-b) sia il mondo sensibile dei suoni che agiscono sul nostro orecchio, dei colori e delle forme che agiscono sul nostro occhio; gli odori e i sapori che agiscono sugli altri nostri organi, durezza, morbidezza ecc., tutto ci sia indicato in questa linea; questa linea sia il mondo dei sensi. Nella vita ordinaria, cos quali noi stiamo in questo mondo dei sensi, applichiamo la nostra facolt di giudizio. E da che cosa hanno origine le scienze esteriori? Dal fatto ch'esse si accostano a questo mondo dei sensi e con diversi metodi investigano, per cos dire, quali leggi dominino in questi oggetti del mondo dei sensi, ed altre cose simili. Da tutto lo spirito delle considerazioni fatte finora, abbiamo veduto che, con questo mezzo, non si penetra nel mondo della realt, perch il raziocinio non  una guida; ma che solo con l'educazione del pensiero attraverso la meraviglia, la venerazione ecc. possiamo accostarci al mondo del reale; allora tutto ci che  mondo dei sensi si trasforma, allora questo mondo dei sensi diventa qualcosa di totalmente nuovo. Ed  importante che arriviamo a questo "nuovo" se, in genere, vogliamo conoscere l'essere del mondo dei sensi.
Supponiamo che un uomo, il quale abbia sviluppato fino a un grado piuttosto alto questo sentimento, questa disposizione animica della devozione, si faccia incontro, diciamo, al fresco e intenso verde d'un prato. Questo prato, poich nessun singolo colore vegetale spicca sul verde, gli si mostra da prima di un fresco verde generale. Un uomo che abbia veramente sviluppato in s fino a un grado piuttosto alto la disposizione animica della devozione, nel contemplare quel prato non potr far a meno di sentire qualcosa che desta nella sua anima il senso di un certo equilibrio, ma di un equilibrio vivificato, cos come il sommesso armonico scorrere eguale dell'acqua, e non potr far a meno di suscitarsi davanti all'anima quest'immagine. Cos, quest'uomo non potr far a meno di sentire nella sua anima, per ogni sapore, per ogni odore, come un'attivazione interiore. Non c' colore, non c' suono che non dicano qualcosa; tutto parla, e parla in modo che l'uomo sente la necessit di rispondere a quel discorso con una mobilit interiore; non con un giudizio, ma con una mobilit interiore. Insomma, l'uomo si accorge che tutto il mondo dei sensi gli si rivela come qualcosa ch'egli non pu designare altrimenti che come volont. Tutto, in quanto moviamo incontro al mondo dei sensi,  volont fluente, operante. Questa  una cosa che vi prego di afferrare molto bene: colui che, in grado piuttosto alto, ha acquisito la devozione, scopre dovunque nel mondo dei sensi Volont operante. Perci, vedete,  un affar serio, per un uomo che abbia sviluppato in s; anche in minimo grado, questa devozione, vedersi venir incontro per la strada un qualche impertinente colore di moda, perch egli non pu far a meno di sperimentare interiormente come questo colore sia attivo di fronte a tutto ci che  l fuori; egli  sempre collegato col mondo intero per mezzo di una volont ch'egli sente in ogni cosa. E si accosta al reale appunto perch  collegato con la volont, con tutto ci che  il mondo dei sensi. E cos, ci che  il mondo dei sensi diventa come un mare di volont differenziata nel modo pi vario. E ne consegue che quello che altrimenti sentiamo soltanto come esteso intorno a noi, acquista una specie di spessore. Noi guardiamo, per cos dire, dietro la superficie delle cose, udiamo ci che sta dietro le cose, e udiamo dovunque volont fluente. Per coloro che hanno letto una volta Schopenhauer, osservo che Schopenhauer ha intuito questa volont dominante, ma in modo unilaterale, solo nel mondo dei suoni; perci egli descrive la musica in genere come effetti di volont differenziati. Ma in verit, per l'uomo devoto, tutto nel mondo dei sensi  Volont operante. Quando poi l'uomo ha imparato a sentire dovunque nel mondo dei sensi la volont operante, pu procedere anche pi oltre; allora pu, per cos dire, penetrare attraverso il mondo dei sensi a quei misteri che stanno dietro il mondo dei sensi e che altrimenti gli sono a tutta prima inaccessibili.
Per comprendere quello che deve venire ora, dobbiamo anzi tutto porre la domanda: "Per mezzo di che veniamo a sapere qualcosa del mondo sensibile?". Ebbene, la risposta  semplice: per mezzo dei nostri sensi. Per mezzo dell'orecchio sappiamo che esiste il mondo dei suoni, per mezzo dell'occhio sappiamo che esiste il mondo delle forme e dei colori ecc. L'uomo che a tutta prima sta di fronte a questo mondo dei sensi nel modo ordinario, lo lascia agire su di se e giudica. L'uomo devoto lascia il mondo dei sensi agire a tutta prima sui sensi; ma poi sente come dalle cose gli fluisca incontro Volont operante, come, in certo modo, egli nuoti insieme con le cose in un mare comune di Volont operante. Quando di fronte alle cose l'uomo sente questa Volont operante, allora, per cos dire, la sua evoluzione lo spinge quasi da s a un gradino successivo; e poich, prima di giungere a questa devozione, egli ha passato tutti i gradi precedenti che abbiamo indicato: il sentirsi in armonia con la Sapienza universale, la venerazione, la meraviglia. poich tutte queste condizioni agiscono insieme nella condizione della devozione raggiunta per ultimo, egli acquista ora la possibilit di unirsi in certo modo anche per mezzo del suo corpo eterico con ci che, come corpo eterico, sta dietro al corpo fisico. Nella Volont operante l'uomo si unisce anzi tutto con le cose merc i suoi organi sensori, vale a dire col corpo fisico. Quando noi vediamo, udiamo, fiutiamo, ecc. le cose, ci agisce in modo che, se siamo uomini devoti, noi sentiamo la Volont operante in noi fluire attraverso il nostro occhio e il nostro orecchio, sentiamo noi stessi in corrispondenza con le cose. Ma dietro all'occhio fisico sta il corpo eterico dell'occhio, e dietro l'orecchio fisico il corpo eterico dell'orecchio. Noi siamo tutti compenetrati dal nostro corpo eterico. E come il corpo fisico, per mezzo della Volont operante, si unisce con gli oggetti del mondo dei sensi, cos anche il corpo eterico pu unirsi con essi. Ma quando il corpo eterico si unisce con le cose, l'uomo riceve un nuovo modo di visione, un modo affatto nuovo. Il mondo ci appare allora trasformato in misura assai maggiore di quanto appaia trasformato quando dall'apparenza sensibile procediamo alla Volont operante. Allorch, per cos dire, ci uniamo con le cose per mezzo del nostro corpo eterico, le cose del mondo, quali sono, fanno su di noi un'impressione siffatta che noi, nelle nostre rappresentazioni, nei nostri concetti, non possiamo lasciarle cos come sono; esse si mutano per noi mentre entriamo in relazione con loro.
Prendiamo un uomo che sia passato attraverso allo stato d'animo della devozione. Egli contempla, diciamo, una foglia verde e viva, e rivolge ora lo sguardo della sua anima su quella foglia; ebbene, egli non pu lasciarla com', quella verde e viva foglia; bens, nel momento in cui la guarda, sente che la foglia cresce al di l di s stessa; sente che quella verde e viva foglia ha in s la possibilit di diventare qualcosa di affatto diverso. Se guardate una foglia verde, voi sapete che se, a poco a poco, cresce verso l'alto, da essa si forma poi il petalo colorato. L'intera pianta  veramente una foglia trasformata. Potete porre ci davanti all'anima vostra gi studiando le indagini di Goethe sulla natura. Insomma, colui che contempla in questo modo una foglia, vede che la foglia non  ancora finita, ch'essa vuole andare al di l di s stessa; vede pi di ci che la foglia verde gli mostra. Egli viene toccato dalla foglia verde in modo da sentire in s stesso come una vita germogliante. Cos concresce con la foglia verde e sente la vita germogliante. Supponiamo invece ch'egli contempli una secca scorza d'albero: egli non potr concrescere con essa altrimenti che sentendosi assalire da un senso di morte. Vedr nella secca scorza d'albero meno di ci ch'essa rappresenta in realt. Chi guarda la scorza solo secondo l'apparenza sensibile, potr ammirarla, potr provarne piacere, ma ad ogni modo non vede, di fronte alla secca scorza d'albero, quel ch'essa ha di raggrinzante, quel che s'infigge, per cos dire, nell'anima, cos da riempirla di pensieri di morte.
Non c' nulla al mondo, di fronte a cui, in un siffatto unirsi del corpo eterico con le cose, non nasca ovunque il senso del crescere, del divenire, del germogliare, oppure il senso del deperire, del decomporsi. Cos si giunge a guardare entro le cose. Supponiamo che un uomo devoto nel modo che abbiamo detto, il quale continui poi ad educarsi, rivolga in qualche modo la sua attenzione alla laringe umana; allora, in modo singolare, essa gli apparir come un organo che si trova affatto al principio del suo divenire, che ha un grande avvenire davanti a s; e ci si sperimenta immediatamente per ci che la laringe stessa esprime come la propria verit. Essa  come un seme; non come un frutto o come qualcosa che sta per disseccarsi, bens come un seme. E una volta (lo si apprende subito da ci che la laringe stessa esprime) dovr venire un momento per l'evoluzione umana, in cui la laringe sar totalmente trasformata, in cui sar tale che, mentre attualmente l'uomo  in grado di generare da s soltanto la parola, allora generer l'uomo intero. La laringe  il futuro organo di generazione, di nascita. Come l'uomo attualmente, per mezzo della laringe, produce la parola, cos la laringe  il germe, l'organo-seme che in avvenire si svilupper in modo da produrre l'uomo intero quando sar spiritualizzato. Ci viene espresso immediatamente dalla laringe, se noi ci lasciamo dire da essa che cosa essa sia. Altri organi del corpo umano appaiono cos che noi scorgiamo ch'essi hanno da lungo tempo superato il loro culmine, e che in avvenire non si troveranno pi nell'organismo umano.
Vedete dunque come, a una siffatta contemplazione, s'imponga immediatamente la visione di un divenire nel futuro e di un perire nel futuro. Vita germogliante e distruzione, morte, sono i due fatti che s'incontrano e s'intrecciano in ogni cosa, allorch noi giungiamo a questo unirsi del nostro corpo eterico col mondo della realt. E quando l'uomo progredisce un poco, ci significa per lui una prova molto grave. Perch ogni essere gli si annuncia in maniera che sempre, di fronte a certi aspetti di quell'essere, egli ha il sentimento del germogliare, del divenire, e di fronte ad altri aspetti dello stesso essere ha il sentimento del deperire, del morire. Ed ogni cosa che noi vediamo dietro al mondo dei sensi si annuncia attraverso a queste due forze fondamentali. Quello che cos si contempla, si chiama in occultismo "il mondo del nascere e del perire". Di fronte al mondo dei sensi si penetra dunque con lo sguardo nel mondo del nascere e del perire, e ci che sta dietro a quello  la Saggezza operante.
Dietro alla Volont operante, la Saggezza operante! E ho detto espressamente Saggezza operante, per la semplice ragione che la saggezza che l'uomo introduce ordinariamente nei suoi concetti non  Saggezza operante, bens una saggezza pensata. La saggezza che l'uomo si appropria quando penetra con lo sguardo dietro alla Volont operante  collegata con le cose; e nel mondo delle cose, l dove regna saggezza, regna la Saggezza operante che estrinseca veramente i suoi effetti, che esiste realmente. L dove, per cos dire, essa si distacca dalla realt, l comincia il morire; dove invece essa fluisce, l comincia il divenire, l  il nascere, il crescere, la vita germogliante. Vedete, quel mondo che stiamo ora contemplando e che possiamo, per cos dire, caratterizzare come il secondo mondo, possiamo delimitarlo e dire: noi guardiamo anzi tutto al mondo dei sensi: A, e poi al mondo della Saggezza operante che sta dietro al mondo dei sensi: B. (Cfr. disegno 1).
Da questo  tolta la sostanza del nostro stesso corpo eterico; vale a dire, ci che vediamo l fuori come Saggezza operante, noi lo scorgiamo nel nostro proprio corpo eterico. E nel nostro proprio corpo fisico non scorgiamo soltanto ci ch' l'apparenza dei sensi, ma anche la Volont operante, poich dovunque, nel nostro mondo sensibile, noi vediamo Volont operante.
S,  singolare il fatto che, se siamo uomini devoti e ci accostiamo ad un'altra persona e la contempliamo, il colorito del suo volto, sia esso rossiccio o giallognolo o verdognolo, non ci appare soltanto rossiccio, giallognolo o verdognolo, bens ci appare in modo che noi quasi ci uniamo col colore delle sue guance, ci unifichiamo con la realt, e sentiamo in essa la Volont operante che sta dietro ad essa; vale a dire che, attraverso al colorito di una persona, noi sentiamo balzarci incontro tutto ci che in essa vive e trama. Gli uomini che sono disposti in modo da badare specialmente al colorito rosso, diranno: "Una persona dalle guance rosse  l'unica che sia sana". Dunque ci poniamo di fronte all'uomo stesso in modo da vedere in lui questa Volont operante, e allora si pu dire: "Il nostro corpo fisico, che a tutta prima indichiamo schematicamente con un circolo (cfr. disegno 1)  tolto dal mondo A; dal mondo della Volont operante  tolto il corpo fisico! Invece il nostro corpo eterico, che indico col secondo circolo,  tolto dal mondo della Saggezza operante, dal mondo B. Qui abbiamo dunque caratterizzata la connessione tra il mondo della Saggezza operante, che si estende fuori, e il nostro proprio corpo eterico, e tra il mondo della Volont operante, che si estende fuori, e il nostro proprio corpo fisico. Ebbene, per la vita ordinaria  stato sottratto all'uomo il potere di sapere che effettivamente esiste una connessione tra l'uno e l'altro. Vedete, cos come ho disegnate le cose, esiste una connessione immediata tra il mondo esteriore dei sensi e il nostro corpo fisico, e tra il mondo della Saggezza operante e il nostro corpo eterico. Ci sono delle connessioni, ma sono sottratte all'uomo ed egli non pu avere su di esse alcun influsso. Come mai non pu avere su di esse alcun influsso? Ebbene, vi  una contingenza in cui i nostri pensieri e tutta la nostra vita, quale la sviluppiamo nell'anima come vita del raziocinio, non sono, vorrei dire, cos innocui per la nostra propria realt, come nella vita quotidiana.
Nella vita quotidiana, nella vita di veglia, Divinit buone hanno provveduto affinch i nostri pensieri non agissero troppo dannosamente sulla nostra propria realt, ci hanno sottratto il potere che i nostri pensieri potrebbero esercitare sul nostro corpo fisico e sul nostro corpo eterico; senza di ci le cose andrebbero assai male nel mondo. Se i pensieri, lo accentuo ancora una volta, significassero veramente nel mondo dell'uomo ci che propriamente significano come pensieri divini nella verit, l'uomo con ogni suo errore produrrebbe un piccolo processo di necrosi nel suo interno e presto sarebbe disseccato. E quali effetti non produrrebbe poi una bugia! Se, con ogni bugia, l'uomo dovesse abbruciare la corrispondente parte del cervello, come dovrebbe accadere s'egli potesse intromettersi nel mondo della verit, vedrebbe allora quanto poco resisterebbe il suo cervello! Divinit buone hanno, per cos dire, sottratto alla nostra anima il potere sopra il corpo eterico e il corpo fisico. Ma ci non pu essere sempre. Se cio noi continuassimo a non esercitare dalla nostra anima alcun influsso sul nostro corpo fisico ed eterico, ben presto le forze esistenti nel nostro corpo fisico ed eterico sarebbero esaurite, e la durata della nostra vita sarebbe assai breve; perch, come vedremo nel corso ulteriore di queste conferenze, appunto nella nostra anima stanno le forze che devono di nuovo penetrare nel nostro corpo fisico ed eterico, e di cui abbisogniamo nel nostro corpo eterico. Perci, in dati tempi, correnti di forza devono fluire dalla nostra anima nel corpo eterico e nel corpo fisico. Ci avviene appunto durante la notte, quando dormiamo. Allora dall'Universo, per la via dell'Io e del corpo astrale, fluiscono le forze che ci occorrono per eliminare la stanchezza. Allora vige effettivamente quella vivente connessione tra il mondo della Volont e il mondo della Saggezza e il nostro corpo fisico ed eterico. Poich l, dentro quei mondi, si dileguano, durante il sonno, il corpo astrale e l'Io, e l dentro formano dei centri di attrazione per le sostanze che ora devono penetrare dal mondo della Saggezza nel corpo eterico e dal mondo della Volont operante nel corpo fisico. Ci deve accadere durante la notte! Se, durante questo processo, l'uomo fosse veramente cosciente, vedrebbe come si svolgerebbe questa penetrazione! Se l'uomo, in generale, fosse cosciente, coi suoi errori e i suoi vizi, con tutto il male ch'egli compie nel mondo, ci produrrebbe un singolare apparato di presa per le forze che devono penetrare dall'Universo. Orribili distruzioni dovrebbero avvenire nel corpo eterico e nel corpo fisico a cagione di ci che l'uomo col suo Io e col suo corpo astrale introdurrebbe nel suo corpo fisico e nel suo corpo eterico, dal mondo della Saggezza operante e dal mondo della Volont operante.
Perci, anche qui, Divinit buone hanno provveduto affinch noi non potessimo essere presenti quando, nella notte, la giusta forza deve penetrare nel nostro corpo fisico ed eterico. Hanno cio, per questo stato, smorzata la coscienza dell'uomo durante il sonno per impedirgli di guastare, mediante i suoi pensieri che, in tal caso, sarebbero operanti, ci che altrimenti, senz'alcun dubbio egli guasterebbe.  appunto questo che, nel salire ai mondi superiori, nel percorrere il sentiero della conoscenza, ci procura, se noi lavoriamo a fondo, i massimi dolori. Troverete descritto nel mio libro L'Iniziazione come, per cos dire, la vita notturna, la vita dormente, venga, in certo modo, presa in aiuto per salire dal mondo della realt esteriore, nei mondi superiori. Quando l'uomo, dal mondo dell'Immaginazione, comincia a illuminare la sua coscienza di sonno e la compenetra di conoscenza, di esperienze, deve effettivamente cercare di eliminare s stesso, per togliere dalla sua coscienza, nel giusto modo, tutte le fonti di distruzione per il suo corpo fisico e per il suo corpo eterico. Appunto ci provoca la necessit di conoscerci veramente in modo ben preciso quando vogliamo salire nei mondi spirituali. Chi si conosce proprio bene, cessa per lo pi di amarsi; l'amore per noi stessi viene meno, quando cominciamo a conoscere noi stessi; e questo amore di s, che sempre esiste nell'uomo non ancora giunto all'autoconoscenza, ( sempre un'illusione se qualcuno crede di non amare s stesso; egli si ama pi di ogni altra cosa al mondo), questo amore di s l'uomo deve averlo superato per poter mettere da parte s stesso. Effettivamente in quest'ascesa noi dobbiamo metterci in grado di dire a noi stessi: "Quale sei, devi metterti da parte. Poich, se non riesci a mettere da parte ci che di solito puoi amare in te stesso, ci che hai in te di errori, piccinerie, pregiudizi, simpatie e antipatie ecc., se non puoi mettere da parte tutto ci, la tua ascesa proceder in modo che, a cagione dei tuoi errori, pregiudizi, piccinerie ecc., certe forze si frammischieranno in ci che deve penetrare in te affinch tu possa raggiungere la chiaroveggenza. Esse fluiranno allora nel tuo corpo fisico e nel tuo corpo eterico, e in tal caso vi saranno tanti errori, tanti processi di distruzione". Finch nel sonno non abbiamo coscienza, finch non possiamo salire nel mondo della chiaroveggenza, Divinit buone ci proteggono affinch le correnti che fluiscono dal mondo della Volont operante e dal mondo della Saggezza operante possano penetrare nel nostro corpo fisico e nel nostro corpo eterico. Quando invece noi innalziamo la nostra coscienza nel mondo della chiaroveggenza, nessuna Divinit ci protegge pi (perch la protezione ch'esse ci dnno consiste appunto nel fatto di toglierci la nostra coscienza), allora noi stessi dobbiamo eliminare tutto ci che  pregiudizio, simpatia, antipatia ecc. Dobbiamo mettere da parte tutto ci, perch se abbiamo in noi ancora qualche egoismo o desiderio personale, se siamo in condizione di formulare questo o quel giudizio partendo da sentimenti personali, tutte queste cose sono ragioni per le quali noi danneggiamo la nostra salute, cio il nostro corpo fisico ed eterico, quando ci sviluppiamo per ascendere nei mondi superiori.
 straordinariamente importante che noi riconosciamo nettamente tutto ci. Perci possiamo accogliere in noi la persuasione di quanto sia importante che, nella vita ordinaria, durante il giorno, venga tolta la possibilit all'uomo di esercitare qualche influsso sul suo corpo fisico e sul suo corpo eterico, pel fatto che i nostri pensieri, come noi li concepiamo quando ci troviamo entro il nostro corpo fisico e il nostro corpo eterico, non hanno nulla a che fare con la realt, sono inefficienti, e per conseguenza non possono nemmeno essere decisivi nei riguardi della realt. Di notte s, possono essere decisivi. Ogni pensiero errato distruggerebbe il corpo fisico e il corpo eterico; tutto ci che ora  stato descritto ci apparirebbe davanti agli sguardi; il mondo dei sensi ci apparirebbe come un mare di Volont operante, e dietro a quello ci apparirebbe, come operante attraverso quella Volont e sferzando quella Volont sia verso l'alto sia verso il basso, la Saggezza che edifica il mondo, ma in modo che col suo vibrare suscita continuamente i processi del sorgere e del perire, del nascere e del morire. Questo  il mondo del Vero, nel quale cos penetriamo con lo sguardo: il mondo della Volont operante e il mondo della Saggezza operante. Quest'ultimo, per,  il mondo del sorgere e del perire, delle continue nascite e delle continue morti. Questo appunto  il mondo che  il nostro, e ch' estremamente importante di conoscere. Poich, se una volta lo si conosce, si comincia effettivamente a trovare un mezzo importante per aumentare la nostra devozione a gradi sempre pi alti, poich ci sentiamo intrecciati in continue nascite e in continue morti, e perch veniamo a sapere che, con ogni cosa che noi facciamo, noi ci collochiamo, in certo modo, entro questo processo del nascere e del morire. E ci che  buono diventa allora per l'uomo qualcosa di cui egli non soltanto dice: "Questo  buono e mi riempie di simpatia". No, ora comincia a sapere che il buono, cio il Bene, nell'Universo  qualcosa di creativo e significa dovunque il mondo del divenire. E, del Male, l'uomo sente dovunque che  come un'emanazione di distruzione. Questo  un importante trapasso ad una nuova concezione del mondo, nella quale non si potr pi sentire il male altrimenti che come l'Angelo della Morte che percorre il mondo, e in cui il Bene non si potr sentire altrimenti che come il creatore di continue nascite universali, in grande e in piccolo. E, dalla Scienza dello Spirito, l'uomo che comprende quello che cos pu essere detto, trarr il presentimento di come egli possa, per mezzo di questa concezione spirituale, approfondire la sua concezione del mondo; poich giunger a sentire immediatamente che il mondo del Bene e il mondo del Male non sono soltanto quelli che ci si presentano nella Maya(2) esteriore, dove col nostro giudizio noi veniamo soltanto a collocarci di fronte al Bene e al Male, non trovando null'altro se non che l'uno ci  simpatico e l'altro antipatico. No, il mondo del Bene  il mondo delle Forze creative, e il Male  l'Angelo sterminatore che percorre il mondo con la sua falce. E, facendo il Male, noi aiutiamo l'Angelo sterminatore, prendiamo in mano noi stessi la sua falce, e partecipiamo ai processi di morte e di distruzione. Le idee che noi accogliamo su base spirituale hanno un'azione vivificante su tutta la nostra concezione del mondo. Questo  il forte elemento che l'umanit deve accogliere, a partire dall'epoca presente, verso l'evoluzione culturale dell'avvenire; perch di ci gli uomini avranno bisogno. Finora hanno provveduto per gli uomini le buone Divinit; ora invece  venuto il tempo della nostra quinta epoca di coltura postatlantica, in cui i destini dell'uomo, il Bene e il Male, devono di nuovo essere posti, pi o meno, nelle sue proprie mani. Perci  necessario che gli uomini sappiano che cosa significhi il Bene come principio creatore, e che cosa significhi il Male come principio apportatore di morte.
...
.
...
TERZA CONFERENZA
...
.
...
Misteri della vita - Perturbazione dell'equilibrio a causa di interventi dominanti sin qui - L'irregolare connessione dei quattro arti della natura umana
Dalla conferenza di ieri abbiamo potuto vedere come il corpo fisico dell'uomo sia connesso con ci che chiamiamo il nostro mondo dei sensi. Abbiamo veduto che il corpo fisico umano , per cos dire, della stessa sostanza che troviamo nel mondo esteriore dei sensi e che ieri abbiamo riconosciuto essere veramente Volont. Di modo che possiamo dire che nel mondo esteriore dei sensi abbiamo Volont operante, e anche nel corpo fisico umano abbiamo anzi tutto, secondo la realt, Volont operante. Infatti, secondo la realt, il corpo fisico umano  anch'esso una parte del mondo esteriore dei sensi. Dietro al mondo dei sensi abbiamo trovato il mondo del sorgere e perire, e in esso, come suo vero essere, abbiamo trovato ci che possiamo chiamare Saggezza operante. E da questa sostanza della Saggezza operante  a sua volta formato ci che chiamiamo il corpo eterico umano. Orbene, in questi due corpi umani, l'eterico e il fisico, sono inseriti ci che chiamiamo il corpo astrale e l'Io, poich l'uomo in toto, quale ci appare sulla terra,  connessione, una connessione retta da leggi, di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io.
A questo punto dobbiamo inserire una considerazione che potr essere alquanto difficile per il momento, ma che, una volta fatta, c'introdurr straordinariamente a fondo nella comprensione del mondo e specialmente dell'essere umano come tale. Dovremo poter presupporre, fin da principio, che questi corpi: fisico, eterico, astrale e Io, siano connessi tra loro in una certa maniera. Solo colui che, sulla base di una sviluppata chiaroveggenza, pu darsi alla contemplazione di questa connessione dei quattro corpi o arti della natura umana, riceve l'impressione - se considera l'uomo cos com' attualmente nel mondo (e noi vedremo quanto sia importante considerare una volta questa impressione) - di come veramente questi quattro arti della natura umana siano irregolarmente connessi nell'uomo odierno ed  costretto a dirsi: In questa connessione dev'essersi una volta prodotto del disordine". Investigando i quattro arti dell'entit umana, si ha dunque l'impressione ch'essi non sono veramente connessi come dovrebbero essere, ma in modo irregolare; devono una volta esser stati messi in disordine. Tale  l'impressione. E nel toccare questo punto dei misteri della vita potrete nuovamente vedere quali immense profondit siano contenute nei documenti religiosi occulti giustamente compresi.
Vedremo infatti sempre meglio che ci che s'intende parlando di questo disordine  espresso in modo meraviglioso nella Bibbia con le parole che Lucifero dice all'uomo quando lo vuol tentare e sedurre: "I vostri occhi saranno aperti e voi distinguerete il Bene e il Male". In queste parole v' una profondit incommensurabile; non vogliono dire soltanto: i vostri occhi saranno aperti; gli occhi stanno qui a rappresentare i sensi in genere. Se comprendiamo le parole di Lucifero nel giusto modo, possiamo tradurle cos:
"Tutti i vostri sensi agiranno altrimenti di come veramente dovrebbero agire se voleste obbedire soltanto agli Dei e non a me", cio a Lucifero. Per l'influsso di Lucifero i sensi operano, per cos dire, in un'altra forma di come opererebbero.  certamente assai difficile per l'uomo attuale rappresentarsi come agiscano questi sensi, e dovr dire molte cose che vi parranno grottesche, volendo spiegarvi come questi sensi agirebbero veramente se, per opera di Lucifero, non si fosse introdotto il disordine nella connessione dei quattro arti della natura umana. Si devono dir cose che paiono grottesche, perch gli uomini, quali sono, non possono affatto immaginarsi che, secondo l'origine, qualcosa di ben diverso da ci che gli uomini sperimentano ora, potrebbe esser giusto. Se si chiedesse agli uomini attuali: Per che cosa sono fatti veramente gli occhi dell'uomo?", nulla sarebbe pi naturale per loro che rispondere: "Naturalmente, per vedere!". E, in certo senso, si pu dire che l'uomo avrebbe ragione di ritener matto chi affermasse:	Gli occhi non sono fatti per vedere"! Ma, in realt, al principio dell'evoluzione umana gli occhi dell'uomo non dovevano affatto servire a vedere; soltanto attraverso alla seduzione di Lucifero essi sono giunti a esser tali da vedere cos come vedono oggi. Voglio dire che quella ch' veramente la forza visiva dell'uomo non avrebbe dovuto attraversare l'occhio e andare verso l'esterno fino ai cos detti oggetti, ma avrebbe dovuto giungere veramente solo fino all'occhio; e, se le cose fossero andate secondo le intenzioni originarie degli Dei, l'uomo avrebbe dovuto veramente, in ogni atto visivo, in ogni attivit visiva, rendersi immediatamente cosciente del suo proprio occhio; vale a dire, non avrebbe dovuto vedere un oggetto esteriore, ma avrebbe dovuto veramente sentire il suo occhio. Avrebbe dovuto diventar cosciente dell'attivit che si svolge nell'occhio come tale; mentre oggi egli non  cosciente dell'attivit del vedere, ma  cosciente soltanto di ci che avviene mediante l'attivit dell'occhio; diventa cosciente di ci che gli si presenta come oggetto esteriore. Ma assai prima che davanti all'oggetto l'uomo avrebbe dovuto afferrare s stesso nel suo vedere; avrebbe dovuto divenire cosciente di s gi nell'occhio, avrebbe dovuto sentire l'attivit dell'occhio come tale.
L'uomo d'oggi non  veramente in grado di mettersi in questo rapporto con l'occhio, se non ha attraversato una speciale evoluzione occulta. Con la mano invece pu farlo, perch distingue, almeno, se con la mano afferra un oggetto, oppure se si limita a muoverla liberamente senza mta, in modo da rendersi conto soltanto dell'attivit propria della mano. Se l'uomo dirige la sua forza visiva soltanto verso l'occhio, egli non vede nulla. Per l'uomo attuale  cos, ma, originariamente, non era stato preordinato cos; bens era stato preordinato che l'uomo, prendendo in considerazione il suo occhio o il suo orecchio, o uno qualunque dei suoi organi sensori, percepisce la Volont operante, e immerso in essa la riconoscesse dal modo particolare in cui il suo occhio ne sarebbe stato toccato. E per l'occhio avrebbe dovuto essere lo stesso com' per la mano. Afferrando qualcosa, sentite che l'oggetto  duro se fate una certa fatica a piegarlo, che  molle se lo piegate con facilit. Ma voi sentite veramente ci che fate con la vostra mano. Cos sarebbe anche per l'occhio. Si sentirebbe solamente l'occhio; si sentirebbe, per cos dire, l'occhio come immediatamente collegato con la Volont operante, se il corpo eterico fosse inserito nel giusto modo entro il corpo fisico. Se non che il corpo eterico non  giustamente inserito nel corpo fisico. Ma questo  solo un esempio del disordine che esiste nell'uomo. Nessun arto dell'entit umana  inserito negli altri arti in modo giusto; tutto nell'uomo , per cos dire, in disordine. Se l'influsso luciferico non fosse avvenuto al principio dell'evoluzione terrestre, ogni connessione tra i quattro arti dell'entit umana sarebbe stata diversa. Oggi vogliamo appunto chiarirci come pel disordine introdotto nella connessione dei quattro arti della natura umana, attraverso l'influsso di Lucifero, sia avvenuto qualcosa di molto speciale.
Da prima esprimer la cosa schematicamente, aiutandomi con una tabella (cfr. pag. 96).
Prendiamo anzi tutto il rapporto del corpo fisico col corpo eterico in esso inserito. Se il corpo eterico, com'era originariamente intenzione delle Divinit dirigenti, fosse stato versato entro il corpo fisico in modo perfettamente regolare, l'uomo sperimenterebbe tutto intorno a s ( difficile trovar parole per queste cose) come un continuo fluire di Volont operante; l'uomo percepirebbe dovunque Volont operante differenziata, e negli effetti della Volont percepirebbe una certa differenza, a seconda ch'egli divenisse cosciente di dirigere sul mondo gli organi dei suoi occhi, o dei suoi orecchi, o altri. Questi organi, nella loro diversit, gli darebbero soltanto l'occasione di percepire in modi diversi la Volont, ma ovunque l'uomo sentirebbe Volont fluente. Ci avverrebbe se, come abbiamo detto, il corpo eterico fosse inserito giustamente nel corpo fisico, com'era stato preordinato dalle Divinit dirigenti. Ma non  cos; il corpo eterico non  completamente penetrato nel corpo fisico umano, esso ha abbandonato, per cos dire, a s stesso un pezzo del corpo fisico, di modo che non lo compenetra completamente, e il corpo fisico ha, per certi riguardi, un soprappi di attivit propria che non dovrebbe avere. Vi sono dunque, nel corpo fisico umano, dei punti che non sono completamente compenetrati dal corpo eterico, come dovrebbero essere secondo le intenzioni originarie delle Entit divino-spirituali che dirigono l'evoluzione terrestre. E questi punti, nei quali il corpo fisico non  completamente compenetrato dal corpo eterico, sono quelli dove si formano gli organi dei sensi. In seguito a ci, gli organi dei sensi hanno preso la loro forma attuale, e in ogni organo sensorio si trova il fatto stranissimo che vi avvengono effetti meramente fisici, i quali sono, per modo di dire, quasi esclusi dagli effetti vitali generali.
Pensate che nell'occhio avete qualcosa che potete paragonare agli effetti meramente fisici di una camera oscura, di un apparato fotografico.  come se una parte fosse sottratta all'integrale compenetrazione da parte del corpo eterico. Infatti  cos. E lo stesso  del singolare orecchio interiore dove nel labirinto si ha come una tastiera. Il corpo eterico  stato in certo modo respinto, e vi sono nel corpo fisico attivit proprie, di natura fisica, le quali non vengono compenetrate in modo corrispondente dal corpo eterico; da ci nascono quelle che chiamiamo sensazioni. Noi sperimentiamo i colori pel fatto che per l'occhio il corpo eterico non compenetra in modo giusto l'organo, cos che dentro l'organismo sono racchiusi effetti meramente fisici. Ed  cos per tutti i sensi; in tutti i sensi il corpo fisico ha un sopravvento sopra il corpo eterico. Possiamo dunque dire che, in primo luogo, abbiamo da fare col singolare rapporto fra corpo fisico e corpo eterico, cio con una preponderanza del corpo fisico sul corpo eterico. Se non ci fosse questa preponderanza del corpo fisico, tutto il mondo dei sensi esteso intorno a noi, cos come  oggi, non esisterebbe, e l'uomo sarebbe collegato con tutto il mondo circostante in modo che percepirebbe tutto come Volont fluente, operante. Se non ci fosse una siffatta preponderanza del corpo fisico sul corpo eterico, l'uomo non si sentirebbe affatto passivo, ma attivo, come si sente attivo quando stende la mano ad afferrar qualcosa.  dunque un fatto straordinariamente interessante, che risulta realmente a un'osservazione superiore occulta dell'entit umana: tutto il mondo dei sensi si fonda sul fatto che, in certo modo, il corpo eterico  stato respinto al di fuori degli organi dei sensi, e che cos abbiamo in noi qualcosa che  mero mondo fisico.
Ora, in secondo luogo, veniamo al rapporto del corpo eterico col corpo astrale. Anche il corpo astrale non compenetra nel giusto modo il corpo eterico, ma anche qui c' nella natura umana una preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale. Gi con una forza chiaroveggente di poco conto si pu presto scoprire una preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale. Infatti, se una tale preponderanza non ci fosse, l'uomo, tra l'altro, non potrebbe mai piangere. Quando si osserva un uomo che piange, un uomo che secerne dalle glandole degli occhi quel singolare liquido salato, si scopre che, allora, si svolge una troppo grande attivit del corpo eterico rispetto all'inserita attivit del corpo astrale. L'uomo non  in grado di sperimentare completamente entro il suo corpo eterico ci ch'egli sperimenta astralmente; il corpo eterico ha una preponderanza sopra il corpo astrale, e questa preponderanza si esprime nel fatto che il corpo eterico agisce di rimbalzo sul corpo fisico e ne spreme fuori le lagrime. Ma ci avviene per tutte le secrezioni glandolari e, in genere, per tutti i processi di secrezione glandolare che avvengono nel corpo umano; essi si fondano tutti sopra una preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale e questa preponderanza, questo equilibrio turbato, con l'estendersi al corpo fisico, si esprime cos che ne seguono appunto le secrezioni delle glandole. Senza di ci nell'attivit glandolare non avverrebbe una secrezione, ma l'attivit del corpo astrale, se coincidesse col corpo eterico, si esaurirebbe nella mobilit interiore e nell'attivit interiore delle glandole. Le glandole non secernerebbero nulla, ma si esaurirebbero in s stesse; nessuna materia ne verrebbe spremuta fuori. Vedete dunque che, dinanzi a un'osservazione occulta, appaiono assai rilevanti le conseguenze della seduzione luciferica. Ad esempio, se nell'ordine universale non si fosse introdotto Lucifero, l'uomo non suderebbe mai; l'attivit che cos si esprime rimarrebbe nell'interno dei rispettivi organi, sarebbe un'attivit che si esaurisce nell'interno, sarebbe movimento. Possiamo dunque dire che, in secondo luogo, abbiamo una preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale. Se deriviamo la vera natura del nostro mondo dei sensi dalla prima preponderanza, e diciamo che il prevalere del corpo fisico sul corpo eterico  ci che produce veramente il peculiare aspetto del nostro mondo dei sensi, possiamo anche dire che il prevalere del corpo eterico sopra il corpo astrale produce quello che possiamo chiamare il nostro sentimento, la nostra sensazione di noi stessi. Perch la sensazione complessiva che l'uomo ha di s, in quanto essa si esprime nel sentire il proprio corpo, deriva da questa preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale. Dunque la sensazione puramente corporea, il generale sentimento corporeo,  ci che viene portato ad espressione soggettivamente da questa preponderanza.
Ed ora, se vogliamo proseguire questa considerazione, non dobbiamo procedere schematicamente; perch colui che volesse procedere ora schematicamente avrebbe facile gioco, potrebbe dire: "Gi, egli ha costruito una preponderanza del corpo fisico sopra il corpo eterico, poi una preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale; ora, come terza, verrebbe una preponderanza del corpo astrale sopra l'Io". Ma ci sarebbe la costruzione di uno schema secondo principii puramente intellettuali; cos, naturalmente, non si arriva a nulla. La considerazione non pu venir proseguita in questo modo. Se qualcuno ci comunica alcunch intorno a fatti occulti, e noi vogliamo poi proseguire schematicamente a ragionar con l'intelletto, di fronte alla realt ci troveremo sempre fuori di strada. Non si pu semplicemente proseguire con l'intelletto; alle volte si pu andare avanti per un certo tratto, ma poi cpita sempre qualcosa di diverso. Cos qui, come terza, si deve riconoscere una preponderanza inversa, una preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico. Ora, in terzo luogo, va di nuovo considerato il rapporto del corpo astrale col corpo eterico, e allora l'osservazione occulta scopre una preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico. Questa preponderanza , per cos dire, addirittura il fatto pi importante riguardo all'osservazione dell'uomo. Poich, se osservate l'uomo nel senso pi grossolano, cio proprio materialisticamente, egli potrebbe apparirvi quale  veramente descritto in molti libri materialistici: come un grande apparato digerente, come un apparato che mangia e digerisce e costruisce il suo corpo con le sostanze che, mangiando, ha ingerite, ha elaborate ecc. Effettivamente, nelle concezioni materialistiche del mondo non trovate l'uomo descritto altrimenti che su per gi come un grande apparato ingerente e digerente; cio un apparato che accoglie le materie da fuori e le assimila di dentro, riportandole nel modo pi vario ai muscoli, alle ossa, ai tendini e cos via. Quando si considera l'uomo, prescindendo da ci ch'egli  pel fatto che percepisce un mondo sensibile, e pel fatto che in una sensazione corporea generale egli ha e percepisce certe secrezioni glandolari; se si guarda soltanto alla materialit dell'alimentazione e a ci che avviene delle materie da quando vengono ingerite fino a quando sono elaborate in sangue e messe in circolazione nel sangue; se si considera ci che l'uomo , nel senso pi grossolano, si ha il processo materiale che, in ultima analisi,  l'espressione fisica di ci che esiste come preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico. Ricorderete bene che quando, in genere, contempliamo spiritualmente il mondo, dobbiamo vedere dietro ad ogni elemento sensibile un elemento spirituale: il sensibile non  propriamente che la manifestazione esteriore; dietro a tutti questi processi grossolani dell'alimentazione e dell'assimilazione dobbiamo vedere, come forze spirituali, la preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico. Di modo che possiamo dire: "Questa preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico si esprime nei normali processi vitali organici in quanto questi sono fisici; dunque, nei normali processi vitali fisico-organici".
Cos abbiamo ottenuto un risultato molto singolare, e vi prego di considerarlo bene. Cercate di capire come ci che il materialismo considera sovente come l'uomo intero, ci ch' la cura principale per la maggioranza degli uomini, cio l'accogliere il cibo e portarne le sostanze ai diversi organi del corpo, esista unicamente pel fatto che una volta, a cagione dell'influsso luciferico,  avvenuto uno spostamento che ha prodotto una preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico. Vuol dire che, se al principio dell'evoluzione umana non ci fosse stato Lucifero, e se questi non avesse spostato, nel modo descritto, il corpo astrale e il corpo eterico, l'uomo non mangerebbe, non digerirebbe n assimilerebbe le materie cos come fa attualmente. Quello dunque che materialisticamente si considera come l'essenziale nell'uomo,  un'azione puramente luciferica, non  altro che il prodotto di uno spostamento tra corpo astrale e corpo eterico. Per mezzo di Lucifero dunque il corpo astrale ha aumentato alquanto la sua attivit, per cui ha ottenuto una preponderanza sopra il corpo eterico. Ci gli  stato dato da Lucifero, e per questo fatto veramente l'uomo ha cominciato ad accogliere in s alimenti grossolani. L'uomo non era punto costruito per accogliere alimenti grossolani, ma avrebbe dovuto avere un modo e un grado di esistenza per cui non avrebbe avuto affatto bisogno di accogliere alimenti grossolani. Questo fatto ci palesa meravigliosamente che attraverso alla seduzione di Lucifero  stato causato ci che possiamo chiamare la cacciata dal Paradiso. Infatti, essere in Paradiso non vuol dire altro che essere un'Entit spirituale, e non aver bisogno di accogliere alimenti fisici e di elaborarli in s. Questa  la cacciata dal Paradiso;  dunque ci che alla maggior parte degli uomini materialistici appare come il sommo piacere. Gli uomini non sono stati puniti soltanto dal fatto di dover accogliere e assimilare alimenti materiali, ma sono stati puniti doppiamente: perch ci che nei simboli della Bibbia era apparso ai primi uomini come la massima perdita, il nutrimento fisico divenuto necessario dopo la cacciata dal Paradiso, per la maggioranza degli uomini si  convertito nel massimo godimento. Gli uomini si sono cambiati al punto che l'esistenza fuori del paradiso  diventata per loro il massimo godimento.  certamente assai strano doverci render conto di queste cose, ma dobbiamo pur farlo!
Finalmente arriviamo a un quarto rapporto, cio al rapporto dell'Io col corpo astrale; e qui, a causa dello spostamento luciferico, ha luogo una preponderanza dell'Io sopra l'attivit del corpo astrale. Ora, vedete quello che noi non abbiamo! Non abbiamo una vera preponderanza del corpo astrale sopra l'Io. Essa appunto non c'. Questi fatti non si devono guardare schematicamente, ma bisogna procedere secondo l'osservazione, e sapere che il rapporto tra il corpo astrale e il corpo eterico esiste in doppio modo, mentre qui si ha soltanto una preponderanza dell'Io sopra il corpo astrale. Vale a dire che l'Io non sta rispetto al corpo astrale com'era stato preordinato originariamente, prima che avvenisse l'influsso luciferico: ma  pi egoistico, pi egoico di quanto avrebbe dovuto essere. Ci avvenne attraverso l'influsso luciferico. Per comprendere che cosa avvenne veramente, affinch si stabilisse questa preponderanza ch' il quarto dei gradini da noi accennati, dobbiamo osservare quale sarebbe il rapporto giusto tra l'Io e il corpo astrale.
Questo rapporto giusto possiamo riconoscerlo soltanto in quanto, per cos dire, lo ristabiliamo. Poich cos come l'uomo  oggi nel mondo, cio sottoposto all'influsso luciferico, il rapporto tra l'Io e il corpo astrale non  in ordine; l'Io ha una preponderanza. L'uomo  pi egoico di quanto dovrebbe essere. Abbiamo gi fatto le considerazioni che ci conducono a riconoscere come l'Io dovrebbe veramente essere. L'Io diventa quale lo rende un rapporto regolare quando l'uomo, con saggia, energica e paziente autodisciplina, si appropria le facolt che abbiamo enumerate: meraviglia, venerazione per ci che si scopre; sentimento di saggia armonia, e devozione. La posizione che l'Io assume allora di fronte al corpo astrale d a un'osservazione spassionata l'impressione che l'Io abbia preso una posizione giusta, che l'Io abbia annullato ci ch'era penetrato mediante l'influsso luciferico. Il rapporto originario pu essere ripristinato soltanto con lo sviluppare al massimo grado le dette quattro qualit dell'anima. E in che rapporto sta allora l'Io rispetto al corpo astrale? Ecco il fatto singolare! E potrete gi scorgerlo seguendo con attenzione certi capitoli del mio libro L'Iniziazione. Nella condizione in cui l'uomo si trova attualmente, egli  di continuo intimamente impigliato nel suo pensare, sentire e volere. Sar ben difficile trovare nella coscienza esteriore una condizione in cui l'uomo sia solamente nel suo Io, indipendentemente dal suo pensare, sentire e volere. Provatevi, ad esempio, ad afferrare il puro pensiero dell'Io. Vi sentirete addirittura, come si suol dire "mancare il fiato".
Da ci vedete la difficolt di arrivare a quest'Io anche solo come pensiero, senza dire poi della difficolt di farlo realmente sgusciar fuori dal pensare, sentire e volere. Quando l'uomo vive nella sua anima nel modo solito, la sua anima viene percorsa da estrinsecazioni di pensiero, sentimento e volont; anche di brame; allora l'uomo col suo Io non  mai separato dal pensare, sentire e volere. Ma, invece, ci che si raggiunge attraverso ai quattro stati descritti  la capacit di star fuori del pensare, sentire e volere, e di poterli guardare, come qualunque altra cosa, fuori di noi. I nostri propri pensieri devono diventarci indifferenti quanto gli oggetti posti fuori di noi; cos che non diciamo pi: "io penso", ma il nostro pensare ci appare come un processo che veramente non ci riguarda affatto. E lo stesso deve accadere per il sentire e il volere. Ogni persona che rifletta solo un poco sulle caratteristiche della sua anima, deve dirsi: "Una cosa simile possiamo figurarcela come un ideale, come un ideale raggiungibile Ma l'uomo  effettivamente cos amalgamato col suo pensare, sentire e volere, che gli  straordinariamente difficile uscirne, e andare per il mondo con questo sentimento: "Io vado per il mondo portando sempre con me un secondo individuo che mi sta attaccato perch io sono cresciuto con lui, ma che mi appare come una specie di "doppione"; qualcuno pensa, sente e vuole accanto a me; ma io sono un altro sono ci che sono nel mio Io; e cammino accanto a ci che porto in giro con me come una trinit, come tre sacchi, dei quali uno  riempito del mio pensare, l'altro del mio sentire e l'altro del mio volere". Ma finch non siamo arrivati a tradurre in pratica questa "teoria dei tre sacchi" non ci possiamo fare una giusta idea di questa posizione dell'Io di fronte al pensare, sentire e volere, quale era originariamente intesa dagli Esseri divini, prima che l'influsso luciferico si accostasse all'uomo. L'uomo era destinato ad essere lo spettatore di s stesso, non a sperimentarsi interiormente. In che cosa  consistita la vera e propria tentazione, la tentazione originaria? Diciamolo nel modo pi familiare possibile:  consistita nel fatto che Lucifero (voglio ora un poco tradurre) s' accostato a questo Io umano, che l'uomo avrebbe dovuto mantenere nella sua purezza accanto al corpo astrale che gli era gi stato dato sulla Luna, e ha detto: "Guarda un po', o uomo,  ben noioso andare in giro cos, con quest'unico centro "Io sono", e limitarsi a guardare tutto il resto; sar molto pi divertente se ti sommergi nel tuo corpo astrale! Io ti dar la forza d'immergerti nel tuo corpo astrale, e tu non resterai fermo, unilateralmente col tuo Io, limitandoti a guardare il tuo doppione: ma t'immergerai in lui, e di ci che ti verrebbe a mancare, mentre ti sommergi nel tuo corpo astrale, e che ti darebbe come il senso di annegare, ti risarcir io dandoti un po' della mia forza,. Allora l'Io si sommerse, e affinch non annegasse, gli fu inoculata la forza luciferica. E la forza luciferica che l'uomo ha accolto cos,  la preponderanza dell'Io sopra il corpo astrale,  la maggiore egoit, ch' propriamente una lucifericit. Ma che cosa  in realt? Come ci appare nella vita? A tutta prima, questa lucifericit, questa troppo grande egoit, ci appare nella vita per il fatto che siamo appunto amalgamati coi nostri pensieri, e poi anche coi nostri sentimenti e impulsi volitivi. Prima di tutto, coi nostri pensieri. Davvero l'uomo non sarebbe mai arrivato alla stramba idea (perdonate questa espressione, pazza per il mondo esterno, ma appropriata) di possedere una ragione in s stesso, di pensare i pensieri in s stesso, bens avrebbe saputo che i pensieri sono fuori di lui, ch'egli dunque ha da guardare il pensiero. L'uomo avrebbe sempre contemplato, finch il pensiero non gli fosse stato dato, finch non gli fosse stato rivelato ci verso cui il pensiero era rivolto. Questo  descritto, per esempio. nella mia Filosofia della Libert. L'uomo non sarebbe mai giunto all'idea: "Devi connettere insieme ogni sorta di pensieri, devi giudicare in te". Il giudicare in s, indipendentemente da ogni rivelazione,  lucifericit in noi. Cos tutta la ragione, in quanto l'uomo la considera come sua propriet,  in realt un errore; ed  solo conseguenza della seduzione luciferica il fatto che all'uomo sia venuta l'idea di possedere una ragione sua. Ed ora comprenderete che anche la ragione umana  sorta, in certo modo, a causa di uno spostamento, e che questa ragione non pu essere affatto competente per la comprensione umana della realt.
Spesso ho fatto osservare come appaia molto comprensibile che un uomo, il quale si appoggia sulla sua ragione, dica: "Se voglio comprendere la risurrezione nel Mistero del Golgota, io devo semplicemente cancellare la mia ragione; perch tutto ci che la ragione dice  in contraddizione con la risurrezione". Cos dice l'uomo del XIX secolo, cos dice anche il teologo, in quanto  un teologo liberale del XIX secolo. Ma come pu egli in genere aspettarsi che il Mistero del Golgota, cio un'azione che appunto non doveva essere intrecciata con elementi luciferici, che sta totalmente fuori della sfera di Lucifero, ch' avvenuta per vincere la sfera del dominio luciferico, come pu egli aspettarsi di poterla comprendere con ci che gli viene da Lucifero, cio con la sua propria ragione? Nulla  pi naturale del fatto che con la nostra ragione queste cose non si possano mai comprendere; perch essa  un dono luciferico e non  atta a comprendere le cose che non siano connesse con l'azione di Lucifero. Questo  il nesso pi profondo di questo fatto. Se il Mistero del Golgota fosse comprensibile con la ragione umana, allora, miei cari amici, non ci sarebbe stato bisogno che il Mistero del Golgota avvenisse, sarebbe stato perfettamente inutile. Esso  avvenuto appunto per pareggiare di nuovo lo spostamento che si era prodotto a causa dell'influsso luciferico; cio appunto per curare l'uomo da quella singolare presunzione, da quella strana superbia della ragione, che si estrinseca nel fatto che l'uomo vuol tutto comprendere con la sua ragione. Questo  il punto che ci pu far intendere come la ragione come tale sia veramente limitata. Ho protestato spesso contro l'asserzione che la conoscenza umana sia limitata, ma la ragione come tale  limitata.
CORPO FISICO - CORPO ETERICO
1. Preponderanza del corpo fisico sul corpo eterico.
a) Mondo dei sensi
CORPO ETERICO - CORPO ASTRALE
2. Preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale.
b) Sentimento generale corporeo
CORPO ASTRALE - CORPO ETERICO
3. Preponderanza del corpo astrale sul corpo eterico. Normali processi vitali fisico-organici.
IO - CORPO ASTRALE
4. Preponderanza dell'Io sul corpo astrale.
...
.
...
OSSERVAZIONE - In b Lucifero e Arimane s'incontrano.
Se ora osservate la tabella che cos ci  risultata, direte: "Qui si riconosce donde  veramente cominciato l'originario disordine". Quale dev'essere stato il primo disordine nella seduzione luciferica? Naturalmente, la preponderanza dell'Io sopra il corpo astrale.
Tutto l'influsso luciferico ha preso le mosse dal fatto che all'Io venne aggiunta forza luciferica, che quest'Io si mescol impuramente col pensare, sentire e volere, e ottenne poi la preponderanza luciferica sopra il corpo astrale. In causa di ci, a sua volta, il corpo astrale ottenne una sua propria preponderanza sopra il corpo eterico. E ormai l'equilibrio nell'uomo era turbato.  come se per opera dell'influsso luciferico fosse stato dato un colpo sul corpo astrale; questi a sua volta lo ha continuato e ha ottenuto la sua preponderanza sul corpo eterico. Ma qui la cosa non va pi in l. Il corpo eterico non trasmette semplicemente il colpo, ma fa come quando si picchia sopra una palla elastica e il colpo va solo fino a un certo limite, dopo il quale la palla rimbalza. Possiamo parlare di un sopravvento del corpo astrale sul corpo eterico, ma poi la situazione s'inverte. Ora il corpo eterico rimbalza e ottiene una preponderanza sopra il corpo astrale. Questa  la preponderanza invertita segnata al numero 2. Poi viene la preponderanza del corpo fisico sopra il corpo eterico; ambedue rimbalzano. Che cosa li fa rimbalzare? Il fatto che mentre qui ha agito Lucifero per dare il colpo, dall'altro lato, nel corpo fisico e nel corpo eterico, il colpo viene rimandato da Arimane. Cos che, effettivamente, nel centro, dove da un lato c' la preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale e del corpo fisico sopra il corpo eterico, e dall'altro c' la preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico e dell'Io sopra il corpo astrale, Arimane e Lucifero vengono a cozzare insieme. In questo, punto s'incontrano. C' nell'uomo un punto di mezzo, dove nella loro propria entit Lucifero e Arimane si incontrano. Ivi l'uomo ha occasione o di vibrare con Lucifero e di far penetrare il corpo astrale dentro il corpo eterico pi di quanto sia bene, o di accogliere l'urto di Arimane e di far rimbalzare il corpo eterico pi addentro nel corpo astrale che non sia giusto e regolare. Con queste azioni di forze abbiamo a che fare.
Ora ci toccher di renderci conto che ormai non abbiamo pi a che fare se non con azioni di forze. Riconosciamo che in nessun luogo, tranne che in quell'unico punto dove il corpo astrale ha una preponderanza sopra il corpo eterico, e dove abbiamo trovato la elaborazione delle materie, l'ingestione dei cibi e l'assimilazione di essi, in nessun altro luogo abbiamo riscontrato azioni materiali. E qui ci viene incontro, per cos dire, la necessit di indagare una volta occultamente, da un certo punto di vista, la natura di ci che  veramente la materia, la sostanza.
...
.
...
QUARTA CONFERENZA.
...
.
...
Le esperienze della materia nello spazio e le esperienze dell'anima nel tempo - Configurazione e movimento della vita animica in formazioni non spaziali - Sorgere dello spazio dalla forma che si spezza e sorgere della materia dallo Spirito che si frantuma
Ci che ordinariamente si chiama materia diventa comprensibile all'uomo soltanto mediante rappresentazioni relativamente difficili. E se nel senso occulto vogliamo gettare luce sull'essenza della materia, della sostanza, dobbiamo prima d'ogni altra cosa chiederci quale sia la peculiarit pi spiccata di ci che ordinariamente chiamiamo materia. Orbene, se si procede senza preconcetti, si dovr pur riconoscere che la peculiarit pi spiccata d'ogni materia  la qualit di riempire uno spazio, l'estensione nello spazio. Infatti a nessuno, di fronte a ci che gli sorge nell'anima, di fronte a un sentimento, a un pensiero o anche a un impulso volitivo, verr in mente di dire che la volont o il pensiero o il sentimento riempiono uno spazio. Ognuno riconosce subito che sarebbe una sciocchezza il voler affermare che un qualsiasi pensiero, ad esempio, il pensiero di un eroe  di 5 metri pi grande che il pensiero di un uomo ordinario. Volendo andare in fondo, si scorge subito che a ci che sono veramente i nostri stati d'animo, i nostri processi animici, non si pu affatto attribuire l'estensione, la qualit di riempire uno spazio. Ora si potrebbe certamente dire che c' un altro contrassegno per la materia; e sarebbe che la materia deve avere un peso. Ma questa qualit del peso non  cos semplice, e lo vedremo ancora nel corso di queste conferenze. Infatti, se ci poniamo di fronte al mondo solo contemplando, nell'immediata visione e osservazione non possiamo affatto scorgere alcunch del peso, ma ci accorgiamo invece dell'estensione, dell'occupazione di spazio. Ora sappiamo che questo "essere esteso" si calcola ordinariamente secondo le tre dimensioni che si enumerano per lo spazio: altezza, larghezza e lunghezza o profondit.  una verit generale, vorrei dire banale, che gli oggetti sono estesi nello spazio secondo le tre dimensioni. Dunque l'estensione nelle tre dimensioni dovrebbe essere riconosciuta, per cos dire, come la caratteristica pi spiccata di ci che  materiale. Ciascuno, se riflette a quanto abbiamo detto prima, cio che di fronte a ci che vive nell'anima non si pu parlare di occupazione di spazio, dovr dirsi che esiste qualcos'altro, oltre alla spazialit, oltre alla materia o sostanza, che appunto riempie lo spazio. Gi tra le osservazioni che si possono far sul piano fisico, c' senza dubbio anche quella che nelle esperienze animiche non ci sono processi e stati estesi nello spazio.
Orbene, se considerate altrettanto spassionatamente le esperienze dell'anima, come le esperienze della materia nello spazio, troverete assai presto un'altra peculiarit senza la quale le esperienze animiche come tali non possono esistere. E cio, spassionatamente, non possiamo far a meno di riconoscere come le esperienze animiche si svolgano nel tempo. Sebbene non possiamo dire che un sentimento, un impulso volitivo, siano, ad esempio, lunghi cinque metri o capaci di cinque metri cubi, dobbiamo pur sempre ammettere che le cose che noi sentiamo e pensiamo, in quanto sono esperienze dell'anima, si svolgono nel tempo, e che non solo ci occorre un determinato tempo per sperimentarle, ma che l'una viene prima e l'altra dopo; che, insomma, ci che sperimentiamo nell'anima  soggetto al tempo. Ora sta di fatto che, nella nostra realt e in tutto ci che ci circonda, e che noi stessi siamo, condizioni di spazio e di tempo sono effettivamente mescolate insieme; e specialmente nel mondo esterno le cose si svolgono in modo da essere bens estese nelle spazio, ma da svolgersi anche l'una dopo l'altra nel tempo; richiedono di per s un certo tempo. Da ci, gi prima di entrare nelle verit occulte, sorger la domanda: "In quale rapporto sta, in genere, lo spazio col tempo?". Qui, in un ciclo di conferenze antroposofiche, tocchiamo in maniera, vorrei dire, supremamente innocente, una questione ch' sempre andata pel mondo come una grande questione filosofica, e intorno alla quale, figuratamente parlando, si sono rotte innumerevoli teste: il rapporto del tempo con lo spazio. Ora, mentre, come ho detto, ci accostiamo a questa questione in modo supremamente innocente, non vi riuscir forse molto facile seguire i pensieri qui esposti su questo rapporto del tempo con lo spazio, perch probabilmente la maggior parte di questo uditorio non ha avuto una speciale preparazione filosofica. Ma se vi adoprerete a seguir questi pensieri, vedrete come essi siano infinitamente fecondi e come, specialmente se li elaborate nella meditazione, voi li potrete sviluppare.
In tal caso,  bene che partiate anzi tutto dal tempo che voi sperimentate nella vostra propria anima. Chiedetevi per come sperimentate il tempo nella vostra propria interiorit. Voglio ora parlare pi chiaramente, e cio pregarvi di non prendere in considerazione il tempo che leggete sull'orologio; cos, naturalmente, non fate che confrontare la vostra vita interiore con processi esteriori. Dunque, prescindete completamente dalla lettura del tempo sull'orologio o da altri processi esteriori. Cercate solo di chiedervi, cos come la domanda pu venir posta alla vostra anima: "Come e fin dove si manifesta il rapporto di tempo nella nostra anima?" E qui, per quanto possiate riflettere, e per quanto a fondo possiate considerare la questione, non potr venirvi in mente null'altro di determinante, riguardo al tempo, se non ancora questo: che potete ora pensare un pensiero, il quale viene suscitato in voi da una percezione esteriore. Voi vedete o ascoltate qualcosa, e allora nella vostra anima sorge un pensiero o una rappresentazione, e se vi chiedete pi precisamente quale sia veramente il rapporto tra voi stessi e questa rappresentazione o questo pensiero, dovrete dirvi che, mentre avete il pensiero, siete veramente voi stessi il pensiero. Provate un po' a riflettere a fondo sopra questa cosa, e vedrete che, mentre siete occupati da quel pensiero, nel vostro essere pi intimo siete voi stessi il pensiero. Sarebbe pregiudizio credere d'avere, nel contempo, anche la rappresentazione: "Io sono" o simili. L'"Io sono" non c', mentre voi stessi siete dediti al pensiero. Voi stessi siete il pensiero. Dovrete gi far uso di una certa abilit, se, accanto al pensiero che avete, volete essere anche qualcos'altro.
A tutta prima l'uomo si effonde tutto nel pensiero o nel sentimento che gli sono immediatamente dati. Ma supponiamo che lasciate suscitare in voi un pensiero da questo pezzo di gesso: se prescindete da ogni altra cosa, se vi abbandonate solamente alla rappresentazione gesso, che viene suscitata dalla percezione, il vostro proprio interno sar una cosa sola con la rappresentazione "gesso". Ma se ormai avete formato questa rappresentazione, e vi viene in mente che anche ieri avete veduto del gesso, voi confonderete la rappresentazione del gesso, che vi  data immediatamente, con ci che come gesso avete sperimentato ieri. E se considerate esattamente il pensiero che vi identificate immediatamente col gesso d'oggi, vi accorgerete pure che, cos come vi identificate col gesso d'oggi, non potete identificarvi col gesso di ieri. Il gesso di ieri dev'esservi rimasto come una rappresentazione della memoria. Se dunque realmente diventate una cosa sola con la rappresentazione "gesso" di ora, allora il gesso di ieri  diventato, nel vostro proprio interno, qualcosa di esteriore; vale a dire, il gesso d'oggi  la vostra vera interiorit d'oggi, ma la vostra rappresentazione-ricordo  qualcosa a cui bens guardate indietro, ma che, di fronte alla rappresentazione d'oggi,  per voi qualcosa di esteriore. E cos  per tutto ci che avete sperimentato nell'anima, ad eccezione del momento attuale. Il momento attuale , volta per volta, il vostro interno; tutto ci che avete sperimentato, lo avete eliminato,  gi fuori della vostra interiorit. E, se volete avere un'immagine, potete rappresentarvi che il momento attuale, con le rappresentazioni che avete,  il serpente, e ci che avete eliminato  la pelle smessa del serpente.  come se il serpente abbia smessa e lasciata dietro di s una pelle, e poi un'altra, e un'altra ancora; cos tutte le vostre rappresentazioni eliminate sarebbero qualcosa di esteriore, di fronte alla vostra interiorit che, volta per volta,  attuale; vale a dire che, fin dove voi vi ricordate, avete continuamente fatto, per cos dire, di ci ch'era interno, una cosa esterna, perch fate della rappresentazione del gesso che avete ora qualcosa di esterno nel momento successivo, in quanto passate ad un'altra rappresentazione. In voi avviene una continua esteriorizzazione: il vostro interno diventa subito una cosa esterna, come una pelle. La vita animica consiste nel fatto che l'interno diventa continuamente esterno; cos che nella nostra interiorit, in questo interiore processo spirituale, noi possiamo distinguere il vero e proprio interno dall'esterno, e tutto ci entro l'interiorit. Siamo ancora nell'interiorit, ma in questa stessa interiorit abbiamo da distinguere due parti: quella del nostro proprio interno, e quella del nostro interno ch' divenuto esterno.
Il processo che ora abbiamo veduto compiersi, con l'esternarsi dell'interno,  ci che produce il contenuto della nostra vita animica: perch, se riflettete un po' anche su ci, riconoscerete di poter chiamare anima vostra tutto ci che avete sperimentato dalla vostra prima infanzia in poi. Un uomo che avesse dimenticato tutto ci che ha vissuto da allora in poi, avrebbe veramente perduto il suo Io. Di modo che in questa possibilit di mandare dietro a noi i ricordi, e di conservarli tuttora come spoglie, consiste la realt della nostra vita animica. Ora questa realt della vita animica si pu pensare configurata nel modo pi vario. Vi prego di porre attenzione al fatto che veramente ad ogni momento la vita dell'anima  configurata diversamente che in un altro momento. Supponete di passeggiare fuori, in una bellissima notte stellata, oppure di stare ascoltando una sinfonia di Beethoven; in ognuno di questi momenti avete identificato col vostro interno una vasta sfera della vita animica. Supponete di lasciare dietro di voi quella chiara notte stellata per entrare in una stanzuccia povera e oscura; sar come se la vostra vita animica si fosse improvvisamente rattrappita; non conterrebbe pi che poche rappresentazioni; e cos pure, finita la sinfonia, riguardo alle rappresentazioni del vostro udito voi siete tutti raggricchiati; e sopra tutto quando dormite, avete la vostra vita animica totalmente rattrappita, finch al risveglio non si dilata di nuovo. Abbiamo dunque un continuo configurarsi della vita animica; e se volessimo ora disegnare tutto ci (sarebbe naturalmente solo un simbolo, poich dobbiamo disegnarlo spazialmente, mentre intendiamo parlare del tempo che non  spaziale), se vogliamo disegnarlo, possiamo configurarlo nel modo pi vario. Qui, nel punto a, sarebbe rattrappito, in b si dilata di nuovo. Dovremmo pensarlo configurato nel modo pi vario, mentre c  sempre il contenuto della vita animica. Dal simbolo potete gi riconoscere (e questo non fa altro che mostrare visibilmente ci che non  visibile) il dilatarsi e il restringersi della vita animica. Una vita animica che ascolta una sinfonia  pi ricca di un'altra che sente solo un'unica battuta. Si pu dunque dire che la vita animica si dilata e si rattrappisce, ma in ci non deve mescolarsi nessuna rappresentazione spaziale. Durante questo dilatarsi e rattrappirsi, avviene senza alcun dubbio un movimento spirituale interiore: movimento! Vita animica  movimento.
Ora per dovete pensare il movimento solo cos come l'abbiamo descritto, non gi come un movimento nello spazio. E questo dilatarsi e restringersi d delle forme; cos che abbiamo movimento, e l'espressione esteriore del movimento in certe configurazioni, in certe forme. Ma tutto ci senza forme spaziali; le forme qui intese non sono forme spaziali, ma sono forme della vita animica che si allarga e si restringe. E che cosa vive qua dentro, in questo estendersi e restringersi? Che cosa vive qua dentro, veramente? Ebbene, vi accosterete gi, vorrei dire, alla realt, se riflettete un po' a ci che deve vivere qua dentro. Qua dentro vivono le vostre sensazioni, i vostri pensieri e impulsi volitivi, in quanto tutto ci  spirituale. Tutto ci , per cos dire, l'acqua che ondeggia, che si muove in forme, ma sempre spiritualmente. Ed ora vi occorre ancora una sola rappresentazione per penetrare tutto ci. Abbiamo detto: "Qua dentro vivono pensieri, rappresentazioni, sentimenti, impulsi volitivi". Ma gli impulsi volitivi sono, in certo modo, qualcosa di pi fondamentalmente necessario che non i pensieri stessi; perch, se riflettete che questa vita animica pu venir messa in movimento a volte pi rapido, a volte pi lento, scorgerete nel vostro interno ch' veramente il volere stesso a mettere tutto in movimento. Se spronate il volere, potete portare in un pi rapido flusso i pensieri e i sentimenti; se la volont  pigra, tutto ci scorre pi lentamente. Vi occorre la volont, per allargare questa vita animica. Sicch, procedendo in ordine, abbiamo: Volont; poi tutto ci che vive nei sentimenti, nelle rappresentazioni, e che, dentro la nostra vita animica (dico vita animica),  ci che possiamo prendere come espressione della Saggezza; poi abbiamo il movimento, il dilatarsi e il restringersi; e finalmente abbiamo la formazione, la forma che appare come espressione del movimento. Potete distinguere precisamente entro la vostra vita animica: Volont, Saggezza, Movimento e Forma. Ci vive e trama entro la vita animica.
 peccato che non possiamo prolungare il nostro corso per un mese; si potrebbe parlare con maggior precisione. In tal caso vedreste che si pu dare un fondamento a ci che abbiamo detto, che cio, nella nostra propria vita animica si svolge ci che ha, per cos dire, la sua radice nella volont, e che poi contiene in s saggezza e movimento e forma. Ora riconoscerete in modo singolare che la sequenza che abbiamo qui registrata per la vita animica si accorda in modo meraviglioso coi nomi che abbiamo potuto dare alla serie delle Gerarchie, dagli Spiriti della Volont, della Saggezza, del Movimento, agli Spiriti della Forma. E, in certo qual modo, aprendo cos la nostra propria vita animica, abbiamo afferrato per un lembo le Gerarchie, le abbiamo veramente clte l dentro. Esse ci si mostrano in modo affatto singolare nell'interiore vita animica, e si mostrano cos che la loro azione  assolutamente non spaziale. E se anche non avessimo ottenuto null'altro con ci che abbiamo detto, abbiamo per lo meno ottenuto le prime rappresentazioni circa un'importante qualit di queste quattro Gerarchie: Spiriti della Volont, Spiriti della Saggezza, Spiriti del Movimento e Spiriti della Forma; la qualit cio ch'esse sono non spaziali. La "Forma" dunque  intesa a tutta prima come formazione non spaziale, operante in modo animico-spirituale. Ci  molto importante. Dunque, se parliamo delle forme che vengono create dagli Spiriti della Forma, non si tratta di forme spaziali esteriori, ma di formazioni interiori che giungono soltanto alla nostra coscienza e che possiamo afferrare nello svolgimento della nostra vita animica. Ma qui tutto si svolge solamente nel tempo; senza tempo non potreste affatto rappresentarvelo. Dovete, prescindendo dal disegno che non significa nulla per la cosa stessa, rappresentarvelo (in quanto rimanete nella vita animica) in maniera non spaziale.
Se dunque noi diciamo che gli Spiriti della Volont hanno operato da prima sull'antico Saturno, gli Spiriti della Saggezza sull'antico Sole, gli Spiriti del movimento sull'antica Luna, e gli Spiriti della Forma sulla Terra, dovremmo dire, tenendo d'occhio soltanto la qualit puramente interiore degli Spiriti della Forma: "Gli Spiriti della Forma hanno creato l'uomo sulla Terra in modo ch'egli aveva ancora una forma invisibile". Ci si accorda bene con quanto ci  risultato anche ieri. Al principio della sua vita terrena, gli Spiriti della Forma hanno dato all'uomo, anzi tutto, forme invisibili, non spaziali. Ora dobbiamo a tutta prima osservare che anche tutti gli oggetti esteriori che incontriamo, che anche tutto ci che scorgiamo nel mondo esterno per mezzo dei nostri sensi, non  altro, appunto, che un'espressione esteriore di una spiritualit interiore. E dietro ad ogni oggetto esteriore materiale spaziale dobbiamo cercare qualcosa di simile a ci che vive nella nostra anima stessa. Naturalmente ci non si offre ai nostri sensi esteriori, ma sta dietro a ci che i sensi esteriori ci presentano.
Orbene, come potrebbe ora venir rappresentato un operare che andasse oltre gli Spiriti della Forma, oltre ci che questi creano come forma non ancora spaziale? Intendiamoci bene, ora il nostro quesito : "Se questo operare, da Volont, Saggezza, Movimento, Forma, procede oltre, pi in l della Forma, che cosa avviene allora?". Cos va posto il quesito. Vedete, se nell'Universo un processo  arrivato fino alla forma che si mantiene ancora totalmente nello spirituale-animico, che non  ancora una forma spaziale; se il processo  arrivato fino a questa forma soprasensibile, allora il passo successivo  possibile soltanto a patto che la forma, come tale, si rompa. E questo  precisamente ci che si presenta allo sguardo occulto. Quando certe forme, che sono create sotto l'influsso degli Spiriti della Forma, si sono sviluppate fino a una data condizione, le forme s'infrangono. E se ora rivolgete lo sguardo alle forme infrante, a qualcosa che nasce per il fatto che forme, le quali sono ancora soprasensibili, s'infrangono, allora avete il trapasso dal soprasensibile al sensibile-spaziale. E forma infranta  materia. La materia, l dove appare nell'Universo, per l'occultista non  altro che forma rotta, spezzata, frantumata. Immaginate che questo gesso sia invisibile come tale, ed abbia questa singolare forma di parallelepipedo, e, come tale, sia invisibile, ed ora prendete un martello e picchiate rapidamente il pezzo di gesso in modo da frantumarlo, da mandarlo in tanti piccoli pezzi; allora avrete spezzato la forma. Supponete che nel momento in cui rompete la forma, l'invisibile diventi visibile, e avrete un'immagine per il nascere della materia. Materia  Spirito che si  sviluppato fino alla forma, e poi si  spezzato, frantumato, sgretolato.
LA MATERIA  UN AMMASSO DI MACERIE DELLO SPIRITO.  straordinariamente importante considerare appunto questa definizione: materia  dunque, in realt, Spirito, ma Spirito frantumato.
Ora, miei cari amici, pensandoci ulteriormente, vi direte: "Eppure incontriamo forme spaziali, come, ad esempio, le belle forme cristalline; vediamo pure nei cristalli venirci incontro forme molto belle... e tu dici che tutto ci che  materiale  un ammasso di macerie dello Spirito,  Spirito frantumato! Per farvene una certa rappresentazione, pensate un getto d'acqua che cade (a); supponete ch'esso sia invisibile, che non lo possiate vedere. Pensate di contrapporgli qualcosa (b). Per il fatto che il getto d'acqua cade su questo b, si frange in tante goccie (c). Ora supponete che il getto d'acqua che cade sia invisibile, mentre ci che si  frantumato  diventato visibile. Avreste allora qui un getto d'acqua frantumato, e di nuovo avreste un'immagine della materia. Ma ora dovete eliminare dal vostro pensiero l'ostacolo contrapposto qua sotto, perch ci non esiste, ci presupporrebbe gi che vi fosse materia. Dovete immaginare che, senza che vi sia un siffatto ostacolo, la materia, mentre si organizza spiritualmente a forma,  soprasensibile,  in movimento, poich il movimento precede la forma. Nulla esiste, e in nessun luogo, all'infuori di ci che  compenetrato dalle azioni degli Spiriti del Movimento. Il movimento, la forma, arrivano fino a un dato limite, dove si paralizzano in s stessi e in s stessi s'infrangono. La cosa principale  che noi comprendiamo che ci che a tutta prima  animico-spirituale s'irradia, ma ha soltanto una data forza di slancio, e, giunto al punto limite di questa forza di slancio, rimbalza in s stesso e, cos facendo, si frantuma; di modo che, dovunque vediamo sorgere materia, possiamo dire che a base di questa materia sta un elemento soprasensibile, il quale  giunto al limite della sua azione e a quel limite scoppia. Ma, prima di scoppiare, ha interiormente-spiritualmente ancora le forme. Ora, dopo che si  frantumato, nei singoli frantumi crollanti agisce ancora ci che esisteva come forma spirituale. Dove quest'azione permane energica si continuano, dopo lo spezzettamento, le linee delle forme spirituali, e, dopo che il pezzo si  frantumato, i frammenti che rimbalzano descrivono delle linee in cui si esprime ancora un effetto postumo delle linee spirituali. Da ci sorgono i cristalli. I cristalli sono riproduzioni di forme spirituali che, per cos dire, conservano ancora, per propria forza propulsiva, la direzione originale, nel senso contrario.
Ci che vi ho descritto qui  quasi per intero quello che risulta all'osservazione occulta dell'idrogeno. L'idrogeno appare come un getto che prorompe verso di noi dall'infinito, che si paralizza in s stesso e polverizzandosi si disperde, in modo che noi lo dovremmo disegnare press'a poco come se le linee andassero oltre il segno e conservassero la loro forma com' nel disegno 4.
Una particella d'idrogeno si presenta dunque press'a poco come un getto invisibile che viene da infinite vastit dello spazio e che alla fine si rompe in spruzzaglia. Dovunque, insomma, la materia  ci che si pu chiamare spiritualit infranta. La materia non  veramente altro che Spirito, ma Spirito frantumato.
Ed ora devo presentare alla vostra anima un altro pensiero difficile che si riattacca a ci che ho detto in principio. Ho detto che nella stessa interiorit animico-spirituale distinguiamo un esterno e un interno. Tutte le dimensioni spaziali sono originate, in verit, da questi contrasti, cos che, dovunque abbiate a tutta prima una dimensione spaziale, potete considerarla come partente da un qualche punto. Questo  l'interno; e tutto il resto  esterno. Per la superficie la linea  un interno, tutto il resto  un esterno ecc. Cos lo spazio non  altro che ci che nasce quando lo Spirito deve infrangersi e cos passa all'esistenza materiale.
Ora  straordinariamente importante tener d'occhio quanto segue. Pensate un po' che questo infrangersi dello Spirito nella materia avvenga in modo ch'esso, a tutta prima, s'infranga, si frantumi, senza trovare gi prima qualche materia esistente; si franturni, si spezzi per forza propria, e non trovi dunque alcun ostacolo esteriore. Supponiamo quindi che questo infrangersi avvenga, per cos dire, nel vuoto. Quando lo Spirito s'infrange nel vuoto, ne nasce materia minerale. In questo primo caso, dunque, lo Spirito deve veramente, uscendo dallo Spirito, spezzarsi in s stesso; da ci nasce allora materia minerale. Ma supponete, una volta, che questo processo non avvenga, per cos dire, verginalmente nell'Universo, ma che, invece, ci che si spezza uscendo dallo Spirito trovi gi un mondo preparato, che, dunque, ora si sviluppi, non nel vuoto, bens, diciamo, in una corporeit eterica gi esistente. Dunque, quando si sviluppa nel vuoto, nasce materia minerale, ma se, come abbiamo supposto, si sviluppa entro una corporeit eterica gi esistente, questa spiritualit che si rompe va a spruzzare in un corpo eterico. Se questa materia che si rompe e questo corpo eterico sono, come tali, gi preparati, e quindi questa spiritualit va a spezzarsi dentro una materia, non gi nel vuoto, non gi in ci che vi  di verginale nel mondo, ma nel corpo eterico; allora non nasce materia minerale, ma nasce invece materia vegetale. Quando, dunque, lo Spirito va a frangersi entro la sostanza eterica, nasce materia vegetale.
Ieri, per, ci siamo imbattuti in una sostanza eterica peculiare. Abbiamo trovato un corpo eterico che aveva una preponderanza, una prevalenza sopra la sostanza astrale; e abbiamo detto che ci proviene dagli influssi luciferici che sono stati esercitati sull'uomo. E non solo abbiamo trovato sostanza eterica avente una preponderanza sopra l'astrale, ma abbiamo anche trovato corporeit fisica avente una preponderanza sopra la sostanza eterica, sopra il corpo eterico. Anzi, questa  stata la prima cosa che abbiamo trovata. Ora, considerate questa peculiarit che veramente  sorta soltanto in conseguenza dell'influsso luciferico; questa singolare cooperazione in questo organismo umano mal combinato! L dove il corpo fisico s'incontra col corpo eterico e il corpo eterico  dovunque turbato dalla preponderanza del corpo fisico, non  come se lo Spirito semplicemente si rompesse spruzzando nella sostanza eterica, poich va a spruzzare in una corporeit che , s, corporeit eterica, ma nella quale il fisico ha la preponderanza. Orbene, se lo Spirito si rompe e spruzza in una sostanza cos preparata, nasce allora sostanza nervosa, materia nervosa. Quando dunque lo Spirito penetra nella corporeit eterica che viene sopraffatta dalla corporeit fisica, nasce la materia dei nervi.
Avete qui tre gradi di materialit. Anzi tutto la materialit solita che incontrate fuori nel mondo dei sensi, poi quella che trovate nei corpi vegetali, e poi quella che trovate nel corpo umano e nel corpo animale per il fatto che sono avvenute delle irregolarit. Ora, pensate a tutto ci che dovremmo fare se dovessimo enumerare le diverse condizioni per tutte le svariate materie del mondo. Tante cose abbiamo gi ieri veduto sorgere come irregolarit a cagione dell'influsso luciferico; abbiamo visto inoltre come a sua volta la corporeit eterica possa avere la preponderanza sulla corporeit astrale. Quando nella corporeit astrale, in cui prevale la corporeit eterica, irradia in certo modo lo Spirito, ne nasce materia muscolare. Per questo la materia dei nervi e la materia dei muscoli hanno un aspetto cos singolare che non pu essere paragonato a null'altro di ci che si trova nel mondo esterno; perch nascono in maniera cos complicata. Ve lo potete rappresentare, considerando le differenze che passano tra il far spruzzare un qualche metallo liquido anzi tutto nell'aria libera e poi nell'acqua, e il farlo sprizzare nella materia solida. Ci che oggi voglio raggiungere principalmente  di mostrarvi in quali profondit dell'essere bisogna discendere, volendo arrivare alla radice di queste cose. Infatti, se si vuole ora far spruzzare lo Spirito in ci che vi  di ancor pi materiale, dove l'Io agisce con preponderanza nel corpo astrale, se dunque lo Spirito si rompe e irradia in ci che gli viene incontro come l'irregolarit corporea che deriva dal fatto che l'Io nella sua egoit prevale sul corpo astrale, ne nasce, ma solo attraverso a molti giri, materia ossea. Come vedete, tutto dipende dunque, in sostanza, dal come la materia si rompe, si polverizza, allorch nasce dallo Spirito. Ora, tenete fermo ci che vi ho detto, sebbene non possiate seguirlo nei particolari con tutti i vostri pensieri; avrete, per, afferrato il senso dell'insieme, e cio: che si deve dovunque considerare la materia come Spirito che si frange e si polverizza, ma che a questo Spirito che si frange pu venire gi incontro qualcosa; e, a seconda di ci che gli viene incontro, esso va a frangersi e a spruzzare in questo o in quello, e ne nascono materie diversamente configurate: materia nervosa, muscolare, vegetale e cos via.
Ma ora vi si affaccer una domanda, e cio: "Che cosa sarebbe dunque avvenuto dell'uomo se non fosse intervenuto l'influsso luciferico a questo riguardo?". Gi ieri abbiamo accennato a molte cose che sarebbero avvenute, ma ora ci chiediamo che cosa sarebbe avvenuto a questo riguardo. Vedete, nervi quali l'uomo li ha oggi, non avrebbe potuto averli. Poich questi nervi, nella loro materia, nascono solo per il fatto che avviene quel rapporto irregolare. Cos pure non avrebbe potuto avere n ossa n muscoli, se non fosse intervenuto l'influsso luciferico. Insomma abbiamo visto nascere le diverse materie per il fatto che delle forme si riversano spiritualmente in qualcosa che esiste solo a causa dell'influsso luciferico: senza quell'influsso, tutte queste materie muscolari, nervose ecc. non avrebbero potuto esistere. Dobbiamo dunque chiederci, in senso ancora pi rigoroso di ieri: "Che cos' allora l'intero uomo materiale?". Quale ci appare esteriormente, egli  esclusivamente un risultato dell'influsso luciferico. Perch non avrebbe n nervi, n muscoli, n ossa, nel senso odierno, se l'influsso luciferico non ci fosse stato. Il materialismo non descrive se non quello che Lucifero ha fatto dell'uomo, di modo che il materialismo  eminentemente frutto dell'insegnamento di Lucifero, e rifiuta tutto il resto.
Come sarebbe, dunque, l'uomo se fosse rimasto paradisiaco? A tutta prima, affinch domani possiamo costruire su queste basi con rappresentazioni pi facili, voglio oggi tracciarvi un rapido schizzo di ci che l'uomo sarebbe diventato se non fosse intervenuto l'influsso luciferico. Anzi tutto, nell'evoluzione umana sulla Terra, ci sarebbe stato ci che proviene dall'influsso degli Spiriti della Forma; perch gli Spiriti della Forma furono gli ultimi Spiriti delle Gerarchie superiori che agirono sull'uomo da fuori. Ora, questi Spiriti della Forma crearono anzi tutto una forma puramente soprasensibile; nulla di spaziale. Tutto ci che si sarebbe svolto in tal caso (lasciatemelo per oggi indicare solo di sfuggita) nessun occhio esteriore avrebbe potuto vederlo, nessun senso esteriore avrebbe potuto percepirlo; poich forme puramente animiche non possono essere percepite da sensi esteriori. Ci che sarebbe avvenuto avrebbe coinciso con ci che  descritto nel mio libro L'Iniziazione, come "conoscenza immaginativa". Ci che gli Spiriti della Forma avrebbero creato anzi tutto, sarebbe stato: "Immaginazione". Dunque nulla di sensibile, bens Immaginazione soprasensibile.
Vediamo, ora, approssimativamente ci che sarebbe stato, ma vediamolo affatto schematicamente.
Avremo allora una figura immaginativa di tutto ci che gli Spiriti della Forma hanno creato come loro Immaginazione dell'uomo (1). Ci sarebbe compenetrato di quanto  rimasto all'uomo dalle creazioni delle Gerarchie precedenti; sarebbe dunque permeato di ci che  rimasto all'uomo per opera degli Spiriti del Movimento, vale a dire: movimento interiore (2), disegnato schematicamente. Ci verrebbe incontro come quella "conoscenza ispirata" che abbiamo descritta nel libro L'Iniziazione, poich questi movimenti sarebbero riconoscibili soltanto come Ispirazioni; vale a dire, l'uomo intero sarebbe di Immaginazione, e inoltre risulterebbe quello che  movimento, l'Ispirazione. E ci che dnno gli Spiriti della Saggezza sarebbe "Intuizione". Sarebbero dunque dei contenuti interiori essenziali, coi quali tutto ci sarebbe ancora, per cos dire, riempito. Noi dovremmo porre qua dentro (3) dell'Intuizione, vale a dire Entit immediate, e allora troveremmo il tutto procedente dal Cosmo, come ravvolto in un uovo d'aura che sarebbe il prodotto degli Spiriti della Volont (4). Questa sarebbe la natura umana soprasensibile che consisterebbe di contenuti i quali sarebbero accessibili soltanto a una conoscenza puramente soprasensibile. Per quanto fantastico ci possa apparire, ci  l'uomo reale; , per dirlo simbolicamente, l'uomo paradisiaco, che non consiste di quei contenuti materiali dei quali consiste ora, ma ch' assolutamente essenza soprasensibile.
Che cosa  dunque avvenuto, per effetto dell'influsso luciferico? Per l'influsso luciferico le Immaginazioni sono state, per cos dire, sprizzate fuori con Spirito che si frangeva, vale a dire con materia; e ci che in tal modo  divenuto, lo abbiamo oggi, come sistema osseo umano. Il sistema osseo  l'uomo "immaginato" riempito di materia. Ma la materia non fa parte del vero e proprio uomo superiore, bens, pel fatto che l'influsso luciferico  avvenuto, essa  stata sprizzata in ci che altrimenti sarebbe stato solo immaginativo. Mentre dunque, altrimenti, si sarebbe potuto passare comodamente attraverso un uomo, (se ci non fosse un non senso), queste Immaginazioni si sono, anzi tutto, rattrappite, e, inoltre, sono state riempite di materia ossea. Attualmente, se si vuol passare attraverso all'uomo, si va a cozzare contro le ossa; egli  diventato impenetrabile. Ci che  degli Spiriti del Movimento, e riempito di materia muscolare, e ci che sarebbe da percepire come Intuizione,  riempito di materia nervosa. E solo al di l di questo, comincia il soprasensibile, in cui gi  da considerarsi il corpo eterico dell'uomo, il quale, dunque,  gi soprasensibile, ed oggi non  che l'elemento materiale pi sottile, il quale appare appunto come le pi sottili emanazioni dell'eterico, ci che sta a base della materia ancor pi fine della materia nervosa, e non viene nemmeno preso in considerazione.
Cos l'uomo  veramente un essere reso grossolano al massimo grado. Perch, se fosse divenuto quello che avrebbe dovuto divenire, secondo le intenzioni e le idee originarie degli Dei, egli non avrebbe ossa, e la sua forma consisterebbe di ossa soprasensibili, immaginative; egli non avrebbe muscoli, come apparati di movimento, ma avrebbe sostanza soprasensibile che si muoverebbe in lui, mentre ora ci che si muove  dovunque imbottito di sostanza muscolare. Ci che gli Spiriti del Movimento hanno dato come movimento soprasensibile  diventato il movimento fisico nei muscoli; e ci che gli Spiriti della Saggezza hanno dato come Intuizione, nell'uomo percepibile ai sensi  divenuto la materia nervosa che si  inserita nell'Intuizione. Se dunque, nei libri di anatomia, trovate indicato il sistema osseo, potete pensare: "Ci avrebbe dovuto essere, originariamente, una pura Immaginazione, mentre invece, dall'influsso luciferico e arimanico,  stato reso cos grossolano quale ci appare oggi nelle dense, grosse, dure ossa, che possono spezzarsi; cos solidificate sono qui le Immaginazioni! Ed ora, direste ancora che l'uomo non pu trovare gi nel mondo fisico un riflesso del mondo immaginativo? Colui che sa che questo scheletro umano  l'effigie di un'Immaginazione, quando guarda uno scheletro riconosce assolutamente un'effigie del mondo immaginativo. E quando vedete raffigurato l'uomo muscolare, dovrete veramente dirvi: "Questa  una figura affatto contro natura,  davvero, interiormente, qualcosa di menzognero, perch anzi tutto io lo vedo riprodotto, mentre invece dovrei spiritualmente udirlo". In verit, dunque, si tratta di ci: che il movimento ritmico  soprasensibilmente riempito di materia muscolare che non dovrebbe avere; e ci che non  materia, non dovrebbe essere veduto, ma dovrebbe essere udito, come le vibrazioni della musica. Si dovrebbero veramente udire le Ispirazioni. E ci che vedete riprodotto come uomo muscolare, sono le Ispirazioni dell'uomo fissate attraverso alla materia. In quanto al sistema nervoso, questo non si dovrebbe n vedere n sentire, ma percepire del tutto spiritualmente. In una considerazione cosmica del mondo,  affatto irregolare che ci che veramente si dovrebbe afferrare solo in purissima spiritualit, sia un involucro spirituale sprizzato fuori nella realt e riempito di materia fisica: che si veda ci che veramente dovrebbe essere percepito soltanto come Intuizione.
L'uscita dal Paradiso consiste assolutamente nel fatto che l'uomo, in origine, era nel mondo spirituale, vale a dire nel Paradiso, e l era costituito di Immaginazione, Ispirazione e Intuizione: era dunque in un'esistenza totalmente superterrestre. E poi, a cagione di ci ch'egli provoc in se stesso attraverso all'influsso luciferico, egli venne trattato cos da essere, per cos dire, sprizzato fuori con ci che  stato prodotto nel frantumarsi dello Spirito e nel suo divenire materia. Quest'ultima , dunque, qualcosa di cui siamo riempiti, ma che non ci appartiene. Noi la portiamo in noi, questa materia, e appunto perch la portiamo in noi, dobbiamo fisicamente morire. Questa  effettivamente la ragione della morte fisica, e di molte altre cose. Poich, mentre l'uomo ha, per cos dire, abbandonato il suo stato spirituale, egli vive qui, nell'esistenza fisica, solo finch la materia non sopraff ci che la tiene insieme. In realt, essa  tale che vorrebbe continuamente scoppiare; e la materia nelle ossa viene tenuta insieme soltanto dalla forza dell'Immaginazione. Quando la forza delle ossa prende il sopravvento, le ossa diventano incapaci di vivere. Lo stesso  dei muscoli e dei nervi. Non appena la materia delle ossa, dei muscoli e dei nervi prende il sopravvento sull'Immaginazione, l'Ispirazione e l'Intuizione, e riesce a scoppiare, l'uomo deve deporre il suo corpo fisico. Qui avete il nesso tra la morte fisica e l'influsso luciferico; domani dovremo cercare come anche il Male, le malattie, ed altre cose ancora siano venute nel mondo.
...
.
...
QUINTA CONFERENZA.
...
.
...
Il doppio essere dell'uomo: la forma che si frantuma e la sostanza irradiante - Il mistero del loro inserirsi nel Cosmo: la tecnica del Karma - L'accendersi dello Spirito attraverso la decadenza della materia - Il sangue  un succo peculiare.
La cosa pi importante nella conferenza di ieri  che da tutte le diverse complicate esposizioni abbiamo ottenuto un'idea di ci che dobbiamo a tutta prima figurarci quando parliamo di materia, di sostanzialit; e cio che per materia, per sostanzialit, dobbiamo intendere forme spirituali spezzate, per cos dire, forme spirituali polverizzate. E, appunto, nell'insieme di queste conferenze, abbiamo dovuto accennare, da questo lato, al fatto pi essenziale dell'esistenza umana, perch, come uomini, noi siamo stati intessuti in quest'esistenza materiale, perch, per cos dire, la forma spirituale che si frantuma  penetrata in noi e, come esseri terreni, ci riempie; in ci appunto consiste quello che simbolicamente  cos ben rappresentato nella cacciata dal Paradiso, la compenetrazione dell'uomo con la materia terrestre. Se avete seguito ci che abbiamo detto ieri, non solo concettualmente, ma partecipandovi alquanto con la vita dell'anima, avrete anche acquistata la rappresentazione che nell'uomo abbiamo veramente una specie di essere doppio. Pensate, ad esempio, (lo abbiamo mostrato avant'ieri) come per opera dell'influsso luciferico, sia stato inserito nell'uomo ci che possiamo chiamare le nostre percezioni dei sensi, quali le abbiamo come esseri terreni. Abbiamo indicato che queste percezioni sensorie terrene non erano state veramente destinate all'uomo fin da principio, ma che gli era stata preordinata una specie di comunione di vita con la Volont operante, e che il modo come oggi sentiamo con gli orecchi, vediamo con gli occhi, percepiamo con gli altri organi sensori,  gi un fatto che, in sostanza,  avvenuto in seguito all'influsso luciferico. Inoltre abbiamo accennato che, pi verso l'interno dell'uomo, tutto ci che ci appare nel fisico come secrezioni linfatiche  pure prodotto dallo spostamento degli arti dell'organismo umano, di cui abbiamo parlato. E, finalmente, abbiamo da ricondurre tutta l'attivit organica normale, tutta la nutrizione e l'elaborazione delle materie nel corpo umano, a una specie di eccedenza dell'attivit del corpo astrale sopra l'attivit del corpo eterico; eccedenza ch' stata pure prodotta dall'influsso di Lucifero. Ieri poi ci  risultato, guardando la cosa da un altro lato, che anche ci che chiamiamo materia nervosa, sostanza nervosa,  dovuto all'influsso luciferico; cos pure la materia muscolare e la materia ossea.
Contempliamo a tutta prima questo doppio essere umano, cos da dire: "Da un lato ci  risultato che la percezione sensoriale, l'attivit linfatica e l'intero processo organico materiale sono dovuti all'influsso luciferico, e dall'altro lato ch' dovuta all'influsso luciferico anche l'esistenza dei nervi, dei muscoli e del sistema osseo. Quali rapporti hanno tra loro questi due: l'uomo dell'attivit sensoriale, linfatica e nutritiva da un lato e, dall'altro, l'uomo costituito di nervi, di muscoli e di ossa? Quale cmpito cosmico, universale, hanno questi due nel loro accoppiamento entro la natura umana?". Ora, vi sar facile, riflettendo a ci anche senza occultismo, giungere alla rappresentazione che tutto quanto  legato alla nostra attivit sensoriale e linfatica e al nostro sistema digestivo , in fondo, qualcosa (basta guardarlo anche solo superficialmente) che, una volta svoltosi nell'uomo, appartiene veramente all'immediata transitoriet.  qualcosa che, per cos dire, l'uomo, per sua propria natura, lascia dietro di s. Rendiamoci ben conto che il fatto che noi svolgiamo le attivit organiche non serve all'eterno. Basta che guardiate a ci che insegnano la scienza o la vita quotidiana per dire: "In quanto apparati di nutrizione e digestione, siamo davvero terribilmente impigliati in questa vita.  una ruota che gira continuamente nello stesso modo". Se si vuol considerare come un particolare progresso della natura umana il fatto che l'uomo, se ne ha occasione nella vita, pu diventare nel corso degli anni un perfetto buongustaio per determinati cibi o bevande, mentre prima non lo era, c' da dire: "In questo continuo ripetersi di nutrizione, digestione ecc. si palesa ben poco progresso; in questo campo tutto si ripete sempre allo stesso modo, e nessuno si sogner di pensare che noi uomini, in quanto dobbiamo esercitare queste attivit, deriviamo da esse un carattere di eternit". Anche la secrezione glandolare ha davvero adempiuto il suo cmpito non appena  avvenuta. Naturalmente, per la vita complessiva dell'organismo essa ha un'importanza, ma non ha valore di eternit. N lo ha la percezione sensoriale come tale, poich l'impressione dei sensi viene e passa; e se pensate come sia impallidito, gi dopo pochi giorni, ci che avete accolto come impressione dei sensi, e come, in sostanza, il ricordo sia radicalmente diverso dalle percezioni dei sensi stessi, dovete dire: "Le percezioni dei sensi sono, bens, qualcosa di bello, qualcosa di rallegrante per la vita umana nell'immediata impressione e osservazione, ma certamente esse non hanno un valore di eternit". Infatti, dove sono i valori che sono stati generati per voi, miei cari amici, dalle impressioni dei sensi che avete forse avuto da bambini o da giovanetti? Dov' ci che allora  giunto al vostro occhio, al vostro orecchio? Come sono pallidi i ricordi! Se riflettete che l'uomo, in quanto  uomo dei sensi, del sistema glandolare e della digestione, non ha, per virt di queste attivit, nessun valore di eternit, se riflettete a ci, potrete ora facilmente collegare questo pensiero col pensiero generale che abbiamo espresso ieri (e che, purtroppo, in brevi conferenze pu venir solo abbozzato) col pensiero della forma che s'infrange. Mentre la forma, infrangendosi, spruzza dentro a queste attivit, fornendo cos l'organismo di forma che si spezza, vale a dire di materia, cos che ne  prodotta attivit sensoriale, secrezione glandolare, e digestione, ci si mostra pure all'evidenza che abbiamo a che fare, in questi casi, con forma che si spezza, con forma che va in frantumi, che si disgrega. Non sono che processi speciali di disgregazione della forma quelli che ci si presentano nell'attivit dei sensi, nella secrezione delle glandole, e nell'attivit digestiva; sono processi speciali, particolari di ci che, in generale, possiamo denominare processo di disgregazione della forma, o l'esplodere della forma nella materia.
La cosa  affatto diversa quando passiamo all'attivit dei nervi, dei muscoli e delle ossa dell'uomo. Ieri abbiamo potuto indicare che, in certo modo, nel sistema osseo sta davanti a noi Immaginazione, divenuta materiale; immagini divenute materiali: nel sistema muscolare, Ispirazione divenuta materiale nella mobilit; nel sistema nervoso, Intuizione divenuta materiale. Ora, ci si mostra (e qui veniamo a un'esposizione pi precisa di una cosa che nelle conferenze pi generali di Scienza dello Spirito pu essere esposta solo approssimativamente), ora ci si mostra che quando l'uomo passa per le porte della morte, a poco a poco, sia per decomposizione sia per combustione, o in altro modo, il suo sistema osseo si disgrega. Ma ci che rimane, quando il sistema osseo si disgrega materialmente,  l'Immaginazione; questa non va perduta; rimane in quelle sostanze che si attaccano a noi anche quando siamo passati per le porte della morte ed entriamo nel Kamaloka o nel Devachan(3). La figura immaginativa che noi conserviamo, quando viene considerata dal chiaroveggente veramente esperto, non  proprio simile al sistema osseo; per, quando il chiaroveggente meno esperto la lascia agire su di s, essa, perfino esteriormente nella figura immaginativa, presenta qualche somiglianza col sistema osseo umano; per cui, non senza ragione, la morte viene spesso raffigurata sotto l'immaginazione dello scheletro. Ci  dovuto a una chiaroveggenza, certamente non disciplinata, ma che, a ogni modo, non va troppo lontano dal segno. E a questa Immaginazione si unisce ora ci che rimane dei muscoli, quando materialmente si disgregano, l'Ispirazione, della quale veramente i muscoli sono soltanto l'espressione, poich non sono che Ispirazioni compenetrate di materia. L'Ispirazione ci rimane quando siamo passati per le porte della morte. Ci  molto interessante. E in modo analogo ci rimane l'Intuizione, come residuo del sistema nervoso, quando, dopo la morte, i nervi stessi vanno incontro al loro processo di decadenza o di distruzione. Tutti questi sono veri elementi costitutivi del nostro corpo astrale ed eterico.
Voi gi sapete che non si depone totalmente il corpo eterico; che ne prendiamo con noi un estratto quando siamo passati per le porte della morte. Ma non avviene solo questo; bens altro ancora. L'uomo porta continuamente per il mondo il suo sistema nervoso, e questo sistema nervoso non  altro che Intuizione compenetrata di materia. E mentre l'uomo porta per il mondo questo suo sistema nervoso, dovunque i nervi compenetrano l'organismo umano si trova continuamente Intuizione; e da questa Intuizione emana la spiritualit che l'uomo ha sempre intorno a s come un'aura irradiante. Dunque, non solo  da considerarsi ci che prendiamo con noi quando passiamo per le porte della morte, ma, a misura che i nervi si disgregano, noi irradiamo sempre Intuizione. Noi abbiamo sempre in noi una specie di processo di disgregazione, dobbiamo sempre, in certo modo, esser creati a nuovo, sebbene nel sistema nervoso si trovi il massimo di durevolezza; avviene sempre un'irradiazione che si pu percepire soltanto per mezzo dell'Intuizione. Possiamo allora dire: "Dall'uomo irradia continuamente sostanza spirituale, sostanza afferrabile intuitivamente, nella stessa misura in cui il suo sistema nervoso fisico si disgrega". Gi da questo potete vedere che, mentre l'uomo adopera il suo sistema nervoso fisico e lo consuma, e lo porta a disgregarsi, egli non  davvero privo d'importanza per il mondo. Egli ha una grande importanza. Poich, quali sostanze afferrabili intuitivamente irradiano da lui, dipende da come e per che cosa egli adopera i suoi nervi. E cos pure: mentre l'uomo adopera i suoi muscoli, ne irradiano sostanze afferrabili mediante l'Ispirazione. Questa irradiazione  tale che popola continuamente il mondo di una quantit di processi di movimento differenziati in modo infinitamente sottile. Sostanze ispirate vengono irradiate (le parole non sono formate in modo del tutto felice, ma non ne abbiamo altre). E dalle ossa dell'uomo fluisce ci che possiamo chiamare sostanza afferrabile immaginativamente. E ci  particolarmente interessante. Non per darvi una supernutrizione di risultati dell'indagine chiaroveggente, ma perch  veramente interessante, voglio dirvi che, per causa di questa irradiazione che parte dalle ossa quando si disgregano, l'uomo, in certo modo, lascia dietro di s delle immagini spirituali percepibili mediante l'Immaginazione. Dovunque noi siamo stati, restano delle fini ombre, e se tra poco uscirete da questa sala, su queste sedie rimarranno in certo modo delle fini immagini-ombre, percepibili a una chiaroveggenza acuta e ben disciplinata, fin tanto che non verranno accolte nel processo generale del mondo; fini ombre di ciascun individuo vengono irradiate dal suo sistema osseo. A queste Immaginazioni  dovuto il senso spiacevole che si ha qualche volta entrando in una stanza che  stata prima occupata da un uomo sgradevole. Ci  dovuto alle Immaginazioni ch'egli ha lasciato dietro di s. In certo modo c'imbattiamo ancora in lui, in una specie d'immagine-ombra; e, a questo riguardo, una persona alquanto sensitiva non  da meno di un chiaroveggente, poich sente disagio per ci che un altro lascia dietro di s in una stanza. Il chiaroveggente ha solo questo in pi: che pu percepire in una figura immaginativa ci che l'altro solamente sente.
Orbene, che cosa avviene di tutto quello che in tal modo irradiamo? Se riassumiamo ci che cos irradiamo, abbiamo veramente, in sostanza, tutto ci che da noi  stato operato e messo nel mondo. Poich, qualunque cosa facciamo e in qualsiasi modo, allorch, facendo una cosa, ci moviamo e andiamo in giro, mettiamo in movimento il nostro sistema muscolare e osseo. Ma anche quando non facciamo altro che giacere e pensare, irradiamo sostanza afferrabile intuitivamente. Insomma, ci che mettiamo in attivit, lo irradiamo continuamente nel mondo. Se questi processi non avvenissero, della nostra Terra, quando fosse arrivata alla mta della sua evoluzione, non esisterebbe null'altro che materia polverizzata, la quale, come polvere, trapasserebbe nello spazio cosmico universale. Ma quello che per mezzo dell'uomo viene salvato dai processi materiali della Terra, vive nel Cosmo generale, nel mondo generale, come l'elemento che pu nascere per mezzo dell'Ispirazione, dell'Intuizione e dell'Immaginazione. In questo modo l'uomo fornisce al mondo il materiale di costruzione col quale esso si edifica a nuovo. E sar questo che sopravvivr come lo spirituale-animico di tutta la Terra, quando la Terra, riguardo alla sua materialit, si disgregher come un cadavere, cos come sopravvivono la singola anima e la singola spiritualit umana quando il singolo uomo  passato per le porte della morte. L'uomo reca la sua singola anima attraverso le porte della morte; la Terra trasporta ci che  nato dalle Intuizioni, Ispirazioni e Immaginazioni degli uomini all'esistenza di Giove. Con ci abbiamo caratterizzato la grande differenza che esiste fra l'uno e l'altro di questi due esseri nell'uomo, in quanto  un essere doppio. Quello che percepisce mediante i sensi, che secerne mediante le glandole, che si nutre e che digerisce,  l'uomo ch' destinato a disgregarsi nel tempo. Quello, invece, che viene elaborato perch esistano i sistemi dei nervi, dei muscoli e delle ossa, viene incorporato alla Terra affinch possa continuare a sussistere.
Ora, per, viene qualcosa che s'inserisce come un mistero nel complesso della nostra esistenza, qualcosa che, effettivamente, poich in sostanza  un mistero, non  comprensibile per l'intelletto, ma vuol essere compenetrato e creduto dall'anima; eppure  vero. E cio: quello che in tal modo l'uomo pu irradiare nel suo ambiente, si divide nettamente in due parti: una parte di Ispirazione, Intuizione; Immaginazione, di cui, si potrebbe dire, l'esistenza cosmica universale ha bisogno, e che assorbe in s; mentre altre cose non vengono assorbite, non vengono accolte, ma respinte. Il Cosmo dichiara: "S, talune di queste Ispirazioni, Intuizioni, Immaginazioni possono servirmi; io le posso assorbire e portare su, all'esistenza di Giove". Altre, invece, non le accoglie, le respinge, e la conseguenza ne  che queste Intuizioni. Ispirazioni e Immaginazioni, poich non vengono accolte in nessun luogo, sussistono per s, continuano a restare spiritualmente nel Cosmo, non possono essere disciolte. Dunque, ci che noi irradiamo si scinde in due parti: una parte che viene accolta volentieri dal Cosmo, e una parte ch'esso respinge, che non accetta, che lascia sussistere com'. Queste ultime irradiazioni restano dunque come sono. E quanto tempo rimangono cos? Rimangono cos finch non giunge l'uomo stesso ad annullarle per mezzo di irradiazioni che siano atte a distruggerle. E, di regola, nessun'altra persona ha la facolt di distruggere le irradiazioni respinte dal Cosmo, se non quella stessa che le ha irradiate. In ci avete la tecnica del Karma, avete la ragione perch noi dobbiamo imbatterci di nuovo, nel corso del nostro Karma, in tutte quelle cose che, come Immaginazioni, Ispirazioni, Intuizioni, sono state respinte dal Cosmo. Se le dobbiamo annullare noi stessi,  perch il Cosmo accoglie soltanto ci che  giusto nei riguardi del pensiero, bello nei riguardi del sentimento, e buono moralmente. Tutto il resto esso respinge. Questo  il mistero. E ci che  falso nel pensiero, brutto nel sentimento e moralmente cattivo, se ha da cessar d'esistere, bisogna che si cancelli dall'esistenza per mezzo di altri corrispondenti pensieri, sentimenti, impulsi volitivi o azioni: altrimenti seguir l'uomo fino a tanto ch'egli non l'abbia cancellato. Qui abbiamo il punto dove ci si palesa come non sia vero che il Cosmo consista soltanto di leggi naturali neutre o si manifesti soltanto per mezzo di leggi neutre. Il Cosmo che ci circonda, che riteniamo di poter afferrare per mezzo dei sensi e per mezzo dell'intelletto, ha in s ben altre forze;  tale che respinge con severit ogni elemento cattivo, brutto, falso, mentre  avido di accogliere in s il buono, il bello, il vero. Le Potenze del Cosmo non giudicano soltanto in determinati momenti; in sostanza, questo loro giudizio  qualcosa che attraversa tutta l'evoluzione della Terra.
Ed ora possiamo rispondere alla domanda: "Com', dunque, in genere, il rapporto tra l'evoluzione dell'uomo e le Entit spirituali superiori?".
Abbiamo veduto che, da un lato, quello che possiamo chiamare l'uomo sensoriale-linfatico-digerente,  sorto per opera dell'influsso luciferico. Ed anche l'altra parte dell'uomo si pu, in certo modo, ascrivere all'influsso luciferico. Ma, mentre la prima  la parte dell'uomo soggetta alla distruzione, totalmente destinata alla temporalit, tocca all'altra parte dell'uomo salvare l'umano per la durata, per l'eternit, e portarlo a un'esistenza successiva. Tocca alla parte dell'uomo costituita di nervi, muscoli ed ossa, trasportare all'esistenza successiva ci che l'uomo sperimenta sulla Terra. Vediamo, da tutto ci, che l'uomo, in sostanza,  precipitato dalla sua altezza spirituale quando  diventato l'uomo costituito di sensi, glandole e sistema digestivo, e che, a poco a poco, egli si sforza di risalire all'esistenza spirituale, avendo ricevuto come contrappeso tutta la costituzione umana di nervi, muscoli ed ossa.
Ora,  singolare il fatto che queste eliminazioni di sostanza intuitiva, ispirativa e immaginativa possono prodursi solo per il fatto che i processi materiali si dimostrano processi di distruzione. Se i nostri nervi, i nostri muscoli, le nostre ossa, non deperissero continuamente, ma rimanessero ci che sono, noi non potremmo eliminare tutto ci; poich soltanto in seguito alla distruzione che si esprime nell'esistenza materiale avviene, per cos dire, la combustione e l'accensione dello Spirito. Se dunque i nostri nervi, i nostri muscoli, e le nostre ossa non potessero decadere e poi totalmente disgregarsi nella morte, noi saremmo condannati ad essere un ente confinato unicamente entro questa vita terrestre, e non potremmo partecipare all'ulteriore progresso avvenire. Noi saremmo un presente uniformemente rigido e pietrificato; non un'evoluzione verso l'avvenire. Effettivamente le forze che sono in gioco nell'una e nell'altra parte costitutiva dell'uomo sono come due forze che si tengono in equilibrio.
In mezzo a queste due forze, quasi mettendole in rapporto, sta quella sostanza, quella materialit di cui abbiamo gi spesso parlato, anche partendo dalle rappresentazioni antroposofiche pi generali, ma non tanto dal punto di vista dal quale ne parliamo ora; in mezzo alle due sta dunque il sangue, che anche sotto questo riguardo  un "succo peculiare". Abbiamo visto come tutto ci che abbiamo imparato a conoscere come sostanza nervosa ecc. sia divenuto qual , nel suo modo di esercitare l'attivit delle forze, per opera dell'influsso luciferico. Ma nel sangue abbiamo qualcosa che ha sofferto l'influsso luciferico immediatamente, come materia stessa. Infatti, abbiamo gi veduto che il modo in cui agirebbero l'uno nell'altro il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale, sarebbe diverso se non fosse avvenuto l'influsso luciferico; ma qui, sotto un certo rapporto, abbiamo a che fare con una specie di elementi soprasensibili che poi, a loro volta, accolgono la materia e che, dunque, soltanto per mezzo dell'influsso luciferico operano sulla materia, in modo ch'essa diventi tale. Sostanze nervose, muscolari e ossee nascono pel fatto che certi corpi dell'uomo sono connessi irregolarmente; su queste sostanze, come tali, Lucifero non ha influenza, perch le sostanze nascono soltanto in seguito al fatto ch'egli ha spostato, in certo modo, i corpi. Dunque, dov'egli si  accostato all'uomo, ha prodotto lo spostamento. Ma sul sangue egli ha un influsso diretto, in quanto materia, in quanto sostanza. Il sangue  l'unico (e perci cos peculiare) succo, nel quale si mostra immediatamente nella materia, nella sostanza materiale stessa, che, nell'uomo terrestre attuale, esso non  quale era stato preordinato, se l'influsso luciferico non fosse intervenuto. Il sangue cio  divenuto affatto diverso da ci che avrebbe dovuto divenire. Anche questo  molto strano, ma  proprio cos. Rammentate ci che abbiamo detto ieri sul modo come, in genere, si produce la materia. Abbiamo detto: la materia nasce per il fatto che la forma spirituale giunge fino a un certo limite e poi si frantuma, di modo che questa forma polverizzata rappresenta la materia. Questa  la vera e propria materia terrestre. Veramente solo nel minerale essa si presenta immediatamente cos, perch le altre sostanze vengono trasformate per il fatto che subiscono altri influssi. Ma la sostanza sanguigna, come tale,  una sostanza tutta speciale.
Originariamente, dunque, questa sostanza sanguigna, come tale, aveva anch'essa la disposizione a giungere fino a un certo limite della forma. Pensate che vi fossero dei raggi puramente spirituali di forma della sostanza sanguigna (a), e che nel punto b la loro forza fosse esaurita.
Il sangue, per la sua originaria disposizione, non avrebbe dovuto frantumarsi in modo da polverizzarsi nello spazio, ma (b), proprio al limite, avrebbe dovuto diventare materiale solo un poco, e poi rimbalzare in se stesso (punti verso l'alto), ritornare nuovamente e immediatamente nello Spirito. Cos avrebbe dovuto diventare il sangue. Dunque, per esprimermi all'ingrosso, il sangue avrebbe dovuto giungere solo fino alla formazione di una sottile pellicola, fino all'inizio della formazione materiale, in modo da uscire dallo Spirito sempre solo per un momento, da diventare materia solo un poco, fino ad essere materialmente percepibile, e poi ritornare nello Spirito e venirne nuovamente accolto. Il sangue avrebbe dovuto diventare un continuo fluttuare fuori e ritornar dentro allo Spirito. Questa sarebbe stata la sua disposizione. Il sangue avrebbe dovuto solo accendersi e risplendere nella materia, ma avrebbe dovuto veramente essere qualcosa di affatto spirituale. Cos sarebbe avvenuto, se gli uomini, al principio della loro evoluzione terrestre, avessero ricevuto il loro Io soltanto dagli Spiriti della Forma; in tal caso gli uomini sentirebbero il loro Io per la resistenza prodotta da questo momentaneo accendersi del sangue. L'uomo sentirebbe, nell'accendersi del sangue, il suo "Io sono", e questo sarebbe l'organo della sua percezione dell'Io. E questa sarebbe stata l'unica percezione sensoriale che l'uomo avrebbe avuto; le altre non sarebbero esistite, se tutto si fosse svolto senza l'influsso luciferico. Sarebbe stato un convivere con la Volont operante. L'unica percezione sensoriale ch'era stata preordinata per l'uomo era quella di percepire il suo Io nell'accendersi della sostanza del sangue e nell'immediato ritornare indietro di essa nello Spirito. Invece di vedere colori, sentire suoni, percepire sapori, come l'uomo fa ora, egli avrebbe dovuto veramente vivere nella Volont operante, avrebbe dovuto come nuotare nella Volont operante. L'uomo era stato formato cos che, dall'Universo spirituale nel quale era posto come semplice Immaginazione, Ispirazione, Intuizione, avrebbe dovuto guardar gi ad un essere sulla terra o nell'atmosfera della terra, del quale non avrebbe dovuto sentire: "Io sono racchiuso l dentro", ma avrebbe dovuto sentire: "Io guardo a quell'essere laggi, esso appartiene a me; l mi risplende incontro, come unico elemento materiale, il sangue spirituale che diventa materiale, e in quello percepisco il mio Io". L'unica percezione sensoriale che avrebbe dovuto prodursi, sarebbe stata la percezione dell'Io, e l'unica sostanza, nel mondo materiale, che l'uomo avrebbe dovuto avere, sarebbe stato il sangue in questa forma del suo momentaneo accendersi. Di modo che l'uomo, se fosse diventato tale, se fosse rimasto l'uomo paradisiaco, avrebbe dovuto guardar gi dall'Universo a ci che  destinato a simbolizzarlo su questa terra, e a dargli la coscienza dell'Io: un essere puramente spirituale consistente di Immaginazioni, Intuizioni, Ispirazioni, nelle quali sorge, col tentativo di accendersi dentro di esse, l'Io. E in questo accendersi l'uomo avrebbe potuto dire: "Io sono; poich io produco ci che di me  laggi".
 strano, ma  da dir proprio cos: "In realt l'uomo era destinato a vivere nell'ambiente circostante alla Terra". Se dunque un uomo (a) vivesse nell'ambiente circostante, egli dovrebbe produrre sulla Terra stessa la sua immagine riflessa (b), e solo grazie a questo accendersi dovrebbe rilucergli incontro il suo Io, e dire: "Laggi vi  il segno di me". L'uomo non avrebbe dovuto portare in giro con s la sua persona costituita di ossa, muscoli, nervi, vasi linfatici, pronunciando inoltre continuamente il grottesco giudizio: "Ci sono Io". L'uomo avrebbe dovuto vivere nell'ambiente circostante al pianeta terrestre, e incidere un segno nella terra, per mezzo dell'accesa forma del sangue, e dire: "Qui infiggo il mio palo, il mio sigillo, e il mio segno, che mi fa acquistare la coscienza del mio Io. Poich con ci ch'io sono divenuto attraverso all'esistenza di Saturno, Sole e Luna, io ondeggio fuori nell'Universo. Basta che io vi aggiunga l'Io; ma questo lo percepisco per il fatto che incido il mio segno laggi, e posso continuamente leggere, nel sangue che si accende, ci ch'io sono". Originariamente, dunque, noi non saremmo stati destinati, come uomini, a muoverci entro corpi di carne e d'ossa come facciamo ora, bens a girare intorno alla terra incidendo su questa i nostri segni, e in essi riconoscendo che noi siamo quello che siamo, che noi siamo un Io. Chi non tiene conto di ci non conosce l'essenza dell'uomo.
Ma Lucifero intervenne e fece s che l'uomo non avesse soltanto il suo Io come percezione sensoriale, ma sentisse come suo Io anche tutto ci ch'egli aveva gi avuto sulla Luna come corpo astrale; pensare, sentire e volere. L'Io venne mescolato con tutto ci, e ne deriv la necessit che l'uomo cadesse nella materia. La cacciata dal Paradiso  la caduta nella materia. E prima di tutto avvenne quel mutamento nel sangue dell'uomo per il fatto che il sangue non si accese pi solo per un momento, per venir subito riaccolto nella spiritualit, bens la sostanza del sangue and effettivamente pi oltre ed acquist la disposizione a polverizzarsi, come oggi si polverizza.
Di modo che la sostanza del sangue, che veramente dovrebbe ritornare nello Spirito, mentre sta per diventare materiale, spruzza invece entro il resto dell'uomo, e riempie il resto del suo organismo, adattandosi alle forze di questo organismo: a seconda che penetra, diciamo, nella preponderanza del corpo fisico sopra il corpo eterico, o del corpo eterico sopra il corpo astrale, ecc., essa diventa sostanza nervosa, muscolare, ecc. Mentre il sangue era destinato semplicemente a spruzzar su e, come materia, a riscomparire immediatamente, Lucifero fece invece penetrare il sangue nella materialit pi grossolana. Questa  l'azione immediata che Lucifero ha compiuto nella materia: egli ha fabbricato il sangue, qual  come materia, mentre nelle altre cose ha introdotto soltanto del disordine. Il sangue non esisterebbe affatto qual , ma esisterebbe solo nella sua spiritualit che arriverebbe solo fino al limite della materialit, fino allo status nascendi, e poi tornerebbe subito indietro. Il sangue, come sostanza materiale,  creazione luciferica; e in quanto l'uomo ha nel sangue al tempo stesso l'espressione fisica del suo Io, egli, su questa Terra,  legato col suo Io alla creazione di Lucifero. E poich Arimane, a sua volta, si  accostato all'uomo per il fatto che Lucifero lo precedette, possiamo dire: "Il sangue  ci che Lucifero ha gettato l affinch Arimane potesse raccoglierlo; cos che entrambi possono ora accostarsi all'uomo". Dobbiamo ancora meravigliarci che, secondo un sentimento antichissimo, Lucifero-Arimane consideri il sangue come sua propriet terrena? Dobbiamo meravigliarci ch'egli faccia scrivere i suoi patti col sangue, e ch'egli tenga a che Faust gli firmi il patto col suo proprio sangue?  proprio ci che gli compete; tutto il resto contiene, sotto certi riguardi, un elemento divino, e ci gli d un senso di disagio; anche l'inchiostro, per Lucifero,  pi divino del sangue, il quale  propriamente il suo elemento.
Vediamo cos come l'uomo abbia in s queste due "persone": quella dei sensi, dei vasi linfatici e della digestione, e quella di nervi, muscoli ed ossa; e vediamo come entrambe, nella loro grossolana materialit, con la quale vengono riversate le forze corrispondenti di queste due "persone", vengano alimentate da ci che il sangue  divenuto in virt dell'influsso luciferico. Poich pu esser riconosciuto facilmente anche dalla scienza esteriore che l'uomo, in quanto  un essere materiale,  totalmente un prodotto del suo sangue. Tutto ci che nell'uomo  materia viene alimentato dal sangue,  veramente sangue trasformato; di modo che, dal punto di vista della materia, ossa, nervi, muscoli, glandole. tutto ci  sangue trasformato. L'uomo  veramente sangue; e in quanto  sangue,  Lucifero-Arimane stesso che viene continuamente portato in giro da noi. Solo in quanto l'uomo, dietro a questa materialit, ha ci che dal sangue viene versato nella materia, solo in riguardo a ci egli appartiene ai mondi spirituali, all'evoluzione progressiva che non rappresenta un elemento rimasto indietro. Lucifero  penetrato nel mondo pel fatto d'essere rimasto indietro a dati gradini dell'evoluzione, e cos pure Arimane.
Se teniamo conto di ci che abbiamo descritto sin qui, diremo: "Evidentemente gli uomini, dall'origine dell'evoluzione terrestre, avevano qualcosa di comune. Avevano, anzi tutto, qualcosa di molto comune nel sangue, e cio il fatto che, se fosse rimasto quale era destinato all'uomo, il sangue sarebbe rimasto una pura emanazione degli Spiriti della Forma, e nel sangue originario sarebbero vissuti in noi gli Spiriti della Forma". Questi Spiriti della Forma, come la maggior parte di voi gi sa, non sono altro che i sette Elohim della Bibbia(4). L'uomo, se avesse conservato ci che il suo sangue avrebbe dovuto essere originariamente, sarebbe stato tale che avrebbe sentito in s i sette Elohim; vale a dire, avrebbe sentito il suo Io come una settemplice entit, di cui un elemento sarebbe stato l'arto principale che corrisponde a Jahve o Jehova, e gli altri sei sarebbero stati, anzi tutto, arti secondari per l'uomo. Questa settemplicit, che l'uomo avrebbe sentito come suo Io, come introduzione dei sette Elohim o Spiriti della Forma, avrebbe dato originariamente all'uomo, se il suo sangue non fosse stato guastato da Lucifero, ci che oggi nuovamente con grande fatica ci appropriamo come settemplice natura umana. L'umanit, a cagione del suo sangue guastato, ha dovuto attendere che una settemplicit tornasse ad operare in lei, finch, in senso inverso, attraverso a sufficienti irradiazioni di sostanza intuitiva, ispirativa ed immaginativa, da parte di nervi, muscoli ed ossa, fosse divenuta matura ad accogliere nuovamente questa settemplice natura umana. Ci appunto stiamo compiendo oggi, indicando, da prima in forma astratta, quella natura dell'uomo che s'introduce nell'Io dal corpo fisico, dal corpo eterico, dal corpo astrale, da s stessa - Jahve o Jehova, - dal Manas o S Spirituale, da Budhi o Spirito Vitale, e da Atma o Uomo-Spirito. Ma l'uomo non avrebbe potuto giungere a uno speciale oscuramento degli altri sei arti, e ad una speciale chiarezza di uno degli arti, dell'Io, se non ne fosse stato dato il relativo comando a Lucifero, nel corso dell'evoluzione del mondo. E il fatto che al principio dell'evoluzione terrena sono stati particolarmente oscurati gli altri arti e reso particolarmente chiaro l'Io, cio illuminato da una pi chiara egoit,  avvenuto materialmente con l'immergere questo Io nella materia densa, affinch potesse meglio giungere alla sua propria coscienza come singolo, come unit, mentre altrimenti, dal principio in poi, si sarebbe sentito come una settemplicit.
Vediamo cos che, da un lato, l'uomo, se il suo sangue fosse rimasto qual era, sarebbe giunto ad un Io che, fin da principio, avrebbe avuto il carattere di essere diviso in sette. Pel fatto che Lucifero  stato dato come compagno all'uomo. questo ha acquistato il carattere unitario dell'Io,  giunto a sentire e a conoscere l'Io come il centro del suo essere. Possiamo quindi comprendere che, in sostanza, dato che gli stessi sette Elohim si sono dovuti da principio manifestare attraverso ad ogni Io umano, era in ci, per cui era stata data la disposizione originaria al sangue, qualcosa che univa gli uomini, che li metteva in comunione, per cui gli uomini si sarebbero sentiti come un genere umano comune. Invece in ci ch' stato dato all'uomo da Lucifero sta il fatto che l'uomo si senta come singolo Io, come speciale individualit, e si stacchi nella sua autonomia dal genere umano universale. Quindi vediamo pure che il processo universale sulla Terra si svolge in modo che da Lucifero l'uomo viene spinto a diventare sempre pi indipendente, mentre i sette Elohim lo portano a sentirsi sempre pi come parte dell'umanit intera.
Domani tratteremo del rapporto di questi fatti con la moralit e la vita complessiva dell'umanit nella sua evoluzione.
...
.
...
SESTA CONFERENZA.
...
.
...
Ci che diviene e ci che perisce - Le sette sfere delle piante e il loro centro - L'ambiente circostante lavora intorno all'uomo nel suo complesso - Fine della filosofia come scienza d'idee - Il processo spirituale di espirazione e inspirazione.
Avrete forse potuto rilevare, appunto da queste conferenze, quale essere complicato sia veramente l'uomo, e da quanti lati lo si debba studiare, per giungere alla sua essenza. Ora vogliamo soltanto accennare ancora a un fatto che, in certo modo, risulta uno dei pi importanti dell'evoluzione quando, seguendo la indagine chiaroveggente, si considera il divenire dell'uomo da tempi molto remoti fino ad oggi, e ci che per lui si prospetta nell'avvenire di tutto il genere umano. Nel corso di queste conferenze vi ho fatto osservare che, quando si educa la nostra facolt di conoscenza, il nostro impulso verso la conoscenza in modo che l'anima umana, mentre lavora per conquistarsela, assume in s gli stati che possiamo indicare come ammirazione, venerazione, saggia armonia coi fenomeni del mondo, e devozione di fronte alla vita universale: quando dunque l'anima si appropria questi stati d'animo, la conoscenza pu a poco a poco innalzarsi a distinguere, in ci che ci attornia, dove si ha da fare con qualcosa che  in divenire, che raggiunger soltanto nel futuro la sua perfezione, e dall'altro lato dove si ha da fare con qualcosa che gradualmente perisce, si estingue, muore. Nella regione del nascere e morire percepiamo proprio siffatte cose. Abbiamo appunto accennato in modo speciale al fatto che la laringe umana  veramente un organo d'avvenire, destinato ad essere in futuro qualcosa di ben diverso da ci ch' attualmente. Oggi esso comunica soltanto al mondo esterno, per mezzo della parola, i nostri stati interiori, mentre in avvenire comunicher tutto ci che siamo noi stessi; vale a dire, servir alla generazione dell'uomo intero, sar l'organo di riproduzione dell'avvenire.
Orbene, in questo complicato microcosmo, in questo complicato mondo che chiamiamo uomo, per ogni organo ch', per cos dire, al suo stato di germe, e che raggiunger poi un grado pi alto di perfezione, ce n' un altro che, in compenso,  in via di diminuire, di perire. L'organo in decadenza, che corrisponde alla laringe umana,  l'apparato uditivo. E nella stessa misura in cui andr sempre pi diminuendo l'apparato uditivo nell'uomo, fino a scomparire, la laringe diventer sempre pi perfetta, diventer un organo sempre pi importante. Possiamo misurare tutta la grandezza di questo fatto soltanto se, con l'aiuto della Cronaca dell'Akasha, guardiamo indietro ad un lontano, lontanissimo passato degli uomini(5), e poi, da ci che ivi possiamo indagare, ci mettiamo in grado di formarci una rappresentazione di ci che una volta fu veramente l'apparato uditivo: l'orecchio. Ci d grandissimo lume, per la conoscenza dell'essere umano, seguire appunto a ritroso l'evoluzione dell'orecchio, nel passato. Poich, nel suo stato attuale, questo apparato uditivo dell'uomo non  pi veramente che un'ombra di ci che fu. Esso ode oggid solo i suoni, oppure le parole che si esprimono in suoni, del piano fisico. , in certo modo, un ultimo residuo di ci che una volta fluiva nell'uomo per mezzo dell'udito, solo un ultimo resto; poich un tempo penetravano, attraverso a questo apparato, i poderosi movimenti dell'Universo intero. E come oggi, per mezzo dell'orecchio, sentiamo soltanto musica terrestre, cos nei tempi antichi penetrava nell'uomo la musica cosmica, la musica delle sfere. E come oggi rivestiamo le parole di suoni, cos una volta, con la musica delle sfere, si rivestiva la Parola divina, quella che il Vangelo di Giovanni annuncia come la Parola Cosmica, il Logos. Dal mondo spirituale, in tutto ci che, nel senso antico, pu venire indicato come udito, fluiva allora, come ora fluisce soltanto la parola umana e la musica terrena, la musica celeste, la musica delle sfere; e la musica delle sfere conteneva ci che gli Spiriti divini pronunciavano. Come oggi l'uomo, per mezzo del suo suono, della sua parola e del suo canto, costringe l'aria in date forme, cos le parole divine e la musica divina producevano delle forme.
E la pi preziosa di queste forme pu presentarcisi davanti all'anima nel modo seguente: osservate un po', se oggi pronunciate una parola, o anche solo una vocale, diciamo per esempio A, attraverso questo A si produce nell'aria la possibilit che vi si crei una forma. Cos dalla Parola cosmica penetrava nel mondo la forma, e la pi preziosa di queste forme  l'uomo stesso. L'uomo stesso, nel suo stato originario, venne pronunciato e cos generato dalla Parola divina. "Gli Dei parlarono!" E come oggi l'aria si costituisce in forme, per opera della parola umana, cos il nostro mondo prese la sua forma attraverso alla Parola degli Dei. Allora, certo, l'organo dell'udito era molto pi complicato; oggi  rattrappito. Poich ci che abbiamo oggi come organo uditivo esteriore, e che penetra nel cervello soltanto fino a una certa profondit, si allargava dall'esterno verso l'interno sopra tutta l'entit umana. E dovunque, nell'interno dell'entit umana, si allargavano le ondate con le quali la Parola divina pronunciava l'uomo nel mondo. Cos l'uomo, quando ancora veniva generato spiritualmente, veniva generata attraverso all'organo dell'udito, e cos in avvenire, quando sar nuovamente asceso, l'uomo avr un orecchio del tutto rattrappito, del tutto rudimentale. Il senso dell'orecchio sar totalmente sorpassato. L'orecchio si trova in una fase discendente; in cambio per si svilupper a pi alto splendore e a pi alta perfezione ci che oggi  soltanto in germe, la laringe. E questa, nella sua perfezione, pronuncer ci che l'uomo potr generare al mondo come ripetizione del suo proprio essere, cos come gli Dei hanno pronunciato sulla terra l'uomo, come loro creatura. Cos, in certo modo, il corso del mondo si inverte. L'uomo intero, quale abbiamo potuto contemplarlo. e quale sta davanti a noi,  appunto il prodotto di un'evoluzione discendente; e se contempliamo un organo come quello dell'orecchio, dobbiamo dire: "Quest'orecchio, ch' arrivato fino a una condensazione interiore dell'elemento osseo nei cos detti ossicini, quest'orecchio , per cos dire, nell'ultimo stadio di un'evoluzione discendente. Il senso, come tale, va scomparendo. E l'uomo si sviluppa verso il mondo della spiritualit, e i suoi organi ascendenti sono i ponti che lo portano alla spiritualit. In tale rapporto sta il mondo dei sensi col mondo dello Spirito: il mondo dei sensi ci viene segnalato da organi in via di deperimento, il mondo dello Spirito da organi ascendenti.
E cos  in tutto il mondo, fin dove questo mondo ci  dato. In tutto il mondo possiamo seguire, in certo modo, il nascere e il morire. Ed  istruttivo applicare l'idea che ci  data intorno al divenire e al perire,  importante applicarla al resto del mondo. Cos, per esempio, nel mondo del minerale ci  data una cosa che pure, in certo modo, si trova in un'evoluzione ascendente, ed  ora allo stato di germe.  il mercurio. Il mercurio  un metallo che passer attraverso a trasformazioni, ma trasformazioni verso un perfezionamento. Il mercurio, come metallo, non ha ancora polverizzato tutte le forme che ogni materia ha nello spirituale, prima di diventar materia. In avvenire potr ancora trarre cose essenziali della sua spiritualit ed assumere altre forme; cos che, nel mondo dei minerali, il mercurio, in certo qual modo, corrisponde alla laringe umana, ed anche, in certo modo, al polmone, all'organo di cui la laringe  l'appendice. Invece altri metalli, come, ad esempio, il rame, si trovano in una specie di evoluzione discendente. Ci, in avvenire, si mostrer cos: il rame non avr pi forze spirituali interiori da poter estrinsecare, ma dovr sempre pi soltanto frantumarsi, disgregarsi, diventar polvere cosmica. Concatenazioni siffatte, qui citate a guisa d'esempio, verranno studiate sempre pi, dall'epoca nostra in poi. Nel nascere e morire verranno studiate sempre pi le affinit fra i singoli regni della natura; cos, ad esempio, non solo per mezzo di prove, ma per mezzo della conoscenza immaginativa, si potr constatare una data parentela tra materie metalliche e certi organi del corpo umano, dalla qual cosa poi risulter che queste materie, la cui attivit  gi in parte conosciuta dalla comune esperienza esteriore, s'impareranno a conoscere, partendo dall'Immaginazione, appunto nella loro forza terapeutica, nella loro forza riproduttiva e ristoratrice anche sul corpo fisico umano. In generale risulteranno, nei pi svariati modi, le affinit che le singole entit hanno tra loro.
Si riconoscer cos che, nella pianta, tutto ci che riposa nel seme, ed  nella forza del seme, trova nell'uomo un'analogia di tutt'altro genere che non, per esempio, ci ch' contenuto nella radice della pianta. Tutto ci ch' contenuto nella radice della pianta corrisponde, in certo modo, al cervello umano (cfr. lo schema a pag. 172) e al sistema nervoso che vi si riallaccia. Ci arriva al punto che, effettivamente, anche il cibarsi di quel ch' contenuto nelle radici delle piante  in relazione coi processi che si svolgono nel cervello e nel sistema nervoso. Cos che, in certo modo, se l'uomo vuole che il suo sistema nervoso e il suo cervello, come strumenti fisici della vita spirituale, subiscano influssi fisici, cercher di accogliere in s, coi cibi, anche le forze che sono contenute nelle radici. In tal caso far in modo che ci ch'egli ingerisce pensi in lui, compia in lui lavoro spirituale: mentre s'egli tende meno, diciamo, ad alimentarsi di ci ch' essenziale nelle radici, se ha meno simpatia per questo alimento, si servir lui stesso, con la sua propria spiritualit, del sistema nervoso e del cervello. Vedete da ci che il cibarsi molto di radici toglie all'uomo l'indipendenza, in rapporto al suo sperimentare animico-spirituale, perch attraverso lui lavora un oggetto esterno, perch, per cos dire, il suo cervello e il suo sistema nervoso si rendono autonomi. Se dunque l'uomo vuole in misura pi elevata essere s stesso che lavora in s, dev'essere parco nel cibarsi di radici. Miei cari amici, questi non vogliono affatto essere consigli dietetici, ma soltanto comunicazioni di fatti naturali. Anzi, vi consiglio espressamente di non seguire senz'altro queste norme. Non tutti gli uomini sono tanto maturi da non aver pi bisogno che qualcosa di esterno assuma per loro la facolt del pensare; e pu accadere molto facilmente che l'uomo non ancora maturo abbastanza per far a meno della vita animica obiettiva, del pensare e del sentire obiettivi, possa cadere poi, evitando d'ingerire radici vegetali, in una condizione di sonnolenza, perch il suo animico-spirituale non  ancora abbastanza forte per sviluppare in s, partendo dallo Spirito, le energie che altrimenti vengono appunto sviluppate senza cooperazione dell'elemento animico-spirituale nell'uomo. Cos stanno le cose. Ogni dieta  affatto individuale e affatto dipendente dal modo come l'uomo  sviluppato a questo o a quel riguardo.
Ci ch' contenuto, ad esempio, nelle foglie della pianta, sta, in modo analogo, in connessione coi polmoni e con tutto ci che appartiene al sistema polmonare. Qui abbiamo gi qualcosa che ci indica come possa venir creato una specie di pareggio in un uomo del quale si pu dire che il suo sistema respiratorio, a cagione di disposizioni ereditate, o di altre circostanze,  mantenuto a esuberanza dall'interno. Sarebbe bene sconsigliare un uomo siffatto dal cibarsi prevalentemente di foglie della pianta. Invece a chi ha bisogno di un rinforzo, nei riguardi del sistema respiratorio e polmonare,  bene consigliare di cibarsi il pi possibile di foglie. Queste cose sono poi a loro volta connesse con le forze curative che si trovano fuori nei singoli regni naturali, perch le parti della singola pianta che hanno una determinata affinit con tali organi sono principalmente quelle che contengono le forze curative anche per quei dati organi ed arti dell'organismo umano. Di modo che le radici delle piante contengono molte forze curative rispetto al sistema nervoso e le foglie contengono molte forze curative rispetto al sistema polmonare.
I fiori delle piante contengono molte forze curative per ci che riguarda il sistema dei reni, e i semi delle piante per ci che riguarda il cuore; ma solo cos, che le forze dei semi sono curative per il cuore quando esso, per cos dire, oppone troppo forte resistenza alla circolazione del sangue; se cede, invece, troppo alla circolazione del sangue, allora sono pi consigliabili le forze contenute nei frutti, vale a dire nei semi maturati. Questi, vedete, sono singoli cenni, i quali risultano quando teniamo conto del fatto che nel momento in cui, partendo dall'uomo, penetriamo nella natura circostante, tutto ci che in questa natura circostante ci appare ai sensi e appartiene al mondo dei sensi, non  veramente che la superficie.
RADICI ? CERVELLO
FIORI ? POLMONI
FRUTTI ? RENI
SEMI ? CUORE
FOGLIE ? SISTEMA DEL SANGUE
Nelle piante dunque, ci che appartiene al mondo dei sensi  solo la parte superficiale; dietro a ci che della pianta appare all'occhio, al gusto, all'olfatto, stanno le forze animico-spirituali della pianta. Ma queste forze animico-spirituali non sono contenute nella pianta in modo da poter dire che ogni pianta sia animata, come ogni singolo uomo  animato. Non  cos. Chi credesse che ogni pianta sia animata, cadrebbe nello stesso errore di chi credesse che ogni singolo capello, o il lobo dell'orecchio, o il naso, o un dente dell'uomo siano animati. L'uomo intero  animato. E noi gettiamo lo sguardo nell'animico dell'uomo soltanto allorch, dalle sue parti, passiamo all'intero. Ma dobbiamo far cos per ogni essere. Spiritualmente, per ogni essere dobbiamo cercar di riconoscere se esso sia parte oppure, in certo modo, un tutto. Le piante della terra non sono affatto, di per s, un tutto, ma sono parti, organi. E propriamente noi parliamo di una realt soltanto se parliamo di quel quid al quale le piante appartengono come parti, come organi. Nell'uomo noi vediamo anche fisicamente a che cosa appartengano i suoi denti, i lobi dei suoi orecchi, le sue dita; lo vediamo fisicamente come organismo complessivo. Per le piante non vediamo con l'occhio fisico il quid a cui le singole piante appartengono, non lo percepiamo con un organo fisico, bens giungiamo dalla parte all'intero, penetrando nello spirituale. E, in sostanza, dobbiamo dire: "L'animico del mondo vegetale  tale che nelle piante ha solo i suoi singoli organi. E veramente son pochi gli esseri, su tutta la nostra Terra, i quali hanno come singole loro parti le piante, cos come l'uomo porta su di s i suoi capelli".
Volendo, possiamo dire che, se andiamo al di l della pianta, in quanto essa appare ai nostri sensi, arriviamo alle Anime di gruppo delle piante, le quali stanno alla pianta come l'intero sta alla parte. Nell'insieme vi sono sette Anime di Gruppo che appartengono alla Terra come anime vegetali, e che hanno tutte, in certo modo, il centro del loro proprio essere nel centro della Terra. Possiamo dunque rappresentarci la Terra non solamente come globo fisico, bens compenetrata di sette sfere, pi o meno grandi, che hanno tutte un proprio centro spirituale nel centro della Terra. E questi Esseri spirituali spingono le piante a germogliare dalla Terra. La radice cresce verso il centro della Terra, perch, in realt, vorrebbe raggiungerlo, ed  solo trattenuta dalla restante materia terrestre. Ogni radice vegetale ha la tendenza ad arrivare fino al centro della Terra, dov' il centro dell'Essere spirituale al quale la pianta appartiene.
Vediamo dunque che abbiamo qualcosa di straordinariamente importante nella sentenza fondamentale che sempre dobbiamo arrivare all'intero e che, per ogni essere, dobbiamo osservare se  parte o un tutto. Nei tempi pi recenti alcuni scienziati considerano bens le piante come animate, ma considerano come animate le singole piante. Ci non ha maggior senso di quanto ne avrebbe se si dicesse che un dente  l'uomo; le due cose stanno allo stesso livello spirituale. E parecchie opere di cui oggi molti pensano che abbiano carattere teosofico, perch considerano le piante come animate, per l'avvenire non saranno altro che "carta straccia" scientifica. Perch il cercare nelle piante anime individuali equivarrebbe a dire: "Io strappo un dente a un uomo, e vi cerco l'anima umana". Non dobbiamo cercare l'anima vegetale nella singola pianta, ma trovare il suo elemento pi importante nel centro della Terra, verso il quale si affonda la radice, come forza che tende verso la parte pi spirituale dell'esistenza vegetale.
Orbene, se fissate i vostri sguardi sopra un tale regno, allora, dal punto di vista della concezione odierna della natura, vi verr incontro qualcosa che, in certo modo, potr farvi accostare alla porta della verit quanto vi si accosta Mefistofele l dove conduce Faust verso il regno delle Madri, e cio fino alla porta pi esterna, non dentro al regno delle Madri. Come Mefistofele non pu discendere con Faust dentro al regno delle Madri, cos la scienza naturale odierna non pu penetrare nello spirituale. Ma come, in certo modo, Mefistofele ne d la chiave, cos la scienza naturale ne d pure la chiave; ma non vuol entrare da s, come nemmeno Mefistofele vuol entrare lui stesso nel regno delle Madri. Cos, in certo modo, la scienza naturale ci d oggi dei punti d'appoggio, i quali poi, per chi riconosce le cose come le abbiamo caratterizzate in queste conferenze, possono portare la conoscenza fino alle porte della verit.
L'odierna scienza naturale, essendosi lasciata stimolare da Darwin a derivare un importante principio scientifico semplicemente dal mondo dei sensi, parla della cos detta "lotta per l'esistenza". Chi, volgendo lo sguardo soltanto a ci che a tutta prima il mondo esteriore dei sensi ci mostra, non scorgerebbe ovunque la lotta per l'esistenza? Oh, in verit, essa ci viene incontro da ogni parte! Innumerevoli germi di animali marini vengono deposti nel mare o sulla riva del mare, e moltissimi di essi vengono distrutti, cos che solo una minima parte riesce ad evolversi ad animale perfetto; come sono pochi i germi che diventano veramente animali, di fronte al gran numero di quelli che vengono distrutti. Gi qui comincia, per cos dire, un'apparente terribile lotta per l'esistenza. E se si guardasse puramente al mondo dei sensi, si potrebbe lamentare che, nella lotta per l'esistenza, milioni e milioni di germi vadano distrutti, e cos pochi ne sopravvivano! Ma questo  solo un lato della cosa. Si pu considerarla anche da un altro lato. Potreste lamentarvi della lotta per l'esistenza anche nel modo seguente: volgete il vostro sguardo a un campo di grano dove crescono tante e tante spighe, con tanti e tanti chicchi, e chiedetevi quanti di questi chicchi contenuti nelle spighe vadano in qualche modo perduti, per la loro vera e propria mta, e come pochi ne vengano a loro volta piantati nella terra, per diventare di nuovo ci ch'erano stati prima. Noi dunque spaziamo con lo sguardo sopra un campo di spighe che germoglia e cresce in rigogliosa fecondit, e diciamo: "Quanto di ci che qui germoglia e cresce, perir senz'aver raggiunto il suo scopo! E come poco ne verr immerso nella terra in modo che ne sorgano nuove piante della stessa specie!". Avviene qui, sebbene per vie alquanto diverse, lo stesso che per gli animali marini, dei quali pure solo pochi germi giungono a svilupparsi.
Ma ora vorrei chiedervi: "Che cosa accadrebbe degli uomini, i quali devono pur mangiare qualche cosa, se tutti i chicchi di grano dovessero di nuovo essere immersi nella terra?". Supponiamo (teoricamente si pu supporre tutto quel che si vuole) che tutti i chicchi potessero di nuovo esser portati a germogliare: che cosa diverrebbero allora tutti gli esseri che devono alimentarsi di grano? Qui arriviamo a qualcosa di molto singolare; giungiamo a sentirci scossi in una fede che potrebbe sembrar giustificata quando contempliamo, ad esempio, un campo di grano dal punto di vista dell'esistenza puramente sensibile, che ogni chicco dovesse divenire, a sua volta, una pianta intera. Ma il punto di vista  forse falso. Forse, nell'insieme dei rapporti delle cose del mondo, non  detto che si pensi giusto con l'attribuire ad ogni granello o seme lo scopo di diventare a sua volta una pianta intera; forse, le cose stanno altrimenti, e nulla giustifica l'affermazione che abbiano mancato al loro scopo universale quei grani che servono di nutrimento ad altri esseri, precisamente come nulla ci costringe a dire che hanno mancato al loro scopo quei germi dei pesci di mare che non diventano, a loro volta, pesci.  veramente soltanto un pregiudizio umano che ogni seme debba a sua volta diventare un essere uguale all'essere generatore; possiamo infatti commisurare il cmpito dei singoli esseri soltanto se indirizziamo il nostro sguardo al tutto. E sebbene i milioni e milioni di germi che ogni anno vengono distrutti nel mare non diventino pesci, servono, per, ad alimentare altri esseri che, per il momento, sfuggono allo sguardo dell'uomo; si sacrificano per altre entit. E, in realt, quelle sostanze spirituali che, nei germi marini, lottano per l'esistenza, e che apparentemente soggiacciono alla distruzione, non si lamentano di non raggiungere la loro mta, per servire di nutrimento ad altri esseri, e per venire accolti dall'essenza di quegli altri esseri. L'uomo, che col suo intelletto sta al di fuori, crede che abbia significato soltanto ci che, per cos dire, tende alla mta ch'egli, coi propri sensi, considera come la mta definitiva. Ma uno sguardo spassionato, rivolto alla natura, vede in ogni stadio di ogni essere qualcosa di perfetto; di una perfezione che non risiede soltanto in ci che un essere diviene, bens in ci che .
Questi sono pensieri ricavati dall'occultismo, e che devono venir suscitati in voi. Se, ora, distogliete lo sguardo dal mondo esterno, per rivolgerlo all'anima vostra, percepirete che in questa vostra anima c' gran copia di pensieri che continuamente vi affluiscono, che continuamente vi si accendono, e solo pochi di questi pensieri vengono afferrati chiaramente, solo pochi diventano una parte cosciente dell'anima umana. Provate a percorrere la strada d'una citt e pensate quante impressioni giungono attraverso ai sensi nella vostra anima, e quanto poco voi le osservate cos ch'esse diventino una parte costitutiva durevole della vostra vita animica. Voi accogliete continuamente delle impressioni, e la massa di queste impressioni sta a ci che rimane poi un possesso durevole, cosciente, della vostra anima, precisamente come la grande massa dei germi dei pesci che nascono annualmente nel mare sta al numero di quelli che diventano veramente pesci perfetti. Anche nella vostra vita animica interiore dovete continuamente compiere questo processo, per cui, sul terreno di un campo molto vasto, assai poco giunge a pieno sviluppo. E se l'uomo arriva a scoprire anche un poco da quale fluttuante oceano di immagini della fantasia e di rappresentazioni egli emerga quando si sveglia dal sonno, quando il sogno mostra ancora un'ultima traccia della vita infinitamente ricca che l'uomo conduce durante il sonno, egli si accorger pure che c' un significato nel fatto ch'egli accolga in s tante impressioni che non giungono a chiara coscienza; poich ci che giunge a chiara coscienza  perduto per il lavoro interiore dell'uomo, non lavora pi intorno al sistema degli organi dei sensi, al sistema glandolare, al sistema digestivo, al sistema dei nervi, dei muscoli, delle ossa, ecc. Ci che diviene cosciente nell'anima, ci che l'uomo odierno porta in s come cosciente interiore contenuto dell'anima, non opera pi, si distingue appunto pel fatto d'essere strappato dal terreno materno dell'uomo complessivo, e, appunto perci, giunge alla coscienza dell'uomo. Opera invece sul complesso dell'uomo ci che sta a queste rappresentazioni coscienti come i molti germi stanno ai pochi che diventano pesci; vale a dire, il numero immenso delle impressioni esteriori ch'entrano in noi senza giungere alla coscienza.
Sull'uomo complessivo opera, dunque, continuamente ci che vive nel suo ambiente. Anche il sogno pu istruirvi sul fatto che, effettivamente, non penetra nell'anima soltanto ci che continua a vivere come rappresentazione cosciente, ma che vi penetrano anche altre impressioni. Basta che poniate attenzione ai mille fatti che s'incontrano nella vita. In sogno, vi trovate in una qualsiasi situazione: ad esempio, di fronte a un uomo che parla con un altro; voi siete presente come terzo; sognate in modo preciso il viso dell'uomo in questione, ecc. Vi chiedete: "Donde viene questo sogno? Io non ho visto n sentito tutto ci". Ed ora cercate... e, se cercate a fondo, scoprite che un paio di giorni fa siete stati davvero di fronte a quell'uomo in uno scompartimento ferroviario, solo che, in quel momento, il fatto vi  passato inosservato; esso per, non di meno,  penetrato e vive in voi. Se gli uomini non sanno queste cose, ci dipende unicamente da imprecisione dell'osservazione.
Naturalmente, le impressioni pi importanti che operano sull'anima non sono le rappresentazioni che cos ci pone dinanzi il sogno, ma tutt'altre. Pensate un po', miei cari amici; ci che ieri vi ho esposto  veramente avvenuto sempre nell'evoluzione umana. L'uomo ha continuamente prodotto Immaginazioni, per mezzo del suo sistema osseo; ha continuamente mandato nel mondo Ispirazioni, per mezzo del suo sistema muscolare, e continuamente Intuizioni, per mezzo del suo sistema nervoso. Tutto ci  nel mondo. In seguito, l'uomo deve ritirare quel ch' cattivo e compensarlo attraverso al suo destino. Ma tutta la parte buona costruisce fuori di lui, conforma le cose, e continuamente circonda l'uomo. Effettivamente, tutto ci che l'uomo ha estrinsecato, dalla catastrofe atlantica(6) in poi, tutte le Immaginazioni, Ispirazioni, Intuizioni che ha date al mondo terreno, esiste e fa parte del nostro ambiente. Tutto ci che per tal modo  stato prodotto, in quanto  stato buono, non occorre venga ritirato dai singoli uomini nel corso del loro Karma; ma ci che, attraverso secoli e millenni, nelle epoche successive, essi hanno estrinsecato cos, e mandato fuori nell'atmosfera spirituale terrena, esiste veramente, per gli uomini che vivono ora, come esiste l'aria per l'uomo fisico. Come l'uomo respira l'aria fisica, dunque come l'aria del suo ambiente penetra nel suo interno fisico, cos penetrano nell'uomo le cose che si sono venute sviluppando, come Immaginazioni, Ispirazioni, Intuizioni, e l'uomo, col suo animico-spirituale, prende parte a tutto ci. Ora,  importante che l'uomo si ponga di fronte a tutto ci ch'egli stesso ha comunicato cos alla Terra nelle epoche precedenti della sua esistenza terrena, con un senso di profonda realt, non senza sentire l'affinit che ha con queste cose. Ma l'affinit con ci che ha incorporato nella Terra come contenuto spirituale egli pu solo acquistarla se a poco a poco acquista la facolt di accogliere queste cose nella sua anima.
Ma come avviene ci? Vedete, se si penetra nel senso spirituale dell'evoluzione della Terra, ci si mostra che nei tempi in cui gli uomini dell'epoca postatlantica possedevano ancora qualcosa dell'antica chiaroveggenza, furono comunicate all'atmosfera spirituale della Terra, in un senso molto vasto e universale, Immaginazioni, Ispirazioni e Intuizioni. Quella fu, per eccellenza, l'epoca dell'emanazione di siffatte sostanze spirituali. Dal quarto periodo postatlantico in poi, ma specialmente dall'epoca nostra in avanti, si va emanando sempre e sempre meno, mentre sempre pi siamo tenuti ad accogliere in noi l'antico come qualcosa di affine a noi, e a riassorbire in noi ci che prima era stato emanato. In altre parole: tocca all'uomo, per cos dire, di contrapporre a un precedente processo di espirazione spirituale, un processo spirituale di inspirazione. L'uomo deve diventare sempre pi sensibile e ricettivo per la spiritualit ch'esiste nel mondo. Ci non era ancora tanto necessario nei tempi antichi, perch allora si era in grado di emanare la spiritualit dal proprio interno, si aveva un fondo di riserva. Ma, a partire dall'epoca postatlantica in poi, questo fondo di riserva si  esaurito al punto che, in avvenire, non potr pi, in certo modo, venir estrinsecato se non ci che prima era stato aspirato, assorbito. E perch l'uomo possa orientarsi con comprensione in questa nuova missione della sua vita terrena, sorge appunto la Scienza dello Spirito, la quale, agli uomini che gi oggi si sentono orientati verso di essa, piace non gi perch, in mezzo a tante altre ubbie, dovesse una volta coltivarsi nel mondo anche l'ubbia della Scienza dello Spirito, ma perch essa  nel modo pi intimo connessa con tutta l'evoluzione terrestre,  connessa col fatto che tocca veramente all'uomo di sviluppare, a poco a poco, una comprensione per l'elemento spirituale che vive intorno a lui. Gli uomini che, dall'epoca nostra in poi, non svilupperanno una comprensione per lo Spirito che sta dietro al sensibile, per il mondo dello Spirito che sta dietro al mondo dei sensi, somiglieranno a coloro che nel corpo fisico hanno talmente guastato il loro sistema respiratorio che non possono trovar aria per respirare e soffrono di asma. Oggi ancora gli uomini possono alimentarsi di concetti antichi, perch sussiste ancora, in concetti, un certo patrimonio ereditario di antichissima sapienza umana. Ma chi osserva con occhi spirituali l'evoluzione dell'umanit negli ultimi tempi, scorger che, sebbene nel mondo materiale esteriore si accumulino le scoperte e le invenzioni, il contenuto spirituale  notevolmente andato incontro al suo esaurimento. Sempre meno germogliano per l'umanit nuovi concetti, nuove idee. Soltanto a coloro che ignorano le idee antiche, e che riscoprono sempre per s l'antico e, dunque, in certo modo, restano per tutta la vita alquanto immaturi, soltanto a costoro accade di credere che oggi possano maturare idee come tali. No, il mondo delle idee intellettuali astratte si  esaurito. Non germogliano pi nuove idee. Con Talete  cominciato, per il pensiero occidentale, il sorgere di idee intellettuali. Oggi, siamo alla fine, e la filosofia come tale, come scienza d'idee,  giunta al suo termine. L'uomo deve imparare ad elevarsi a ci che sta al di l delle idee e dei pensieri, i quali pure appartengono soltanto al piano fisico, a ci che sta al di l di questo mondo. Anzi tutto egli si elever alle Immaginazioni che diverranno di nuovo qualcosa di reale per lui. Allora avverr una nuova fecondazione per lo spirituale dell'umanit. Perci nella Scienza dello Spirito ci fluiscono Immaginazioni per importanti processi cosmici. Osservate un po' come la descrizione di Saturno, del Sole, della Luna si distingua da altre cose, come sia diversa dai concetti dell'altra scienza! Tutto ci dev'esser dato immaginativamente, perch non  immediatamente realizzabile nel mondo sensibile esteriore. Dell'antico Saturno diciamo ch'esso ha uno stato di solo calore. Questo  un assurdo per il mondo odierno dei sensi, perch una sostanza di mero calore non si trova in nessun luogo, per il mondo dei sensi. Ma ci ch' assurdo per il mondo dei sensi  verit per il mondo dello Spirito, e penetrare con la propria esperienza nel mondo dello Spirito  ci che direttamente toccher all'uomo nel prossimo avvenire. Poich, coloro che non sapranno risolversi a respirare l'aria dello Spirito, alla quale l'anima umana dev'esser resa ricettiva per mezzo della Scienza dello Spirito, di una scienza cio che va al di l dei soli sensi; coloro che non vorranno aprirsi alla Scienza dello Spirito andranno veramente incontro ad una condizione che pu essere chiamata un'asma spirituale e che, in certo modo, per molti si vede gi avvicinarsi, insieme a un esaurimento spirituale che conduce poi ad una consunzione, ad una tisi spirituale.
Tale sarebbe sulla Terra la sorte degli uomini che volessero arrestarsi soltanto al mondo dei sensi: morrebbero di tisi spirituale. In avvenire la civilt si svilupper cos: vi saranno uomini pieni di sensibilit e d'interesse d'anima e di cuore per ci che viene dato anzi tutto come Scienza dello Spirito, ma che allora sorger spontaneamente nelle anime umane come il mondo dell'Immaginazione, dell'Ispirazione e dell'Intuizione. Una parte dell'umanit sar tale da aver comprensione e devozione per questo mondo dello Spirito; saranno questi gli uomini che adempiranno il cmpito assegnato per ora alla Terra. Altri uomini si fermeranno forse al mondo dei sensi, non vorranno avanzare al di l del mondo dei sensi e delle mere ombre di esso che posson venir date nei concetti filosofici della scienza esteriore. Questi ultimi andranno incontro all'asma spirituale e alla consunzione, a una malattia spirituale, si inaridiranno nell'mbito dell'esistenza terrena e non raggiungeranno ci ch' posto come mta all'evoluzione terrena. Ma l'evoluzione ha da svolgersi in modo che ciascuno interroghi la propria anima: "Quale via scegli?". In avvenire gli uomini andranno, per cos dire, o a destra o a sinistra: da una parte coloro per i quali sar verit il solo mondo dei sensi, dall'altra coloro per i quali sar verit il mondo dello Spirito.
E poich i sensi, come l'orecchio dell'uomo, vanno scomparendo, e poich l'uomo, alla fine della Terra, avr perduto tutti i sensi terreni, potete farvi una rappresentazione di come realisticamente sia da comprendersi la consunzione, la tisi di cui abbiamo parlato. Se ci fondiamo sopra il mondo dei sensi, ci fondiamo su qualcosa che abbandoner l'uomo nel futuro dell'evoluzione terrestre. Se penetriamo fino al mondo dello Spirito, ci evolviamo verso ci che sempre pi si accoster all'uomo nel futuro dell'evoluzione terrestre. Volendo servirci di un simbolo, diciamo che verr un giorno in cui l'uomo potr trovarsi alla fine dell'evoluzione terrestre e dire come Faust, dopo ch'egli ha perduto esteriormente la vista, (e l'uomo non solo sar esteriormente cieco, ma esteriormente sordo, esteriormente privo d'olfatto, esteriormente privo di gusto): "Eppure nell'interno risplende chiara luce, eppure nell'interno risuonano stupende note umane e una stupenda parola umana!". Cos potr dire l'uomo che si sar rivolto al mondo dello Spirito. Invece, colui che volesse fermarsi al mondo dei sensi, sarebbe un Faust che, dopo essere esteriormente divenuto cieco, si dicesse: "All'esterno sei divenuto cieco, e nell'interno nessuna luce spirituale ti illumina; solo la tenebra ti accoglie". L'umanit avr da scegliere tra queste due nature faustiane, riguardo all'avvenire terrestre. Nel primo caso, Faust si sarebbe rivolto al mondo dello Spirito, nell'altro, invece, si sarebbe rivolto al mondo dei sensi, e cos facendo sarebbe diventato affine a ci che l'uomo deve sentire come il nulla, a ci che lo deruba di tutto il suo essere. Cos appare, per la vita immediata dell'uomo, ci che noi, miei cari amici, vogliamo portar gi da altezze occulte. Ed io credo che possiamo risparmiarci di riassumere in parole le massime morali e gli impulsi volitivi che possono sorgere, per gli uomini del presente, da una reale comprensione della Scienza Occulta. Perch dalla Sapienza giustamente compresa nascer nei cuori umani la Virt giustamente compresa. Lavoriamo, dunque, per conquistare una reale comprensione del mondo, cerchiamo la Saggezza, e non potr mancare che, come figlio della Saggezza, nasca l'Amore.
...
.
...
FINE.
...
.
...
NOTE AL TESTO.
...
.
...
(1)	Cfr. R. Steiner: Teosofia. "Karma"  parola sanscrita che significa la legge per la quale lo Spirito umano, rincarnandosi, porta con s nelle nuove vite i frutti delle vite precedenti e ne subisce le conseguenze. (N. d. T.).
(2)	Dal sanscrito;  l'illusione per la quale il mondo ci appare visibilmente solo ai sensi fisici, incapaci di penetrarne la realt integrale. (N. d. T.).
(3)	In altre sue opere (cfr. Teosofia e Scienza Occulta) il Dr. Steiner si occupa diffusamente delle varie sfere del mondo soprasensibile: quello che qui, dal sanscrito,  chiamato Kamaloka equivale al nostro Purgatorio, e il Devachan al mondo spirituale propriamente detto. (N. d. T.).
(4)	Cfr. R. Steiner: La Genesi. Trad. di E. De Renzis.
(5)	I fatti del passato non vanno perduti per l'indagine spirituale. Quando l'uomo muore, la sua parte corporea perisce. Non spariscono per le forze spirituali dalle quali il corpo trae la sua origine; esse lasciano una traccia nelle fondamenta spirituali del mondo. E chi si rende capace di vedere chiaroveggentemente nei mondi superiori, giunge alla fine ad avere dinanzi a s come un vastissimo panorama spirituale nel quale sono impressi tutti i passati eventi del mondo. Impara cos a leggere quella storia imperitura che l'occultismo chiama la Cronaca dell'Akasha. (N. d. T.).
(6)	Cio da quello che si conosce come Diluvio universale. (N. d. T.).
...
.
...
FINE.